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Dolce Risveglio

autore: Antonio Caterina

Prefazione

Estate dell’anno 2000. In una campagna del Piemonte si alternano lavori di vita agreste a storie di vita quotidiana. Don Geronimo è un benestante proprietario terriero; Giorno dopo giorno, i suoi sudori donano fecondità alla terra da lui ereditata grazie al nonno Matteo. La sua abnegazione al duro lavoro dei campi lo mette in cattiva luce agli occhi dei ricchi imprenditori vicini. Questi ultimi, vedono Don Geronimo quasi un somaro da lavoro, instancabile ma improduttivo poiché non si giova delle innovative macchine rese disponibili dall’industria moderna. Ironia della sorte, per i facoltosi imprenditori della zona, il mercato preferisce i prodotti nati dalla terra della famiglia Grocchio poiché riscontra nei prodotti stessi una genuinità nata dall’amore per la sana vita campestre. Intorno alla figura di Don Geronimo ruotano le vite dei suoi familiari e collaboratori. Tra cui: donna Nunziata, moglie di Don Geronimo. Donna, 50enne, è ancora attraente quasi fosse una fanciulla nel fiore della giovinezza: i suoi capelli ramati e leggermente mossi, i suoi occhi verde smeraldo e le sue forme sinuose fanno l’invidia di sua figlia Dorotea. Le faccende domestiche e sentimentali sono nelle mani di quest'energica donna la quale grazie al suo carattere mite ma nel contempo combattivo pone un giusto equilibrio di dialogo tra tutti i componenti familiari. Don Geronimo e donna Nunziata hanno due figli, un maschio ed una femmina. Il maschio Nettilio ha 18 anni. Di aspetto fisico longilineo come la madre e caratterialmente bonaccione ma proprio per questo mal visto dai suoi coetanei “cittadini”. Sotto il suo aspetto trasandato celava un livello culturale notevole, derivatogli dagli studi ginnasiali. Amava molto la sua famiglia a tal punto che spesso si prestava a svolgere mansioni tra campi ed animali dure e tediose tanto da spossarlo e costringerlo al tramonto, dopo una lauta cena, ad un profondo sonno. Tutt’altro carattere ha Dorotea, giovane di 25 anni, indirizzata dal volere del padre Geronimo verso una agevole vita fatta di studio e divertimento con la speranza di una rosea carriera da avvocato. A differenza di Nettilio sempre chino sui campi, Dorotea versava i suoi sforzi su voluminosi testi di diritto che le lambiccavano il cervello nella spasmodica ricerca di analogie sui trattati di giurisprudenza. Per Dorotea la vita si svolgeva molto lontano dalla sua terra natìa. Il 12 settembre 2002, papà Geronimo l’aveva imbarcata alla volta di New York lasciandole in tasca il denaro provenuto da sudati lavori nei campi da circa 5 anni. Le ultime parole di Dorotea verso il padre furono “Anche da molto lontano, il mio cuore sarà sempre con voi ed un giorno tornerò per regalarvi soddisfazione e stima”…

