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Pandora's Box

autore: Vincenzo Nosso

“Il campo”
… palla lunga, tesa, sulla corsia sinistra; controllo perfetto, Chris, il tempo di girarsi e cross al limite …come suo solito…Alex, con rabbia, s’avventa sul pallone e colpisce al volo di collo destro. Gambe tese, pronte a scattare, sguardo fisso nella sfera, come a cercare di leggere la traiettoria da intercettare… 
Nick se ne stava lì, tra i suoi due pali, col suo completino da training ed i suoi soli guanti ad aiutarlo, con una rete così grande da difendere, ma che sembrava così piccola a chi cercava di violarla. Sarebbe entrata quella palla … in un altro posto, in un altro momento, con qualcun altro tra i pali…eppure non sarebbe cambiato nulla, dentro o fuori, il mondo avrebbe continuato a girare… proteso in volo verso il pallone, in tuffo sulla sua sinistra, senza avere nemmeno il tempo di pensare, sarebbe stato disposto a tutto pur di mantenere la sua rete inviolata; probabilmente anche a rompersi un braccio, e poi saltare decine di partite di campionato...per una stupida palla. Avrebbe meritato miglior sorte il tiro di Alex, sintesi perfetta di coordinazione e potenza, stile e rabbia; ma la palla, appena deviata dalla mano sinistra del portiere, sibilò alla sinistra del palo, per poi spegnersi sul fondo. Il Sole, intanto, trafiggeva le poche nuvole che vagavano nel cielo londinese, proiettando una luce insolita sul campo, mentre una leggera brezza carezzava il prato verde ridando sollievo ai ragazzi, quasi tutti ormai esausti. 
Mentre il gruppo s’avviava alle docce, terminata la solita sessione d’allenamento dopo i soliti giri di campo, soltanto Nick, Alex e Chris, come al solito, una volta sul campo, non riuscivano più a staccarsi dal pallone; e non sarebbero tornati a casa se non fosse intervenuto, come al solito, il mister a mandarli agli spogliatoi.
Per qualche istante, lungo il tragitto campo-docce, i tre parevano totalmente estranei l’uno all’altro, completamente proiettati in un’altra dimensione: ognuno rileggeva a mente tutti gli errori commessi, li studiava, e si riprometteva di non ripeterli; vanamente. Perché in realtà, anche se apparivano molto diversi, erano tutti e tre molto simili: avrebbero ripetuto quegli stessi errori migliaia e migliaia di volte prima di eliminarli definitivamente dal loro “repertorio tecnico negativo”. Perché ciò che volevano, consciamente o inconsciamente, era fondamentalmente “divertirsi”, fare ciò che sentivano giusto e “bello” in quel momento: non era importante perdere o vincere sul piano matematico; contava invece il “come”. Per loro.
Alex non avrebbe mai perduto il vizio di provare la conclusione da qualsiasi posizione e distanza; Chris non avrebbe mai smesso di perdersi nell’area avversaria accerchiato da più avversari, o di cercare costantemente l’apertura, il dribbling o la conclusione spettacolare; Nick non avrebbe mai potuto evitare quei blackout totali che gli impedivano di essere costantemente “presente” tra i suoi pali, e nemmeno quelle uscite kamikaze che annullavano gli attaccanti avversari.
Una volta alle docce si ritornava poi alla realtà, e si riprendeva a ridere e scherzare. Avrebbero voluto riscendere nuovamente in campo quei tre; magari l’avrebbero anche fatto. Fuori dal campo non avevano altro da fare se non parlare col pallone; tutto era rimasto sul campo. Ogni cosa, ogni emozione, ogni pulsione era stata abbandonata lì: in un area di rigore e tra due pali. Strano, eh?
Lì era tutto, sul campo il tempo acquisiva una particolare dimensione, anche l’amicizia, che più volte pareva vacillare a causa gli spiriti ardenti dei ragazzi, sembrava farsi più vera e forte: quel campo, il campo.

“Steve’s Blackout”
Sarebbe andato di lì a poco a dormire; era stanco. Avrebbe scritto le ultime righe, spento il portatile, strimpellato quattro accordi … e poi a letto, e poi ..… a letto ….. e poi….

“Another world”
Africa – Nigeria – Golfo del Benin 
Lagos; quartiere di Apapa.
C’è un porto a Lagos dove ogni giorno, alle spalle del complesso portuale di Apapa, si nasconde uno spettacolo unico. Anzi, ve ne sono più di uno. 
Ciò che ti lascia a bocca aperta al primo impatto è sicuramente l’ambiente naturale: è verde, tutto verde. Basta allontanarsi un po’ dalla caotica realtà commerciale legata al porto per scoprire un altro universo: piante, palme, erba, ovunque è verde, ovunque è aria; ovunque è natura. I colori che dominano incontrastati sono il verde ed il giallo, che risplendono dovunque, invadono lo spazio, permeano l’aria, e lo spirito; appena arrivato ti sembra rinascere. 
È più difficile da reggere, invece, l’impatto col corpo nero, semivisibile… più ossa che carne… dei ragazzini che corrono e s’azzuffano per raggiungere una specie di palla fatta di non so che… quel nero contrasta con tutto quello che c’è intorno, col verde, col giallo, con l’aria… 
È strano… probabilmente perché non si abituati… non serve vedere scene in Tv, né foto, né documentari, né leggere articoli o appunti o un qualsiasi tipo di testo…
… niente serve a niente… 
Devi esserci…devi respirare quest’aria, questo Sole, questa polvere…devi leggere negli occhi di questi ragazzini l’innocenza che paga e pagherà prezzi sconosciuti e per motivi ignoti … devi assaggiare questa polvere che s’alza dal terreno e ti fa parte di sé … devi essere, leggere, assaggiare, sentire, sulla pelle, nei polmoni, devi farti parte di quest’universo per capire realmente che a volte potresti considerare il tuo “inferno” un vero paradiso…
…anche se, per me, quest’inferno è un paradiso potenziale…

…sarà il fascino del nuovo…
…sarà che sono un “foreigner”… sarà che questa è l’Africa…

