“Sulle orme di J. Kerouac”
autore: Gluca
“Sulle orme di J. Kerouac”
(un breve racconto)
A J. Kerouac
per
le generose
notti di follia al neon
“Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria,
da memoria tornavi a essere un sogno,
per via ti sorprendeva la bufera”.
Mario Luzi
“la notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l’universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell’abisso senza fondo, il tempo”.
Borges
“Hello, darkness, my old friend,
I’ve come to talk with you again”
…Seduto nella mia auto, aspetto aspetto e aspetto ancora.
Ecco, i miei pensieri, instancabili, ripartono
per...
La strada è minacciata dalle luci aggressive dei fari di tante e tante automobili che rombano in ogni direzione, inseguendosi in una giostra impazzita che non conosce fine: milioni di scatole di latta multiformi che tagliano l'aria.
Il mio sguardo penetra il parabrezza e si perde in fuga verso un DOVE indecifrabile nella semi oscurità di una notte qualsiasi.
di un giorno qualunque
di una Vita
qualunque,
che non appartiene a questi occhi, nè a questa mente che dissolve nel lento bruciare d’una sigaretta.
Aspetto.
Aspetto ancora, ma non attendo nessuno. Il motore della mia auto mi dice che dobbiamo ripartire, seguire la mezzeria di una strada semi buia e cor-re-re verso quella linea astratta, effimera, che separa come un solco doloroso, la terra dal cielo, la pesantezza dalla Leggerezza.
...Gli chiedo se c'è questa strada e quanto è lunga - se siamo tanti a percorrerla - migliaia ! - ma non si può misurarla perché siamo noi stessi la strada, e non lo sappiamo ancora - forse.
L'ombra della mia auto sta bruciando sotto l'insegna al neon di un bar ed il profilo delle fiamme - bianche - si riflette su un muro di mattoni rossi americani, di quei mattoni che rivestono le stazioni di servizio del Nord Dakota dove, fermo a seguire con lo sguardo il punto di fuga d'una strada che sei stanco di misurare, ti senti un uomo&una_storia in viaggio…un viaggio verso una casa che non sai ancora dov’è....
Il mio amico sta tardando, e s'apre d’improvviso una porta sul mio - di qualche anno addietro - passato.
“And the vision that was planted in my
brain
still remains
within the sound of silence,”
Mi risucchiano a ritroso nel Tem-po i ricordi e mi vedo poco più che adolescente, circondato da persone di cui non ricordo il nome - è la mia mente che va oltre il tempo, dilatandolo - e giochiamo. Tutti giocano, ma io osservo.
Siamo euforici, ma non è chiaro perché - il vero perché non lo ricordo più: accendo una sigaretta: sono indaffarato a montare il mio strumento ed ogni tanto sorrido a chi mi guarda.
Assesto le aste_stringo chiavi_accordo pelli_e lucido i fusti della mia batteria. Ci sarà un concerto e sento affiorare una sensazione vellutata: l’emozione del momento in cui siederò dietro a questo MERAVIGLIOSO strumento che darà voce alla “mia musica”...quella che non entra nelle parole...perché le parole non possono raccontare un ritmo...un’assonanza&dissonanza...un rumore che è dolore dell’anima, e così....
Forse l’occasione di questo concerto per pochi amici è una festa di compleanno...una di quelle occasioni dal sapore liceale dove incontri ragazze vestite splendidamente e con dei visini raggianti, che ti attraversano con lo sguardo - ricordo i loro occhi - e ti salutano con sufficienza.
A quei tempi le mie bacchette esultavano e percuotevano fu-rio-sa-men-te per un sorriso di ragazza - ma dov'è ora? dico: DOV’E’ - che mai svelava nulla... la prima giacca nuova acquistata per l'occasione - di panno marrone - e una disarmante timidezza.
-”...Sei del Liceo?...” - “...no, sono la cugina di Anna...” - “...capisco...non ci vedremo più...” - penso io forse già rassegnato...