Inizia il giorno

E’ l’estate dell’anno 2000 e Nettilio si alza di buon mattino, spalanca le imposte ed i raggi del sole irraggiano il suo volto. Il garrito del gallo ed il cinguettio degli uccelli preannunciano una ridente giornata. I dolci profumi dei fiori si spandono nell’aria. I lavori nei campi iniziano a organizzarsi. Don Geronimo impartisce ordini agli operai, le donne puliscono le stalle e mungono le vacche e intonano un canto locale di facile brio ed esultanza. Il latte, cadendo, riempie tutti i secchi, Nettilio avrebbe voluto assaggiare tanto di quel latte così profumato e apprezzarne il sapore. Intanto Nettilio si era lavato, vestito, rifatto il letto e si stava dirigendo in cucina per fare un’abbondante colazione. Dopo di che si sarebbe diretto a dare man forte a suo padre Don Geronimo. Donna Nunziata, sempre attenta nelle faccende domestiche, si prodiga nello sciorinare i panni, ammassare il pane, mantenere ben caldo il forno e, appena può, da un aiuto nella pulizia delle stalle. Spesso donna Nunziata ride di se stessa nel chiamare per nome tutti gli animali presenti dell’agro Grocchio. Entrando nella stalla appella le vacche, i vitelli, i maiali, i conigli…”Carolina…
Gelsomina…Bianchina…Musone…Ricciolina…Zompettino… Come una maestra verso la scolaresca Nunziata chiama a raduno le bestie presenti nella stalla e, ponendo attenzione alle varie specie, posa in aree differenti foraggio, ghiande e pastone. Fuori dalla stalla Don Geronimo, con puntiglio detta regole ai suoi collaboratori affinché il lavoro proceda nel migliore dei modi e senza intoppo. Sembra quasi un dittatore con i suoi occhi spiritati, i suoi baffi ben curati e la coppola ben calzata sul capo. La sua voce roca e profonda da sola basta a sferzare le schiene di coloro che, con ritmo frenetico, lavorano i campi. Una presenza minuta ma altrettanto rilevante osserva con severa autorità il procedere degli avvenimenti. E’ nonno Matteo, padre di Don Geronimo e proprietario da ben 50 anni dell’agro Grocchio. Conosce talmente bene ogni centimetro della sua proprietà che, seppur claudicante su di un vecchio bastone di ciliegio, evita asperità che lo potrebbero far cascare rovinosamente procurandogli seri infortuni. Nonno Matteo Grocchio proviene da una casata contadina di antiche origini. Il vasto appezzamento agricolo stimato in ben 4 mila metri quadrati fu donato in consegna da padre a figlio sin dall’anno 1860. Nel succedersi degli anni lo stesso terreno aveva subito coltivazioni più disparate scaturite dai bisogni della popolazione locale. Con il passaggio di proprietà a Matteo Grocchio, ebbe inizio una radicale bonificazione atta alla piantagione di svariate specie di alberi da frutto e vite. Le tragiche vicende belliche nel primo e secondo conflitto mondiale portarono la famiglia Grocchio ad uno stato di precarietà economica poiché le forze di occupazione avevano preso possesso del vasto terreno adibendolo a rimessa per i mezzi bellici. Matteo Grocchio nel fiore dei suoi 30 anni si trovò a servire la Patria tra stenti e privazioni. In un’azione di guerra fu colpito da un proiettile nemico al ginocchio destro e vani furono i tentativi della Croce Rossa Italiana di risanargli l’arto offeso tant’è che perse la mobilità dell’arto non riacquistandola più. Questa invalidità negli anni non ha mutò il suo spirito vitale a tal punto che, nonostante fosse additato come “zoppo”, trovò la forza di continuare una vita normale. Si fece una famiglia e con amore e dedizione continuò a lavorare la terra fin quando le forze lo ressero bene. Educò si da piccolo suo figlio Geronimo alla vita di campagna insegnandogli minuziosamente l’arte del contadino. Gli anni passavano e il suo primogenito acquisiva sempre più esperienza a tal punto da poter, sui 20 anni, sostituire in tutto il padre Matteo…