Bruce Dixon

“Steve”
Era da un po’ che non dormiva… povero Steve! L’ultima settimana di sonno l’aveva quasi tutta bruciata nel suo studio; la casa era un disastro, tutto in disordine, tutto sporco, tutto gettato a caso… il suo corpo però vi si inseriva organicamente, in quel caos, in modo magnifico! 
Tutto sbracato, sporco di pittura, in una posizione da contorsionista, con la chitarra che stringeva ancora col braccio sinistro, il destro che penzolava dal divano, oltre il guanciale… la testa sprofondata nel divano, coperta dai lunghi capelli non proprio in ordine… del resto, come li aveva sempre portati … alla rinfusa, come venivano…
Proprio come affrontava le cose che gli si paravano davanti: come venivano, alla rinfusa, non proprio con grande organizzazione…anche se ci si sprofondava, e a volte perfino per non riuscirne più…
…Come i compiti del liceo, come ogni impegno impostogli da ragazzino, come gli esami di pianoforte, come quando metteva le note una vicino all’altra, e le parole pure, come venivano! come quando aveva deciso di iscriversi all’Imperial College of Science & Technology … e poi al Royal College of Art…e poi alla Royal Academy of Music… e poi…
Ma amava quello che faceva: il colore, la luce, le linee, le onde, i riflessi, la musica, il Jazz, il Blues, il movimento, il mare, lo sport, il calcio, bere, scrivere, il riverbero, la distorsione leggera, l’alternativo, il difficile, ma non artificiale…
Pensava che con un pallone, o una chitarra, si sarebbe messi tutti d’accordo: neri e bianchi, gialli e neri, bianchi e gialli, marroni e neri, buoni e cattivi, sinceri e bugiardi, maschi e femmine, comunisti e non-comunisti, credenti e non-credenti, grandi e piccoli, stupidi e intelligenti, ladri e poliziotti, Pop e Jazz… tante cose … …quante cose…
…forse troppe? Forse…
A ventitré anni più immaturo di un tredicenne… inoltre, cosa ancora peggiore, era un ariete…
Quanto avrebbe potuto resistere il sistema nervoso di una donna chiamata a confrontarsi con una personalità del genere? 
Mah… in ogni caso c’era qualcuno che si sarebbe preso cura di Steve, e che gli avrebbe fatto da sorella, da madre, … e forse di più. C’era qualcuno che più volte gli avrebbe risolto grandi problemi, che l’avrebbe aiutato nei periodi davvero difficili, e che gli avrebbe fatto da critico personale fino al tramonto della sua ispirazione… se non fosse stato per il destino che… …
Iscritta alla facoltà di Psicologia alla University of Wisconsin-Milwaukee, poco più giovane di lui, appena vent’anni, proveniente da buona famiglia, molto caparbia e testarda, ma anche docile e dolce, a seconda delle persone con cui doveva confrontarsi … 
…ovviamente con Steve non poteva che optare, il più delle volte, per la prima scelta… anche se… qualche volta…
…profondamente interessata all’arte, alla musica, alla lettura e al pattinaggio artistico, oltre che ai suoi studi, era rimasta profondamente colpita, una sera, in un locale, da una band… in particolare da un pezzo…
… un pezzo che credeva di aver già sentito… anzi, era convinta di questo, ma non riusciva proprio a ricordare… no… non ci riusciva proprio… e c’era qualcuno che la guardava, e con uno sguardo particolarmente intenso… per un momento era riuscito quasi a spaventarla… quegli occhi… li aveva già visti… già una volta si erano riflessi nei suoi… ma chi? Quando? E dove? 

“Eyes”
… forse l’avrebbe scoperto qualche tempo dopo…

…il corpo umano invecchia…ogni parte, ogni arto, ogni cosa invecchia…
…il cuore comincia a battere in maniera irregolare, la pelle si fa più ruvida, i muscoli più flaccidi, l’udito ha una progressiva involuzione, come anche la vista… tutto marcisce, pian piano, con lo scorrere degli anni, dei mesi, dei giorni, delle ore, dei minuti… dei secondi…
tutto… ma gli occhi… 
gli occhi sembrano spegnersi soltanto qualche istante prima di… 
e fino ad allora potresti riconoscere lo sguardo di qualcuno che conosci… che conosci veramente…
solo dallo sguardo…solo dagli occhi…
… c’è qualcosa di particolare negli occhi… soprattutto in alcuni occhi… 
… e se fossero veramente specchio di qualcosa? E se fossero vetri dietro cui si nasconde qualcosa di più, di ovviamente indecifrabile per le nostre “facoltà”?

Claudia avrebbe scoperto che già una volta i suoi occhi avevano incrociato quelli di Steve… ed allora la stessa sensazione…
Era stato circa 8 anni prima di quella seconda volta…
Viveva a Londra, ed aveva poco più di 12 anni. Ogni settimana era solita andare con la madre a pregare sulla tomba del nonno. Ogni settimana vedeva la stessa gente, con gli stessi fiori, con gli stessi vestiti, che ripeteva lo stesso dramma: ogni settimana le sfilavano davanti persone dall’aria smorta, gli occhi spenti dalle lacrime, profondamente abbattute, tristemente rassegnate. E lei non capiva… 
…non capiva proprio! 
Non riusciva a capire perché tutta quella disperazione. Non riusciva a comprenderli. E soffriva per questo. Avrebbe voluto aiutarli, tutti, uno ad uno. Ma era già abbastanza intelligente per capire che se voleva aiutarli doveva prima comprendere. Incredibile… tutto questo nel cervello di una ragazzina poco più che dodicenne…
… non capiva perché tale disperazione: lei sentiva che il nonno ora era felice, era libero, ed era ancora lì, al contempo. Lei sapeva, sentiva che le pulsioni del suo nonnino erano ancora fresche e vive nel suo piccolo cuore, nelle sue piccole braccia, nelle sue piccole gambe, nella sua immensa anima. 
Incredibile… già incredibile…
Ma c’era qualcuno che non si disperava, qualcuno che era rimasto a pochi metri di distanza da lei muto ed immobile a fissare una lapide, come tante altre… forse, con qualche fiore in più… anche se quei fiori non erano ordinati, non di quei mazzi che si comprano… erano stati semplicemente strappati dal terreno, colti, e buttati disordinatamente lì sopra… a chi passava sembravano addirittura un affronto al defunto, un qualcosa di cui vergognarsi…e qualcuno denunciò il fatto al guardiano…
In realtà il guardiano ci aveva già provato più di una volta a toglierli di lì, ma ogni volta, il giorno seguente, ne aveva trovato una mole doppia di quanti ne aveva tolti… poi, un giorno, colse il ragazzino artefice dello sgradito “scherzetto” con le mani nel sacco…
Peter, questo era il nome del guardiano, conosceva bene Bruce. Più volte infatti questi l’aveva aiutato con prestiti, e più volte lo andava a trovare, quando poteva, per fargli un po’ di compagnia. Peter conosceva bene i suoi occhi… e quando acciuffò il ragazzo che tentava di scappare, lo voltò per guardarlo in faccia… 
…e gli si raggelò il sangue nelle vene!