...E mi sento terribilmente goffo in questi abiti - ridatemi i miei jeans! - e lo sguardo che scende sempre più in basso, dove non incontra nessuno e si dissolve, perché hai capito che quel sorriso che tu stai cercando la vita continua a nasconderlo… ...e comunque...nonostante TU mi stia veramente mancando.. sarò egualmente su quel palco... e suonerò con l'anima sudando&sciogliendomi nelle note di un rock che fa ballare e stropicciare i vestiti.
Sentire che cento occhi ti guardano e che lo strumento ti asseconda, accordato com’è sulla frequenza di quella musica che sta correndo nel tuo sangue... Posso essere chi desidero, ora, anche se è chiaro che sto solo sognando. Ma il volume sa di rumore, è doloroso - e il rumore è in noi, ci sconvolge, e chiedo: chi sono? - ed un amico mi porge un bicchiere pieno non so di che cosa. Lo bevo. Anzi: lo butto den-tro con troppa violenza e la gola s'infiamma - inizia a viaggiare la mente - e sudo sempre di più, colpendo sempre più forte i tamburi - mi sentite là in fondo? e la mia coscienza prende congedo: sono sfinito.
E' un flash back: tutto qui. E sono ancora nella mia auto che aspetto.
Ed il tempo si divincola e fugge dalle lame affilate delle mie lancette...ed accelera, accelera come una pellicola che gira a velocità folle, che non ti permette di focalizzare i fotogrammi e lascia solo "sen-sa-zio-ni" - il tempo è solo percezione fugace - con tinte più o meno uniformi - e anche il "nero" più profondo si sbiadisce...- lasciando l'illusione di un "movimento" che non è mai stato.
Il mio amico finalmente arriva e tutto svanisce.
Si decide per un bar tranquillo, decentrato.
Il MOTORE riparte, nello "strano affare" di questa città.
Ecco,
entriamo in un bar e ordiniamo due birre
c'è poca voglia di parlare e...
...in fondo alla sala stanno suonando del Jazz ed il sassofonista (a "blacky" player) sembra essere uscito da un cortometraggio New Orleans: anno 1947. Indossa pantaloni coloniali ed una camicia bianca.
Sembra assente e forse lo è davvero (forse lui ora è lontano dai nostri occhi, mentre insegue qualcosa di cui neppure lui è consapevole).. il suo strumento emette note soffocate-sofferte-prolungate che si adagiano meravigliosamente sugli accordi aperti di nona e tredicesima del pianoforte.
Sta interpretando "Blue in green" di Miles Davis, e ora la sua anima s'è rifugiata nel collo del sax, e lui la sta inseguendo emettendo note disperate. La birra sale fino alle tempie: guardo il mio amico trasognato ed suoi occhi mi dicono che è pronto a partire per perdersi in un nuovo viaggio…in un bisogno di fuga&poesia -
LA
PORTA SI STA
APRENDO...
USCIAMO...
COMINCIAMO A CORRERE...
CON IL CUORE
CHE SUPPLICA
UNA SOSTA
- NO -
Il sassofonista si gira verso il pubblico e pianta gli occhi nel vuoto: anche lui viaggia come noi… ed è ora un solo corpo con il sax: il suo corpo e la sua anima SONO il SAX - i suoni non sono più tali: è una voce ormai che parla - hey, voi due… mi state ancora seguendo? dice lui rivolto al nostro tavolo nella penombra - e si piega, si china verso il piano, si rialza e di nuovo giù con il petto che gli sfiora i ginocchi - e gli occhi chiusi, ma lui non ha più occhi - e ripete ossessivamente la stessa nota per quasi mezzo minuto - ESTASI! - forse ha raggiunto la sua "percezione", e fa una smorfia che tradisce un infinito senso di appagatezza, e gli angoli della sua bocca abbandonano quell'espressione di dolore e si rilassano - ora sta quasi piangendo di gioia - e con gli occhi lui ci ringrazia...
...la mia anima è dolorante, sudata, trasognata e...
Siamo SFINITI, e il pubblico, mutatosi in ombra, si dissolve, così che il fulcro del nostro mondo diviene quel palco e noi come due pianeti che girano attorno al loro sole.
Ogni suono, ogni singola nota si attutisce... la vista si dilata.