Nuova Vita

Mese di Aprile…lieto evento nella fattoria Grocchio. Come tutte le mattine di buona lena donna Nunziata inizia le faccende domestiche: mette legna da ardere nel camino, prepara l’impasto per fare il pane, imbandisce la tavola con ogni ben di Dio affinché i familiari possano giovarsi di una lauta colazione e si avvia verso la stalla. Fuori dalla casa il vento flebilmente soffiava tra i capelli di Nunziata emettendo sibili. Tra fruscio di foglie e rumori del vento donna Nunziata lievemente percepì dei muggiti sommessi. Affrettò il passo nel timore che la vacca in procinto di partorire potesse versare in condizioni critiche. Appena entrata sull’atrio della stalla una dolce visione le intenerì l’animo: Carolina, la vacca più giovane, riversa su di un fianco, proteggeva tra le sue zampe il suo neonato, uno splendido cucciolo di vitello. Nunziata sapeva bene i pericoli incontro ai quali andavano le giovani vacche subito dopo il parto e si apprestò quindi a recarsi in tutta fretta dal veterinario per ricevere i dovuti soccorsi. Geronimo si era appena destato da un sonno tranquillo che udì una voce allarmata proveniente dall’atrio della casa. Era Nunziata che, tutta felice, gli annunciava il lieto evento. Non ebbe il tempo di recarsi in bagno che la moglie lo prese per un braccio gridandogli di vestirsi in tutta fretta per accompagnarla dal veterinario. Così Geronimo, ancora stordito dal risveglio, infilò pantaloni, camicia e scarponi e si diresse verso la FIAT Campagnola mettendo in moto. Nunziata salì di gran fretta con lui e si diressero verso l’ambulatorio del veterinario. Nettilio si trovava in tavola intento a sbocconcellare la torta di mele e sorseggiare la zuppa di latte. Alla vista della bagarra familiare si era chiesto cosa mai fosse successo in quel mattino primaverile. Non ebbe il tempo di realizzare che si ritrovò solo in cucina. Sentì rumore di passi lenti venire verso la cucina e intuì che potesse essere nonno Matteo. Infatti era proprio l’anziano nonno che, pur con passo malfermo, a suo modo in tutta rapidità si fiondava in cucina convinto di trovarvici suo figlio Geronimo e consorte presi in un acceso litigio. Con sua sorpresa vide il giovane nipote chino sul tavolo che, senza degnarlo di un minimo ammicco, fagocitava torta e latte quasi non mangiasse da mesi! Il suo vecchio istinto lo portò ad intuire un’atmosfera gaia a tal punto da suggerirgli di non chiedere nulla al nipote Nettilio per non rompere l’atmosfera stessa. Girò le spalle al nipote, estrasse dal taschino la sua fida pipa di ebano e con meticolosi gesti sbriciolò il tabacco d’anfora, tirò fuori quindi il pacchetto di cerini e tirò qualche boccata. L’intenso aroma del tabacco che bruciava si spanse per tutta la cucina come un fumo propiziatorio… 

Duro Lavoro

In assenza di Don Geronimo e donna Nunziata le consegne nella direzione dei lavori agresti passavano a nonno Matteo e suo nipote Nettilio. L’uno con la saggezza e l’altro con il vigore della gioventù infondevano lena nei 10 collaboratori. Sembrava quasi di tornare indietro di 40 anni nel vedere uomini ed animali interagire sul campo. L’unico mezzo agricolo motorizzato era un vetusto Remington 30 cavalli degli anni 50 acquistato da nonno Matteo in Germania. Il lavoro era duro per tutti nonostante l’industria agricola potesse fornire alla famiglia Grocchio mezzi atti a bonificare, zollare e rassodare la terra. Ma come il vecchio Matteo imponeva, nessun uomo o donna presente nei suoi campi doveva avvantaggiarsi di simili diavolerie perché secondo il suo giudizio il lavoro manuale donava al terreno più rigogliosità di quanto potessero fare fredde macchine di metallo e cingoli. Dall’alba a mezzodì il sole batteva inesorabile sui volti degli operai facendoli grondare di sudore e boccheggiare: vano sollievo donava agli operai una paglietta sul capo. Il saggio Matteo si crogiolava all’ombra del grande noce bicentenario. Di tanto in tanto una donna facente parte dei collaboratori girava tra le file con una brocca colma di acqua fresca presa dal vecchio pozzo adiacente alla masseria. I bovini pascolavano dell’aria non ancora bonificata e rigogliosa di erba ed arbusti. Eolo, un grosso cane pastore dal manto bianco e folto, teneva unita la mandria affinché nessun bovino si avvicinasse agli operai intenti nel lavoro di bonifica. Il forte Eolo da circa 7 anni fedelmente seguiva gli ordini impartiti dai suoi padroni a tal punto che oramai certe mansioni venivano da esso svolte in tutta autonomia… 