“The first duel”
Anche la piccola Cla anche ebbe la stessa sensazione al primo impatto… tra tutti quegli occhi spenti, d’improvviso, il fuoco… 
E quegli occhi rimasero a fissarla, e quasi le parlavano… ma alla ragazzina non piaceva tutto questo… non avrebbe voluto sentire ancora su di sé quella tensione che cercava di uscire e non trovava sbocchi se non i suoi occhi… ed avrebbe voluto aiutarlo, ma non sapeva che fare… ma avrebbe voluto… doveva… era più forte di lei…così si sforzò, pur nella tensione, di partorire un sorriso…
…quando sorrideva il suo viso, già pallido di carnagione, s’illuminava del verde degli occhi cerulei che quando si spalancavano erano una cascata di luce; il suo raggio, però, era una freccia destinata soltanto a scalfire una fiamma troppo intensa. 

Ma fu comunque una mossa inaspettata, e così, per un attimo, sortì l’effetto di un brevissimo incantesimo: e come si affievolì quel fuoco, Claudia riuscì a leggere negli occhi del ragazzo una sorta di paura, o cosa del genere… disorientamento… sensazioni nuove … istantaneamente, con uno scatto, il ragazzo le si allontanò come impaurito, avanzando all’indietro, i piedi, uno a seguire l’altro, come uno spadaccino disarmato, come a cercare con fare incerto il terreno retrostante… le rivolse le spalle, e corse via. 

“Devils”
Ognuno di noi ha dei demoni da sconfiggere. C’è chi preferisce non affrontarli, chi si tira indietro, e chi si perde in una protesta fine a se stessa, disertando il fronte con una sterile indignazione. C’è chi non può affrontarli… c’è chi non sa… 
e c’è chi non vuole… per paura, per… amore… che poi è lo stesso…
È lo stesso se si ha paura quando si rischia di perdere qualcosa che si ama…
e se si ama davvero qualcosa non si può non essere assaliti dal terrore che vi sia qualche probabilità di perderla…

…non è vero che non esiste chi non ha paura di nulla… 
…è chi ha perso il coraggio di amare…
…altrimenti, ecco lo scacco che si subisce, quasi inesorabilmente, dal corso delle cose… si rimanda all’infinito…consapevolmente all’infinito… e ci si tradisce per non tradire qualcun altro, o qualcos’altro…che si ama… o ci s’illude d’amare…

Ma c’è qualcuno che non riesce a sotterrare questi demoni… c’è qualcosa di troppo forte o troppo grande da poter contenere… e non ci sono spiegazioni…
E non c’è niente da capire. Quindi è inutile stupirsi del fatto che gli altri non capiscano. Bisognerebbe trovare un qualcosa di simile ad un’anima gemella…già…
…anzi…un diavolo gemello.

E c’è chi ha paura di volare, chi di tagliarsi, chi di rimanere soffocato, dell’eiaculazione precoce, di perdere i propri soldi, dei treni, del mare, d’ingrassare, di reagire, di sbagliare un rigore, di vivere, di addormentarsi e non risvegliarsi mai più… 
C’è poi chi ha paura di addormentarsi troppo presto e di svegliarsi troppo tardi. Beh…sicuramente non tra i più comuni i demoni di Steve, ma pur sempre demoni da rispettare…e da combattere. Sì, perché Steve doveva dosare ogni istante ed ogni energia alla perfezione, al massimo delle sue possibilità, ogni minuscola unità di ATP doveva essere bruciata prima di dare l’addio al giorno… era l’unico modo per abbandonarsi al mondo dei sogni in uno stato di quiete e di pace con se stesso… sogni poi… mah .. che sogni…
…comunque l’unico modo per ripagare la vita con la vita.
E così facendo metteva a tacere i suoi demoni… prima li sbatteva come colori sulla tavolozza, e poi si divertiva a contemplarli per vedere a cosa somigliavano… poi li faceva correre come matti per stargli dietro quando andava a divertirsi col suo Sky, uno splendido esemplare di Siberian Husky, in riva al Michigan… “dulcis in fundo”, li faceva scorrere su e giù per le corde della sua “Jessie”, una vecchia Gibson, anche un po’ malandata, ma sempre e comunque una chitarra eccezionale. 
In fondo, le cose di cui si fidava si potevano contare sulle dita di una mano: le sue tempere, i suoi pennelli, il mare, Sky e Jessie. Potrebbe sembrare poco, a qualcuno, ma togliergli una soltanto di queste cose sarebbe stato come togliere un gelato dalla mani di un bambino capriccioso… sarebbe stato come staccargli un pezzo d’anima.
L’irruenza improvvisa di Cla nella sua vita ebbe, in effetti, un certo effetto. Fino ad allora Steve aveva considerato le ragazze quasi essenzialmente come qualcuno con cui potersi divertire e dividere “qualche momento” insieme… beh, poco? 
Sempre meglio dei ragazzi, che non servivano nemmeno a quello… tranne Jack, ovviamente!