Ogni "limite" è superato ed ogni distanza è resa accessibile - no - non mi fermo - continuo a volare alto e tutto si dispiega dinanzi a me.
BRUCIANO LE TEMPIE - affluisce il sangue vertiginosamente e pulsa con violenza - è il RITMO che è stato imbrigliato e ora ci appartiene come una verità svelata - leggerezza - dissolvenza... il tempo s'è fermato in quei fotogrammi e tutto è nitido: posseggo quelle immagini! ORA!
Ma ritorno in me stesso e sento ancora quel vuoto che annichilisce - "ecco il ritorno di quell’onda che non conosce argini nè barriere, che spazza ogni cosa sul suo cammino " mi dico.
E forse, di tutto questo, un po' in me ne sorrido.
...il ritmo ci ha imbrigliati - o è forse l'inverso? - e la nostra visione - fuga trascendentale - ormai finita ci riconsegna al nostro duro silenzio
coacervo d'emozioni alcooliche sfrenate erranti che rom-ba-no
come motori nell'eco di un canyon………………….Esacerbata, Sara un giorno mi vomitò indosso parole: "sei solo un visionario" - ma noi tutti sappiamo che la nostra religione è in realtà quella di conquistare il nostro UNICO AMORE e le mie follie erano poesia, poesia
Poesia.
E duro colpisce il tuono dell' "Auto verde " di Allen Ginsberg:
"Su a ritmo per la strada tutta nubi
dove angeli di angoscia
volteggiano tra gli alberi
e urlan dal motore
Bruceremmo tutta notte sul picco tra i pini
visti da Denver nel buio estivo,
come un fulgore innaturale di foresta
che illumina la cima:
infanzia gioventù ed eternità
sboccerebbero come begli alberi
nelle notti di un'altra primavera
a sbalordirci d'amore,
perché vediamo insieme
la bellezza delle anime
nascoste come diamanti
nell'orologio del mondo,
come maghi cinesi potremmo
turbare gli immortali
con la nostra intellettualità
nascosta nella foschia,
nell'Auto verde".
solo poesia,
poesia...poesia..."digrignante nella coscienza dappertutto" e il nostro ben-essere altro non è che vivere risucchiati dal turbine cieco delle nostre esistenze sciattate da un sogno che CORRE sulla strada.
ma facciamo ordine
si, facciamo ordine:
questa storia - strana storia, convengo- che scrivo è già stata scritta dal Jazz - anche se Charlie Parker è morto - e da molto risiede lì, nei libri letti nella notte alla luce d'un faro al neon, con l'anima trasognante ed in cammino.………..through the clouds...
...e forse stiamo soltanto ripercorrendo esempi...
vestendo abiti già usati da chi ci ha preceduti ed ha raccontato un tempo le nostre vite già vissute allora.
...Ma ecco: questa storia nasce in un giorno qualunque, di cui non ricordo più il nome, nell'alba di un chiaro inverno freddo bagnato accendendo una sigaretta con la promessa al mondo intero che la vita l'avrei bruciata fino in fondo per VIVERLA CON POESIA, camminando così per i boschi nell'ora che annuncia il mattino, suonando con l'anima quel QUALCOSA che io definisco Essenza...percezione dello scorrere di attimi che si cristallizzano, profondi come abissi.
Essere presenti nell'Attimo come un fluido che riempie ogni interstizio
e
che succhia sino in fondo il midollo del nostro esistere,
della nostra energia, della nostra mente e del nostro cuore
e sentimenti, unici grandi carburanti della nostra anima che mai accetta il bieco compromesso con coloro che frenetici
CORRONO UCCIDONO SCONVOLGONO questo povero PAZZO mondo solo per bramosia di
possesso.
...e cosa importa se queste folli pagine si perderanno nell'istante in cui una casalinga ottimamadredifamiglia accenderà il suo programma mattutino preferito?
L'essenziale è che la voce di un tamburino errante sia giunta giù nella strada.
la nostra, di noi tutti, STRADA.
Quella di un piccolo suonatore di Jazz.
"...infine c'eravamo noi, i giovani,la
generazione bruciata: decisi a rompere
con le tradizioni ed a rifare tutto
daccapo." (Luciano Bianciardi)
FINE
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