Famiglia Riunita

Come la sana tradizione rustica dettava, anche in casa Grocchio lo scoccare di mezzogiorno dava una tregua agli spossati lavoratori. Nonno Matteo, don Geronimo, donna Nunziata ed il giovane Nettilio si apprestavano alla tavola affamati come lupi mentre la servitù, adagiata sotto qualche albero nel campo, si rifocillava snodando grandi fagotti al cui interno vi erano caciotte, pane, frutta e fiaschi di vino rosso. Nonno Matteo in qualità di patriarca sedeva a capo tavola e per primo stappava la bottiglia di pregiato vino proveniente dalla cantina di famiglia. Donna Nunziata girava tra i commensali versando nei piatti polenta di castagne. Don Geronimo versava vino nei bicchieri e Nettilio tagliava il pane. Tutto era scandito dal ticchettio di un antichissimo orologio a pendolo donato a nonno Matteo da suo padre il giorno del suo matrimonio. Nella cucina intrisa di odori oltre al ticchettio del vecchio pendolo l’unico rumore “molesto” era il ronzio di qualche mosca che, come impazzita, si posava sulle pietanze. Nonno Matteo sovente, prima di iniziare il pranzo, esclamava “Massimo silenzio a questa tavola…Quando si mangia si combatte con la morte!”. Masticare adagio era un lusso che soltanto nonno Matteo poteva permettersi in quanto nessuno osava imporgli di alzarsi alla fine del pranzo. Gli altri componenti della famiglia Grocchio avevano la prescia di tornare sul lavoro e quindi anche l’obbligo di sparecchiare la tavola non invadendo lo spazio dovuto all’anziano Matteo…

Notizia inaspettata

Il monotono trascorrere delle ore nei campi quasi mai era spezzato da distrazioni futili. Una mattina di maggio però don Geronimo, intento a zollare una piccola area di terra nei pressi del grande ciliegio, si vide raggiunto da un collaboratore il quale, con un fiatone accentuato, gli annunciava una telefonata di sua figlia Dorotea dagli Stati Uniti. Don Geronimo in tutta fretta abbandona in terra il bidente e il rastrello e si precipita in casa inciampando tra le scartoffie che donna Nunziata riponeva sull’uscio. Afferrata la cornetta udì una gioviale voce squillante che lasciava trapelare buone notizie. Dorotea aveva superato con successo l’esame di Laurea in Giurisprudenza e tra pochi giorni sarebbe tornata con una felice sorpresa, almeno per lei. Don Geronimo quasi fosse un chiaroveggente le rispose che avrebbe accolto con gioia un uomo in casa sua purché fosse divenuto suo prossimo sposo. In balia di una gioia smisurata Dorotea scoppiò in un pianto liberatorio e dettò al padre modi e orari di ritorno dall’America. La trepidazione di don Geronimo fu placata da questa notizia ed una sferzata di energia lo fece sussultare a tal punto che si sentì talmente energico da poter affrontare senza sosta il duro lavoro fino al tramonto…