“Vs”
In una fresca sera d’estate, in un locale presso Milwaukee, gli occhi di Claudia incrociarono per la seconda volta quelli di Steve. Ma, oltre lo sguardo, Cla si sentì rapita dalla musica della band, da un pezzo, in particolare… le piaceva… le piaceva da impazzire, e non riusciva a ricordare dove lo aveva già sentito, chi lo avesse scritto, come s’intitolava … 
…al termine dell’esibizione, la band si riservò qualche minuto di break, e Cla non esitò ad avvicinarsi al chitarrista… “Ciao!” … “Ciao” … “Complimenti!” … “…” “Suonate spesso qui? Siete davvero bravi!” … “Che fai dopo?”… “?!?”… 
“d-o-p-o… significa più tardi” … “…beh… … veramente… io volevo chiederti soltanto…” … “cosa? Che ore sono?!?” … “…che cos’era” … “cosa?” …
“il pezzo” … “quale pezzo?” … “quello che avete suonato adesso! Che pezzo era?” …“ah, il pezzo…quello che abbiamo suonato adesso! … Boh!” … “come boh?” … “Boh!” … “Dai, per favore, … mi piace molto…” … “Boh!” … “(Ora basta!!! Adesso gliene dico 4!!!!!!!) MA LO SAI CHE…” … “SENTI!!! Io dico ai ragazzi di fare quel che gli pare, quello che gli viene… e di non pensare! Questo è tutto!” … … …
“…ma allora è vostro?” … “Boh! … scusami, fra poco si ricomincia… magari litighiamo dopo, eh? … Ciao!” … “…c…ciao”.
Così Steve prese un cocktail al bancone, disse qualcosa a Jerry, fece segno agli altri, e corse a riabbracciare la sua chitarra… 
“Well it’s one for the money, two for the show, three to get ready, go go cat go ……”
E tutti giù in pista a ballare e saltare… altro giro, altra corsa…
“Well, you can knock me down, step in my face, slander my name all over the place,
do anything, that you want to do, but uh uh honey lay off of my shoes…”.
Non le piaceva per niente…quel tipo… arrogante, presuntuoso… e magari anche montato… “Che fai dopo?”, “Boh!”, “Bla, bla, bla, Bla, bla, bla… questo è tutto!”…
…Però……però suonava davvero bene.

“A ritmo”
… “…Braviii!” … “Great!” … “Ancora, un altro!”… …clapclapclapclapclapclapclapclap…
… “Thank you!” … “Grazie!” … “Alla prossima! Good night!” … “bye!”
…………………………
…………………………
………………………
“Bye Steve!”… “Bye” … “Ciao Steve, ti chiamo domani per le prove… ok?”… “Ok! A domani!” … “Good night boys!” … “Ciao Jerry!” …………

Si spensero i riflettori colorati… la gente cominciò a sfollare… qualcuno preferì, prima di tornare a casa, andare a fare un salto al “BluE Bar”, che si trovava poco distante dal “Circus”… qualcun altro decise di allungare la notte e di andare a fare quattro salti in disco… qualcun altro mise a posto l’impianto, i microfoni, qualche cavo… 
poi si sedette al piano, e aspettò che il locale si svuotasse…
… e poi…
cominciò a suonare… … … … … “…” … … … … “…” … … … ..
… qualcun altro, invece, era rimasto lì… convinto di passare inosservato, trovandosi precisamente alle spalle del musicista, a pochi metri dal palchetto…
… e ascoltava attentamente quella musica…e per qualche istante si sentì rapita…ma … ma d’un tratto la musica si fermò … 
… e il silenzio… … … … … … … … … … … … … … … … … … …
… “…perché ti sei fermato?”
… “…che ci fai ancora qui?”
“Perché ti sei fermato?”
… … … “… chi ti ha detto che mi sono fermato?”
… … … “…?!?”
… “… il silenzio non si oppone alla musica… è una pausa… e in quanto tale, è parte integrante, e fondamentale, della musica stessa…” 
… “…?!?”
… “se non ci fosse il silenzio… la musica non avrebbe alcun senso…”
… “…?”
…………………………………………………………
… “… non ci avevi mai pensato?”
… “…” …………………………

Intanto entrambi erano rimasti ai loro posti… il musicista parlava senza voltarsi, sempre rivolto al piano, e la ragazza rimaneva immobile al suo posto, in piedi, appena poggiata ad uno dei tanti alberi che circondavano l’arena estiva del Circus…
Soffiava una brezza leggera che carezzava i capelli leggeri della ragazza, scombinava quelli del musicista seduto al piano, e sfiorava le corde del piano aperto, quasi a farle cantare…in cielo nemmeno una nuvola ed una luna che sembrava un faro… 

… “… mi sono fermato perché mi sono accorto della tua presenza…”
“?”…
“… del tuo respiro…”
“…”
“… mi sono accorto che la musica non andava più a tempo col mio… e non vedo orologi… quindi doveva esserci qualcos’altro a portare il tempo… … diciamo che …inconsciamente, per qualche battuta… mi hai fatto da metronomo !!!”
“?!?” … “…ah sì?” …
… “sì! Ed hai un ritmo strano, irregolare …”
… “?… ah, si?!…”
“simile al mio…”
“…”
… … … “infatti non mi ero fermato…”
“…”…
“ascoltavo”…
……………………………
“… e come si suona seguendo un tempo distorto? … Non si può seguire un tempo che non va a tempo…”
… … …
“… hai studiato musica……right?”
… “… beh…sì… ho fatto qualche anno di pianoforte, preso il diploma di solfeggio… e mi dedico al pattinaggio artistico da circa 10 anni” …
… “…immaginavo…”
… “Cosa?” …
“… niente… lascia perdere…”
“EH NO! Lascia perdere un corno! Che significa? Vorresti forse insinuare che chi danza non capisce nulla di musica???”
… “… assolutamente no… nulla del genere…”
… “e allora?”
… “… fai un passo indietro… hai detto: non si può seguire un tempo che non va a tempo… … quest’affermazione non ha senso… ogni tempo vale per il tempo che porta… ogni tempo ha un suo tempo…ogni tempo è un tempo…”
“… non capisco…”
… “…magari sei stata anche costretta a sorbirti robe del tipo: la musica è matematica…”
… “beh… la musica è matematica…” ………

