Torna in home Racconti MbutoZone.it

Home Racconti 

Archivio Racconti

Scrivi all'autore Stampa Racconto

Il giorno di tutti i giorni

autore: Mirò

Angoli di paradiso scoloriti, tenui ricordi intermittenti rimbalzano improvvisi sul presente, su oggi.

Una giornata non troppo fredda per un novembre che sembrava volesse gelare tutti nel corpo e nello spirito, fra terremoti, neve, disagi e tragedie.

E un vento gelido a tratti raschiava le ossa imponendosi come a voler dire non servono cappotti, non servono caloriferi se avete il cuore che non si scalda, non si scalda più. E quella voce echeggiante tra il fischio furente che tormentava le tapparelle , le vibrazioni del vetro, il ticchettio della pioggia prima fine e poi corposa lanciata con impeto sul caseggiato, sui davanzali, sui balconi, quasi ne sentivo l’umido sulle coperte tristi del letto. 

E poi, la mattina i primi riflessi, i primi bagliori, i primi rumori di auto sull’asfalto impregnato d’acqua, sporco, bestemmie e malumori. E la corsa decelerata dalla svogliatezza per quel tragitto unico e invariato, lo stesso scenario, gli stessi movimenti scombinati a volte da un’ambulanza che lascia strascichi di tristezza come l’eco scemante della sirena disperata nelle orecchie, da un vecchietto sulla bici che vorresti depennare , da un forestiero che non schizza pronto al semaforo verde e ti fa sproloquiare.

E lo stesso caffè, gli stessi rumori, le stesse parole come un buongiorno o come “che faccia sfatta, stamattina”. E sorseggi il caffè sperando che finalmente abbia un sapore diverso, che questa mattinata sia diversa, che un arcobaleno colori le solite facce grigie che ti capita d’incrociare. O forse, speri soltanto che la tua, di faccia, non sia più tanto grigia…

E allora ci vorrebbe l’estate o soltanto un po’ di caldo dentro. Ed è inutile che speri nel palliativo di un caffè cocente ingurgitato di fretta. Ben altro servirebbe.

E la mattina affannosa a tratti scorre veloce, talmente veloce, che il ticchettio delle lancette di quella sveglia che perpetuamente guardi, non l’avverti quasi più, e a tratti lo stesso maledetto orologio stilla crudele e lento, minuti, come fossero gocce di sangue, che non basterebbe una vita a dissanguarti.

Cenni di lavoro intermittenti fra cumuli di scartoffie che non sai mai come ordinare e non sai mai perché ogni giorno aumentino. 

E allora appiccichi gli occhi sul monitor sperando tutt’a un tratto che ti risucchi dentro, e, improvvisamente, ritrovarti in quello splendido paesaggio che hai accuratamente scelto come desktop. Una spiaggia tropicale, un prato costellato di fiori, una vetta innevata, una donnina nuda con lo sguardo tanto deficiente quanto ammaliante. Il mio desktop ha l’immagine di una casina tipicamente mediterranea, la pittura di colori densi, vasi di fiori qua e la e l’immancabile finestrella blu che trascina tutte le mie percezioni, olfattive, visive, di tatto alle meraviglie della Grecia.

E poi, la porta di là, emette un gemito e si apre, e tiri la monetina, testa è un cliente, croce il postino. 

E se è il postino ancora 5 secondi da quando senti l’urlo “POSTA” per sperare che non sia quel demente che ogni volta fa battute talmente deficienti che rimani con la bocca aperta perché prima che si capisca il senso lui ha già fatto rientro a casa. E casomai ci ripensi pure, al senso, a quel che voleva dire, al momento in cui avresti dovuto far un cenno di sorriso, perché era proprio lì, in quel momento, il clou della battuta; certo lo scopo non te lo chiedi quello è assodato da anni, ormai. Il mio postino mi ha proposto, addirittura, un giro in limousine. L’avrebbe affittata? Forse avrei dovuto accettare, chissà.

L’una. Chiudi. Banca? Giro in auto che se c’è il sole ti scaldi un po’ o dritto a casa? Nemmeno il tempo di chiudere che già devi riaprire. E di nuovo, lo stesso tragitto, a volte vari, invece della strada diretta ne prendi un’altra, casomai incontrassi qualcuno, un attimo di svago prima di ricominciare. Puoi cambiar anche strada, tardare anche un’ora ma nulla varia se non vuoi. 

E anche quando il sole fa brillare tutto l’intorno di colori vivaci, vedrai sempre in bianco e nero se non accendi il cuore alla vita. Io l’ho mai acceso? 

............ancora cerco la risposta.

Fine

Torna Su

Siamo in su questo sito!