L’incursione

Il sole faceva capolino all’orizzonte e nonno Matteo si era appena alzato dal ceppo ove fino ad allora si era parato dal rovente caldo e chiamava a raccolta tutto il nucleo familiare. Il roseo colore del cielo dava al paesaggio circostante un aspetto fiabesco tanto da poter essere immortalato su di una tela ad olio; Ma oramai era giunta l’ora di riposare le stanche membra dal durissimo lavoro nei campi e quindi, dopo una rinfrancante cena tutti sarebbero saliti nelle camere. Così fu infatti. Donna Nunziata in tutta fretta apparecchiò la tavola aiutata dal figlio Nettilio. Nonno Matteo come suo solito portava già sulla tavola un fiasco di vino pregiato e si accingeva a stapparlo con meticolosa attenzione. La cena proseguì secondo i canonici rituali di famiglia. All’alzarsi di nonno Matteo tutti si allontanarono dalla tavola e si accinsero a salire al piano notte. Si udiva l’abbaiare del grande Eolo e il muggire di Carolina che in compagnia del suo vitello non riusciva a prendere sonno. Alla fine però tutto tacque e la notte prese possesso del silenzio. Ore 02, non molto lontano dalla fattoria Grocchio, qualcuno stava complottando alle spalle di don Geronimo per fargli una “gradita” sorpresa. Mario un ricco industriale terriero che da anni cercava di carpire i segreti dell’allevamento Grocchio stava architettando, insieme ai suoi complici una razzia di bestiame notturna. Furono approntati due TIR e 2 grandi trattori per il trasporto di bestiame. Al segnale di Mario che, come un condottiero, dettava ogni minimo particolare del piano, i mezzi furono messi in moto e, con lentezza si diressero alla volta della fattoria Grocchio. Giunta la carovana a circa 500 metri dall’abitato i motori furono spenti e Mario chiamò a raduno i suoi scagnozzi. L’ordine fu quello di indossare copricapi passamontagna ed ognuno degli incursionisti doveva portare con sé una fune da traino ed un fucile Lindstradt ad aria compressa con i quali avrebbero addormentato il bestiame da razziare e trasportare sui TIR. Dettate quindi le direttive ogni componente della losca banda prese le sue posizioni e la manovra iniziò. Quattro uomini furono piazzati agli angoli della fattoria pronti per allertare in caso di un imprevisto. Due uomini scavalcarono la cancellata e, fucili alla mano, si avviarono verso la stalla. Eolo si era alzato di soprassalto ma non ebbe il tempo di abbaiare che una fiala narcotizzante al fianco lo fece cascare esanime al suolo. Eliminato il problema cane i due uomini con circospezione aprirono il grosso portale della stalla e con fulminea azione addormentarono bovini e maiali. Imbracarono le bestie con le funi e fecero segno all’uomo sul trattore di scendere per dare loro un aiuto nel legare le bestie al trattore. Così dopo una buon’ora di lavoro il bestiame fu ben assicurato alle corde ed il trattore fu messo in moto. L’accorgimento che Mario ed i suoi amici presero fu quello di utilizzare funi di 50 metri al fine di tenere ben lontani i mezzi motorizzati ed evitare quindi che il rombo dei motori potesse destare don Geronimo e famiglia dal sonno. Con molta attenzione il trattore fu iniziato a muoversi e così il bestiame fu portato fuori dal perimetro di proprietà Grocchio. Fuori dalla proprietà la furtiva combriccola si adoperò nel caricare 5 vacche, 3 buoi ed 8 maiali. I Tir vennero messi in moto e la carovana si dissolse nell'oscurità della notte… 