Steve accennò appena un sorriso… ma i due rimanevano distanti… ancora immobili nelle posizioni iniziali… spalle alla ragazza, intanto, Steve suonicchiava qualcosa a basso volume, mentre parlava…
… “… tu che sei una pattinatrice dovresti danzare… e dovresti liberarti nel momento in cui danzi… questo ti permette di elevarti al meglio delle tue possibilità, e di amare ciò che fai, perché di gratifica… e ti libera…” … ……… “ma quando devi preparare un’esibizione… un balletto… insomma, quando prepari qualcosa, devi importi dei passi, dei movimenti……… un tempo……giusto?”
“…s-sì, giusto…”
… “… e quando ti esibisci devi essere concentrata su quello che fai e che stai per fare… ed è per questo che accumuli una certa tensione… che puoi sfruttare come carica sottoforma di adrenalina… ma che comunque ti consuma… l’unico momento di liberazione è la fine… ciò che ti libera e ti gratifica è l’applauso del pubblico…”
… “…”…
“non è vero? Solo questo… tutta la tua energia è rivolta a questo fine… se non a livello conscio lo è a livello inconscio… ammettilo… per quanto ancora riuscirà a bastarti?” 
… “…io non credo che…”
“Voglio vederti ballare…”
“…beh… io domani sono al…”
“nononono… che hai capito… voglio vederti ballare… ora! Qui! Adesso!”
… “…ma veramente…”
“Ok…va bene un Blues svelto?”
… “ma…senza pattini…non è lo…”
“Perfectly!!! …allora one…” 
“ok…”
“… two… onetwothreefour…”

…e Steve cominciò a strimpellare come sapeva soltanto lui, lanciandosi in un pezzo veloce e ritmato, e con gli occhi seguiva i movimenti della ragazza…
…Cla si muoveva davvero niente male… tanto che il gestore del locale, recatosi sul posto per capire da dove proveniva tutto quel casino, rimase fortemente colpito dalla performance appena improvvisata dalla coppia, e già pensava a quando e come impiegarla in qualche serata… 
…il problema è che non immaginava neppure che quello show non era mai stato provato, e che i due non s’erano mai (almeno così credevano) incontrati prima d’allora, e che ciò a cui stava assistendo era qualcosa di unico, che non avrebbe dovuto interrompere col suo … “…Hey Steve, non sapevo che avessi una partner… quest’accoppiata è un numero fantastico… come mai non me l’hai proposto?” …
………………
…Steve ci rimase secco… era come se gli avessero staccato la spina… era come togliere un gelato dalle mani di un bambino capriccioso… sembrava essere stato trafitto da una lama di ghiaccio… rimase immobile, seduto, inerte, per qualche istante… fissando il vuoto… aveva infatti alzato di scatto lo sguardo dalla tastiera, e così era rimasto dopo lo shock…
…non credeva che qualcuno lo stesse ascoltando… non credeva che qualcuno li stesse osservando… e si sentì colpito alle spalle…
…Cla pure fu fulminata dall’intervento del gestore, e rimase per qualche istante paralizzata nei movimenti che stava seguendo… anche lei si sentì come “colta con le mani nel sacco”, come se stesse facendo qualcosa di irregolare… di … irregolare…
…Tony, invece, sembrava l’unico contento… ora aveva un altro numero per le sue serate… un’altra serata per riempire il locale…

“Strangers in paradise”
…cosa avrebbero dato in cambio per regalarsi qualche attimo ancora di complicità… l’avrebbero capito molto tempo dopo…
…non potevano rendersi conto subito di ciò che stavano scoprendo…
… Cla non si era mai sentita così libera come quando ballava al ritmo della musica di quello strano tipo seduto al piano…
… e Steve non aveva mai trovato qualcuno che riuscisse a seguire e a sentire la sua musica a quel modo… oltre Jack, naturalmente…
… un brivido caldo da domare… e poi…d’improvviso…
…il silenzio…
…e tutto a causa di Tony…

Steve si svegliò su di una scena inaspettata e sconosciuta… e questa volta non riusciva nemmeno ad improvvisare…la sua specialità…
E sembrò ritornare da un altro pianeta quando Tony richiamò la sua attenzione…
“Hey… Steve… mi senti… hai capito?”
… “…come?”
“Hey ragazzo ma ti senti bene? …non avrete mica fumato?”
… “…n-no…no…perché?”
“…niente…comunque… bravi per stasera… tié, questa è la ricompensa per la serata… forse così ti svegli!!!”
“…g-grazie Tony…”
“E chi è questa bella signorina? Non mi sembra di averla vista prima ... ciao, io sono Tony… complimenti!…balli davvero bene…”
… “…grazie…lieta di conoscerla… Claudia…”
“Come mai non ho mai avuto questo piacere, Steve? Non sapevo nemmeno che avessi un partner così brava…”
“…”
“…da quant’è che lavorate insieme?”
… “…”
… “…”

…e si guardarono negli occhi cercando una risposta… più che per Tony, per loro stessi…
…e non trovarono proprio nulla da dire…
e così…

“…pronto? Ci siete? Ma non è che vi siete fumati l’impossibile, per caso? STEVE!!! Anche tu! No… non ci credo…”
…e Steve sorrise … “…Tony, vedi… ah………lascia perdere…fa nulla…dicevi?”
“Ma come?!? … vabbè … da quant’è che lavorate in coppia?”
… “Boh?!? Chiedilo a lei… io sono stanco… torno a casa… bye Tony, ci sentiamo per la prossima… Goodnight!”
… “Ma come?!? Chiedilo a lei?!?…”
“hey… S-Steve! Dove vai?!? Aspetta un momento!”
… “…”
“hey, che diavolo… devo chiederti ancora…”
“Allora vieni a prendermi!!!”
“???”
“?!?”

…e così Steve prese a correre con la custodia della sua Jessie in spalla, senza alcun motivo… voltò le spalle agli altri due, e via a gambe levate!!!
Povero Tony! Non ci stava capendo proprio nulla! E che faccia fece!!!
…anche Claudia rimase shockata in un primo momento da quel gesto inaspettato…
…ma… senza un perché… prese a corrergli dietro… prese a correre anche lei!

Ed andavano forte! Tanto che sembrava stessero scappando da qualcuno… scappando da qualcosa… 

“Ma che gli è preso! Io l’ho sempre detto che quel ragazzo aveva qualche rotella fuori posto! Io l’ho sempre detto! E loro …- no, guarda, tu devi capire, quello è solo un po’…solo un po’…- ma solo un po’ che?!? Quello dovrebbe veramente farsi controllare da uno psicologo… mah… e chissà che gli frulla per la mente ad uno come quello… boh?!?”

