Finirà
autore: Giulia Radi
In Israele e in Palestina si sta combattendo una guerra giusta?
Me lo chiedo perché muoiono ogni giorno tantissime persone.
Ma non sarà sempre così!
Infatti…
Nel 2010 a Ebron (Palestina) non esisteva quasi più niente; tutto era stato distrutto dalla guerra e ormai nemmeno le ultime persone sopravvissute conoscevano più lo scopo di questa guerra: combattevano perché dovevano combattere.
Poi, un giorno, un cecchino palestinese uccise un suo compagno e, accortosi del grave reato commesso, scappò.
Corse e corse, fino ad arrivare in un luogo silenzioso e, tra le lacrime, si mise a riflettere.
Pensò che non aveva senso combattere, se poi le conseguenze erano solo la rabbia e il rancore: non si risolveva nulla.
Poi finalmante si guardò intorno: ancora non si era accorto di trovarsi non molto lontano da casa sua, in un villaggio silenzioso e tranquillo. Lì i bambini giocavano sereni nel fiume; lì gli uccellini cantavano allegri; lì splendeva il sole e tutto era coperto da un velo trasparente, ma percepibile: la pace.
Poi sentì degli spari in lontananza seguiti dal pianto di un bambino che evidentemente si trovava in una delle case del villaggio, così ricordò. Ricordò che una volta era padre anche lui, che viveva tranquillo con la sua famiglia in un villaggio come quello; che poi lo andarono a chiamare per combattere e che, a malincuore, accettò. Ma si ricordò anche che da quel giorno la sua vita cambiò: da quel giorno non sorrise più e si sporcò le mani del sangue altrui; ricordò che una volta viveva felice e, nel sentire quel pianto, ricordò anche la scomparsa della sua famiglia e ne sentì la mancanza.
“Perché successe tutto ciò?” si chiese.
E da quel momento diventò cosciente; cosciente del fatto che lo scopo della guerra era distruggere la vita, distruggere la pace, distruggere la felicità, distruggere le famiglie, distruggere lo spirito di amicizia che si crea tra le persone: lo scopo della guerra era distruttivo.
Ora che lui aveva capito, doveva agire!
Da solo però, non ci sarebbe potuto riuscire, così dovette coinvolgere i suoi compagni.
Sapeva che non sarebbe stato facile, perciò decise di portarli al villaggio e, vista la loro scetticità anche dopo essere stati sul luogo, gli parlò:
“So che sarà difficile crederlo, ma tutto ciò che abbiamo fatto finora è sbagliato.
Tutte le persone che abbiamo ucciso, non dovevano essere uccise.
Tutto ciò che abbiamo fatto, va cancellato.
Ricordate quanto eravamo felici prima che iniziasse la guerra?
Ricordate quando non uccidevamo?
Ebbene, possiamo ancora cambiare; possiamo tornare come eravamo.
Dimentichiamo ciò che di sbagliato abbiamo fatto, cancelliamolo dalle nostre menti!
Vi piacevano i tempi in cui non c’erano preoccupazioni, in cui si viveva con la propria famiglia in armonia e pace?
Se vi piacevano, noi possiamo farli tornare; basta volerlo!
Chi è che era felice quando sparava? Nessuno!
Chi è che era felice quando viveva con la sua famiglia? Tutti!
E allora perché dobbiamo continuare a combattere? Perché?
La guerra ha risolto i nostri problemi? No!
Perché? Perché non è una guerra giusta, nessuna guerra è giusta!
E allora perché tenete ancora in mano quelle armi?
Perché non ricominciamo tutto daccapo?”
Il discorso aveva colpito tutti. All’inizio qualcuno rideva; ora tutti avevano le lacrime agli occhi ed era calato un silenzio tombale.
Era successa un’altra cosa strana: l’esercito nemico aveva saputo della spedizione palestinese e, di nascosto, l’aveva seguita. E mentre erano nascosti dietro ai cespugli, avevano ascoltato il discorso.
Ora erano anche loro commossi e avevano buttato le armi, come i palestinesi. Uscirono allo scoperto e decisero di cessare la guerra e i loro eserciti si unirono per diventare uno solo: l’esercito della pace!
…Questa era solo una delle storie che mi piacerebbe raccontare ai miei figli, quando sarò più grande; una storia che contiene un grande significato ma che, per adesso, è pura utopia.
È incoraggiante per i due popoli che da tempo ormai sono in conflitto tra loro, ma ahimè! non credo che io possa sapere ciò che pensa la gente che rischia la vita ogni giorno.
Anche se per ora non posso agire, posso sempre sperare che qualcuno lo faccia al posto mio e invio questo racconto, sperando che questo “qualcuno” lo legga e agisca.
Fine
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