Inaspettata sorpresa

Come ogni mattina, donna Nunziata si levò presto e scese in cucina per approntare la colazione familiare. Nel mentre riscaldava latte ed infornava legna da ardere, un forte bussare alla porta la fece trasalire. Era Antonio il quale con occhi fuggevoli e fiato accelerato non sapeva come dargli la funesta notizia. Lui per primo aveva trovato Eolo tramortito e la porta della stalla spalancata…Con voce traballante Antonio iniziò la descrizione dei fatti a donna Nunziata la quale senza perder tempo corse insieme al suo collaboratore alla volta della stalla per riscontrare il danno. Alla vista di tanta desolazione i due si portarono le mani al capo ed in silenzio tornarono in casa. Antonio prese posto a sedere e sorseggiò un po’ di latte caldo. Nunziata si diresse con passo incerto alla volta della sua camera da letto per preparare don Geronimo alla triste notizia. Ma don Geronimo era già desto tanto che le si parò dinanzi vestito e con voce preoccupata le chiese cosa fosse accaduto. Donna Nunziata con voce suadente cercò di far ingerire in modo quasi indolore l’amara pillola al marito. Gli sforzi della donna furono del tutto vani tanto che don Geronimo si fiondò giù per le scale aprendo di scatto la porta e correndo si diresse verso la stalla. Eolo oramai sveglio corse verso il padrone con passo fiero e rapido accennando un allegro sventolio della coda in segno di sottomissione. Ma don Geronimo era troppo preso da una forte tensione e non gli diede alcun conto. Giunto sulla soglia della stalla don Geronimo girò vorticosamente lo sguardo in ogni direzione e dovunque guardasse trovò solo vuoto e desolazione. Presto si rese conto del grave danno subito e a grandi passi tornò in casa per radunare tutta la famiglia. Nonno Matteo, donna Nunziata e Nettilio si raccolsero intorno a don Geronimo guardandolo con aria sommessa. Furono ipotizzate varie manovre e diversi personaggi tanto che alla fine nonno Matteo trovò la soluzione al problema. Facendo ricorso alla sua saggezza l’anziano uomo architettò in un baleno un piano che certamente avrebbe riportato ordine e serenità nella proprietà Grocchio…

La Rivalsa

I collaboratori della famiglia Grocchio erano già disposti sui campi per iniziare il duro lavoro di ogni giorno. Quel giorno però avrebbero dovuto organizzarsi il lavoro da soli dato che la famiglia Grocchio si stava posizionando sulla Campagnola per recarsi fuori dall’agro. Le ultime parole di don Geronimo ai suoi dipendenti furono di lavorare in tutta tranquillità poiché avrebbero fatto ritorno al più presto. Soltanto Antonio era a conoscenza dell’accaduto in qualità di collaboratore più anziano. Infatti era l’unica persona sul campo che lavorava con molto distacco verso gli altri. Alla guida della jeep don Geronimo disquisiva con il padre Matteo al fine di trovare un buon piano per riappropriarsi del bestiame razziatogli da qualche vecchio “amico”. Nonno Matteo in poche battute lo zittì e lo indirizzò alla volta della proprietà di Mario il balbuziente. La proprietà di questo Mario era a prova di saccheggio. Alte mura si ergevano per tutto il perimetro della proprietà e l’unico punto “debole” risultava un canale di scolo per liquami fognari attraverso il quale i più intrepidi avrebbero potuto fare irruzione nelle stalle. Don Geronimo guardò il padre in modo quasi schifato al pensiero che di lì a poco avrebbe dovuto attraversare un canale tanto malsano. Nonno Matteo non si perse d’animo e spronò il figlio ed il nipote nello scendere dalla Campagnola ed iniziare la manovra. Donna Nunziata e lui si sarebbero diretti alla volta del comando stazione dei Carabinieri ove avrebbero esposto i fatti accaduti la notte prima. Così don Geronimo ed il giovane figlio Nettilio si allungarono al suolo ed iniziarono a strisciare tra liquami e un nauseabondo odore…