“Dove vai?”
“A casa!”
“Aspetta un momento!”
“e perché?”
“Un attimo soltanto!”
“…”
“una sola domanda…l’ultima…”
“vienitela a prendere la tua risposta…”
“…”

E intanto continuavano a correre… 
…e Steve riprendeva a cambiare direzione continuamente… sembrava divertirsi davvero un casino… sembrava proprio un bambino che si divertiva a non essere acciuffato… 
… e Cla, mentre correva, pensava a cosa stava andando incontro… e quando Steve si sarebbe fermato? Dove la stava portando? Ammesso che la stava guidando da qualche parte…
… e c’era ancora gente in giro… e ce ne sarebbe stata ancora per un bel po’…

Ma a un tratto Cla perse di vista Steve… e si fermò, esausta, a guardarsi in giro per capire dove il fuggitivo avrebbe potuto svoltare…e si ritrovò in un vicolo isolato… e mentre recuperava il fiato pensava a come era arrivata fin lì…dove si trovava… e a come tornare indietro…
…e Steve? Dov’era finito? Stava davvero scappando? Si era nascosto?

Ora la brezza leggera s’era fatta più insistente, e Claudia cominciò davvero a preoccuparsi…e a sentire freddo… e si voltò indietro… avrebbe cercato un taxi… e sarebbe tornata a casa…
Cominciò a camminare quando sentì dei passi avvicinarsi… allora cominciò a correre… ma anche l’inseguitore accelerò il passo… allora Cla riunì tutte le sue forze per correre ancora più veloce… era quasi riuscita a seminarlo…
…ma d’improvviso le sbucò davanti un’altra persona, e non poté evitare di sbatterci contro… e finirono tutti e due a terra… l’una addosso all’altro…
Intanto sopraggiungeva l’inseguitore di Cla… con un cappello da cow-boy in testa… …anch’egli aveva qualcosa sulle spalle… sembrava una custodia… di chitarra!

“Termine di corsa…piccola!”
“…”
“…”

“Jack!?!”
“Steeeve?!?”
“…”

“Ancora non l’hai fatta finita?”
“E tu a quest’ora ancora in giro?”
“?!?”

“Ma quando la smetterai e troverai un qualcosa da fare di regolare?”
“… e magari fare la tua stessa fine… e andare a suonare per qualche soldo e per decine di persone che se ne strafottono di quello che fai, visto che quello che vogliono è solo un po’ di casino per sbattersi… ah, io no… dovresti saperlo Steve…”
“?!?”

“…e qualcos’altro da fare…no eh?… non riesci proprio a trovare nulla di soddisfacente?”
“… e perché dovrei… io sto bene così…”
“Ma ti sei visto allo specchio? Come sei ridotto?”
“E tu? …Ma non ti pettini mai?”
… 

…si guardarono negli occhi, accennarono un sorriso… e poi scoppiarono a ridere tutti e due come matti… come matti… e Cla rimase immobile a guardare… e cominciava davvero a non capirci più nulla… e credeva ormai di stare sognando, visto che il tutto sembrava fin troppo irreale…
…ed anche l’altro tizio con l’altra chitarra si buttò a terra… e continuava a ridere… continuava a ridere… a ridere…
… e Cla, con gli occhi sbarrati, li guardava… sempre immobile… ma questa volta non pensava a niente… proprio a niente… e si passò la mano fra i capelli scuri, come a domandarsi “Ma dove diavolo sono finita?”… “…sono sveglia o sto sognando? … forse quando sono caduta ho battuto la testa ed ora sto sognando… già dev’essere così… sì… così…logico…”
Quando si ripresero dallo shock isterico i due si guardarono e in un attimo sfoderarono le loro chitarre… il suono degli strumenti si sentiva appena, visto che erano elettriche e non in corrente… ma attorno era il silenzio, appena turbato da qualche macchina che sfilava via, lontano…
…e Jack prese a suonare un giro di Blues assai svelto, ritmato, nervoso, facilmente orecchiabile… e Steve prese a svisarci su… e d’un tratto si scambiavano i ruoli…
…e sembravano divertirsi da matti… e sbattevano la testa su e giù, a destra e a sinistra… e la musica scorreva veloce…fluida… sembrava sgorgare naturalmente dalle corde delle chitarre, che suonavano note quasi impercettibili… 
… ad un tratto un'altra persona s’avvicinò ai tre… aveva in mano due bacchette… un po’ consumate, visibilmente vecchie… prese un bidone, staccò il coperchio, lo capovolse… e si sistemò a terra…
… intanto arrivavano altri due sconosciuti… uno aveva con sé una chitarra acustica, l’altro stringeva nella mano destra una tromba…
…nel frattempo il terzo aveva già preso il tempo e guidava, col suo ritmo, le due chitarre… le guidava col coperchio che colpiva a mò di ride e col bidone che faceva da rullante… era sdraiato e colpiva col piede il muro per battere il tempo della cassa. Gli altri due anche si sistemarono… quello con l’acustica si adagiò a terra, poggiò lo strumento a terra in verticale… e ne fece un basso…l’altro preferì poggiarsi al muro e prepararsi ad entrare…

Questo è ciò che Tony avrebbe chiamato un numero davvero eccezionale, “un numero da sballo”… ed in effetti lo era… anche se quella musica non era poi così orecchiabile e semplice da ascoltare… invitava comunque al movimento…
…e per loro sembrava tutto normale… e continuavano a suonare disinvolti… come fosse stato un pezzo provato e riprovato milioni e milioni di volte…
… e Cla aveva sempre più motivi per autoconvincersi di essere in un sogno, e li guardava con gli occhi di una bambina che assiste a qualcosa mai vista prima… La musica intanto continuava a scorrere… e Jack e Steve, di tanto in tanto, si divertivano anche a canticchiare qualcosa… che non si capiva bene cosa fosse… probabilmente non lo sapevano nemmeno loro…

e la musica intanto continuava ad incalzare… e ormai le chitarre che avevano dato inizio al party non si sentivano quasi più, coperte dal suono insistente dei bidoni, dell’acustica, della tromba… ma continuavano e continuavano… ed avrebbero continuato per chissà quanto ancora… se non fosse stato per quel… 
“Ma porca miseria… a quest’ora ancora a fare casino ! E basta!!! Ora basta! Ho lavorato per una settimana intera ed ora non volete nemmeno farmi dormire?!? Andatevene! Prima che scenda a prendervi a calci in culo!!!” … “E’ vero!!! Ma non avete proprio nient’altro da fare?!? Non si può più nemmeno riposare in pace!?!” rispondeva un’altra voce dall’altro palazzo…
… e le luci cominciarono ad illuminare le stanzette che affacciavano sul vicolo…
“Andate via! Prima che chiami la polizia!” … …

