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Le Poesie di Schiava D'Amore

VOLA FARFALLA VOLA

(A Silvia)

L'inverno non sarà rigido ancora
vola farfalla vola
il ghiaccio cieco della paura cuoce
di tiepida rugiada cede ogni ora
si scioglie in goccia e cola
tra i giorni inginocchiati alla tua croce
mia Silvia senza voce
a te alzo amica un canto
la vita ti ha incendiato le parole
il tempo delle aiuole
e pure sarà la neve dolce un pianto
nel sole a primavera
sarai fuori la grandine severa.

Domani sarà il giorno un bel giardino
vola farfalla vola
dal mare il cielo prenderà colore
d'un fiore avrai il risveglio più vicino
lo sgelo della gola
con le ali forti scrollerai il dolore
mia Silvia con amore
a te apro la mia mano
sarò il vento di sostegno in volo
il tuo respiro solo
o pure sarà di brace il mio vulcano
nel buio una luce viva
d'energia sarò un faro per la riva.

Ed ora prova unita a me nel canto
vola farfalla vola
prendi lo slancio da ogni mia parola.

FUOCO DI PAGLIA

Incenerisce il cuore,
incendiato d'un fuoco di paglia
dentro il fumo dei giorni
in cui svanito si svapora in voglia,
come fragile fusto d'un fiore,
la risoluta speranza dei sogni,
s'avvizzisce nell'ombra,
senza frescura né sole d'amore,
nelle radici d'un dubbio che ingombra.
Come cambia arida l'aria?
Come il tempo già brucia,
tra brame, tra diramate illusioni?
Già certi pensieri a tentoni
s'inerpicano in domande complesse
come fronde nodose che scuotono 
le foglie in risposte sconnesse,
che afone cadono al suolo, 
come belle farfalle, domani,
nel vento avvinghiate, le mani,
trecce che legano pelle e promesse, 
fiacche fibre alla fine d'un ruolo.

Appassirà in un tramonto sepolto,
la fame d'ardore in ritrovo
con la sete infame del nuovo,
avvamperà come un pianto sul volto.

DANZA DI PIOGGIA

Lungo gli avidi lidi alle labbra,
chiara fila la luna un latte e tela 
la luce cèrea d'un sorriso inviso
l'aurea di un'ultima lacrima pianta

e dondola sul bordo il dito, l'indice,
sente i sospiri fremènti, i sollievi,
la culla d'onde compagne del cuore

lungo gli angoli angusti alle ciglia
nere le linee rilucono all'ombra
gli schiocchi, i sibili, i figli di frusta
le strade terse di terra ormai rossa

e rantola col cuoio aria di nenia
tende le note, una danza di pioggia,
una doccia d'elettrica schicchera 

lungo gli argini aperti alla voglia
viòla chiama la via lavica e cola 
la vita avvinta alle pieghe di grida
come fenice tra cenere salva 

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