L’irruzione

Giunti dinanzi al comando dei Carabinieri donna Nunziata fermò la Campagnola ed aiutò il suocero a scendere. Insieme si diressero verso l’entrata. Un piantone dopo il rituale saluto militare chiese di cosa avessero bisogno e donna Nunziata rispose che erano alla ricerca del maresciallo capo per esporre fatti e ricevere aiuto. Il giovane piantone disse loro di attendere qualche istante poiché doveva accertarsi della disponibilità da parte del maresciallo. Bussò prima alla porta e si fece aprire. Chiese del Maresciallo capo e gli fu risposto da un sottufficiale-brigadiere che il maresciallo capo era impegnato in una telefonata e che presto si sarebbe liberato. Il piantone invitò nonno Matteo e donna Nunziata a prendere posto a sedere nella sala d’aspetto. Passarono una decina di minuti e sulla porta si stagliò la figura imponente del maresciallo capo il quale salutò con piacere l’anziano Matteo e donna Nunziata. Chiese loro quale evento li avesse portati da lui e loro di rimando gli esposero tutti i fatti. Alla luce di tutto quanto esposto il maresciallo chiamò a raduno tutti i suoi uomini ed ordinò loro di preparare 3 mezzi per un’irruzione tempestiva. Consigliò quindi a donna Nunziata e nonno Matteo di fare ritorno a casa e di stare tranquilli dato che avrebbe posto ordine in poche battute. Così donna Nunziata e nonno Matteo fecero ritorno alla fattoria ben consci di un valido e repentino aiuto da parte dell’Arma dei Carabinieri. Nel frattempo don Geronimo ed il figlio erano riusciti ad arrivare nella stalla e nella penombra avevano riconosciuto i loro animali. L’dea che don Geronimo aveva escogitato era quella di aprire le porte della stalla mentre il figlio avrebbe guidato le bestie verso la cancellata principale. Fra uno sguardo tra padre e figlio pronti per una risoluta azione le sirene spiegate ruppero il silenzio ed allarmarono tutto il casolare. Mario ed i suoi scagnozzi scesero sul piazzale con le armi alla mano pronti a fronteggiare le forze dell’ordine. Il maresciallo capo conscio di una disperata azione da parte di Mario ed i suoi uomini ordinò agli altri militari di puntare le pistole. Intimò quindi a Mario di gettare le armi in terra ed alzare le braccia in alto. A quell’ordine Mario urlò ai suoi uomini di rifugiarsi nella stalla per contrastare il fuoco dei militari ma non ebbe il tempo di muovere il benché minimo passo che una scarica di proiettili lo freddò all’istante. Di getto gli uomini di Mario buttarono lontano le armi e si sdraiarono al suolo pronti per essere ammanettati…Dalla stalla forti muggiti si levarono ed una carovana a quattro zampe uscì fuori a tutta carica. Don Geronimo e suo figlio Nettilio avevano aperto il portale della stalla e liberato tutti gli animali… 

Lieto fine

Su ordine del Maresciallo capo e con l’aiuto dei militari d’appoggio Don Geronimo e Nettilio organizzano mezzi e uomini per riportare il bestiame nella proprietà Grocchio. Vengono caricati TIR e trattori. La partenza ha inizio. Giunti nell’agro Grocchio militari e padroni di casa fanno scendere gli animali da TIR e trattori e li conducono nella stalla. Don Geronimo, Nettilio, donna Nunziata e nonno Matteo invitano i militari a bere qualche bicchiere di vino e ricevere in dono offerte di genuini prodotti locali. Così nell’accogliente cucina all’ora di pranzo si riunì un nutrito numero di persone che tra fiaschi di ottimo vino, pasta casereccia, grigliate di carne mista, verdura, frutta ed un buon caffè discorrevano della felice riuscita dell’azione. Un forte trillo di telefono ruppe il vociare frenetico. Don Geronimo si scusò con gli ospiti ed andò a rispondere. Era Dorotea che gli annunciò di essere giunta al porto e che avrebbe atteso di li a poco l’arrivo del bus che l’avrebbe riportata a casa in compagnia del suo futuro sposo. Don Geronimo con il cuore pieno di gioia tornò alla tavola e congedò la tavolata un brindisi di saluto. Rimasto solo con i suoi più stretti familiari don Geronimo diede la lieta notizia che sua figlia Dorotea era giunta in Italia e tra qualche ora sarebbe arrivata a casa portando con sé un inaspettato ospite… 

FINE

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