Jack s’alzò… porse il cappello in avanti e “Grazie! Thank you very much! Grazie…Buonanotte a tutti…” … “Via! Delinquenti!” … “Grazie ancora… alla prossima! Goodnight!… ragazzi… è stato un piacere!!! Grazie a tutti… buonanotte”
“Ciao Jack” … “Bye Jack” … “…’night Jack” … s’alzarono e sparirono nel buio… nel silenzio…
Jack si voltò indietro… si sistemò il cappello… “Ciao … Steve”
…Steve sorrise… s’era alzato…ma stringeva ancora Jessie con la destra… “Ciao…Jack”
… ed anche Jack scomparve pian piano nel buio… come un fantasma… 
…come un fantasma…
“Jack”

Guardando i gatti, da sopra un tetto
Una chitarra da abbracciare, e poca voce per cantare
Jack sorrideva, poi riprendeva
Il suo motivo strampalato ed ogni giorno reinventato, e poi

Jack si fermava, scrutava il cielo
Poi si guardava attorno per capire dov’era finito
Ma poi sconfitto, si dichiarava
E ritornava voce solitaria col suo ritornello ...

Na na na na, na na na na na na na...

E Jack pensava, e ripensava
A quella signorina conosciuta poco tempo prima
Che veramente, lo affascinava
Che non sembrava solo intelligente ma pure carina
Ma Jack pensava, Jack ricordava
L’amore non gli aveva procurato che soltanto tanti guai
Ed ogni volta si prometteva
Di non sprecare tanto tempo ancora in stupide illusioni, e così
Jack ritornava, coi suoi pensieri
Al sogno di portare in giro per il Mondo un ritornello che fa

Na na na na, na na na na na na na...

Spendeva i giorni, andando in giro
Suonando per la gente che gli capitava sotto tiro
A bere whisky, a far casino
E poi la sera ritornava al suo solito camino

E riprendeva, coi suoi pensieri
A far progetti per il suo futuro che mai avrebbe realizzato
Così abbracciava la sua chitarra
E ritornava a strimpellare un ritornello che faceva così

Na na na na, na na na na na na na...

Jack è sparito, proprio sparito
Qualcuno dice che è scappato, qualcun altro dice “s’è ammazzato”
Ma che tristezza, in questa strada
Adesso senza una chitarra, senza vita che ci scorra dentro

Ma dalla radio, sembra suonare
Un motivetto già sentito, un pezzo un po’ particolare
Ma più nessuno, che si ricordi
Di un certo “Jack il sognatore” che cantava un ritornello che fa...

Na na na na, na na na na na na na...

S’è fatto tardi, Jack ora è stanco
E con permesso va a dormire, non ha più molto da dire, e poi
Forse magari, tornerà ancora
Se il tempo non l’ha già portato via lontano, via lontano con sé


“Jazz”
Steve rimise a posto la sua chitarra… si voltò indietro… come a cercare con lo sguardo Jack… poi si rivolse a Claudia “…divertita?”
“…niente male…”
“Ma hai i brividi… hai freddo? …tieni, prendi pure il mio giubbotto…”
“…g-grazie…”
“Qui ad una certa ora l’aria si fa fredda …”
“Cos’era?”
… “…”
“Cos’era??”
“…Jazz”

“l’LB Band”
“Perché non suoni con loro?”
“…boh!?”
“Mi piacerebbe essere ascoltata quando parlo!!!”
“…qui comincia a tirare vento… dove abiti?”
“…boh?!”
“…mica sfotti?”
“no…perché? Non so dove mi trovo, sono stanca, ho freddo e sono in mezzo a gente che non conosco!… e tutto grazie alla tua fuga! Non sono pratica di queste parti…Il mio appartamento dovrebbe essere dall’altra parte di Milwaukee, rispetto al Circus…nella zona est …al locale sono arrivata con delle amiche che mi hanno dato un passaggio” …
“..hey, mica ti ci ho costretta ad inseguirmi! Cmq, vedi… un modo per dormire sotto un tetto ci sarebbe…”
“…spara…”
“Se raggiungiamo il BumBum possiamo trovare Tony…che ci potrebbe dare un passaggio… ma credo sia diretto a Sud…presso Chigago…visto che la domenica sta tutto il giorno in uno chalet presso il Michigan…”
“…mi stai dicendo che non tornerò a casa per stanotte?”
“…qualcosa del genere…ma se vuoi…posso ospitarti a casa mia… ho un letto e un divano…”
“…”
“…allora?”
“…ok”
“Andiamo, dobbiamo muoverci!”

Così s’incamminarono a passo svelto, diretti al BumBum…
… “cos’è il BumBum?”
“un locale”
“Disco?”
“Yes”
“Quanto dista da qui?”
“mah…credo… non più di… un chilometro”
“…(kazz)”

“Perché non suoni con loro?”
“Non si può”
“Come mai?”
“Qualche anno fa io e Jack suonavamo insieme… ci riunivamo con il gruppo e studiavamo insieme i pezzi che avevamo scritto, io e Jack… provavamo in una casupola che si trova nei pressi della mia casa… l’avevamo insonorizzata noi, in qualche modo… beh, non era proprio il massimo, ma a noi andava bene così…anche perché lo facevamo soltanto perché ci piaceva, solo per divertirci…all’inizio…
… non appena mi saltava in mente qualche idea, una melodia, un giro o un testo, correvo a chiamare Jack, che a sua volta correva ansioso a vedere cosa bolliva in pentola… e insieme discutevamo, soli, io e lui, sulle armonie, sui testi, sugli assoli, sugli stacchi… e passavamo ore ed ore chiusi in quella specie di capannone… poi ciò che ne veniva fuori lo mostravamo agli altri, che accettavano entusiasti quasi tutte le nostre indicazioni ed idee…anche perché, comunque, ognuno era libero di “muoversi”, musicalmente parlando, senza intaccare o disturbare l’impalcatura di base, ed ognuno aveva i suoi “spazi”, ove esprimere e mostrare ciò che riteneva migliore per il suo strumento e per il proprio style…
Era davvero eccezionale… poche covers e quasi tutti i nostri pezzi… una scaletta che ci avrebbe permesso di suonare ovunque… 
… esordimmo, con la migliore formazione, proprio al Circus… fummo bravi, davvero…tutti… avevamo poco più di 18 anni a testa e grandi margini di miglioramento… 
…avremmo potuto fare qualsiasi cosa insieme…
…ma dopo la seconda serata, Walter, il vecchio gestore del Circus, si avvicinò a noi… “Bravi…davvero bravi… i vostri pezzi sono apprezzabili, ma, se solo riusciste a produrre qualcosa di più…orecchiabile… di meno…sincopato, con meno variazioni…insomma qualcosa di più…semplice… sarebbe sicuramente più ascoltabile e…”
“Senta, questa è la nostra musica… non conosciamo altro…e non possiamo fare meglio…” rispose prontamente Jack.
“Sei proprio sicuro che non c’è modo di arrivare ad un accordo? Potrei mandarvi ad esibirvi ovunque, con un repertorio di inediti un po’ meno…”
“Forse non sono stato chiaro! Non abbiamo alcuna intenzione di cambiare ciò che facciamo… e tantomeno lei può fornircene alcun motivo!”
Intanto noi seguivamo il duello con attenzione senza trovare il coraggio né il modo d’intervenire nel confronto… Jack sembrava davvero incazzato… raramente l’avevamo visto così prima d’allora…
“Hey, ragazzo… tanto per cominciare…che ne pensi di 300 dollari a serata…
…a testa?”
“Cazzo!!! Ma come diavolo devo dirglielo! Non me ne fotte un cazzo dei tuoi sfottuti soldi!!! Puoi propormi anche un milione di dollari a serata! Sai dove te li puoi sbattere?!?”
“Hey Jack! Calmati”
Ma non ne volle sapere. Sbatté la chitarra nella custodia e corse in sella alla sua moto lasciando tutti letteralmente a bocca aperta. Anch’io ero rimasto immobile, fermo, inerte lì su due piedi, senza rendermi conto di ciò che succedeva, senza avere la forza di muovere un dito… anche perché non sapevo da quale parte schierarmi…
…in un primo tempo tutti gli elementi del gruppo maledirono il comportamento di Jack, che aveva precluso al gruppo una grande opportunità… l’unico che, forse per amicizia, forse per altro, cercò di prendere le sue parti fui io… 
poi, scherzo del destino, l’unico che l’ha tradito, alla fine, sono stato proprio io…

… Jack non tornò più al nostro covo… e per un po’ provammo senza di lui… ma sentivamo il peso della sua assenza… ovviamente, soprattutto per me, era stato effettivamente uno shock… quella incrinatura avrebbe poi spaccato il gruppo… 
… arrivati a un certo punto sentivamo ingiusto suonare testi o musiche che aveva scritto Jack… era un furto… un vero e proprio tradimento… e nonostante l’accaduto volevamo tutti ancora bene al nostro ex-chitarrista…
Anche le mie composizioni, senza il mio prezioso critico personale, non riuscivano più come prima… sentivo, soprattutto a livello psicologico, la mancanza di un sostegno così vivo e forte, come poteva essere solo quello di Jack…
Annunciai al gruppo la mia resa… in realtà era già tutto fin troppo evidente dalla prima sessione di prove senza di lui che qualcosa s’era spezzato… e non c’era modo di recuperare… 
…col tempo tutti poi passarono decisamente dalla parte di Jack… decisero di non suonare più per soldi… decisero di suonare in primis per loro stessi… e poi per gli altri… e la loro musica non sarebbe mai più stata registrata… e forse nemmeno più scritta…
… gli altri non li ho nemmeno più rivisti… si diceva che Frunks fosse partito per il vecchio continente, che Robert fosse scomparso, forse suicidato, che Alain avesse deciso di trasferirsi in un’isola del Pacifico… in realtà non ne ho più saputo nulla… nulla di attendibile… di tanto in tanto capita d’incontrare Jack… ma solo casualmente e in posti ed ore assolutamente impensabili… come hai potuto vedere… 
… ecco! Ecco il BumBum! Presto vieni!”
“Finalmente!”

Steve si fermò all’ingresso a parlare con un tizio della security… ma non riuscì a passare, e disse di chiamargli il signor Mancini… “Il signor Mancini è impegnato al momento. Lo avvertiremo appena possibile”.
Ma dopo una ventina di minuti ancora nulla… “Ma che diavolo!?! Ho detto che è importante e voi ve ne strafottete altamente di chiamarmi Tony?! Bene… se è così…” …
Ma, fortunatamente, proprio Tony corse a vedere cosa succedeva all’ingresso…
“Hey Steve!? Ma che è successo? Dove diavolo sei fuggito?”
“Niente…avevo dimenticato una cosa importante… comunque… poi ti spiego… fra quant’è che torni a casa?”
“Stavo appunto andando via…perché? Vuoi uno strappo?”
“Beh… se non ci sono problemi… sei diretto a Chicago?”
“Solita rotta, Boy! E la signorina? Viene con te?”
“Sì”
“Tieni le chiavi… monta su, arrivo subito”
“Ok…Tony…”
“…”
“Grazie mille…”
“E di che? Dai muoviti…vi raggiungo tra un minuto”

Steve tolse l’antifurto ed entrò in macchina…a fianco al posto di guida… Cla era rimasta fuori… sembrava immersa nei suo pensieri… “Hey…resti qui?”
“Ah, no…arrivo… …com’è che vi chiamavate?”
“…chi?” … “il gruppo!” … “ah…già……LB Band” … “LB?” …
“Già… Little Big Band… non siamo mai stati dei fenomeni per quanto riguarda il nome del gruppo…
… pensa che quello attuale è “Fallen Devils”…”
“Mi sarebbe piaciuto ascoltarvi…”
“…già…”

“Hey boys&girls, zio Tony è tornato! Si va a casa!”

La macchina si mise in moto e cominciò il viaggio che avrebbe seguito un buon tratto della costa ovest del Michigan… Claudia era esausta… si rannicchiò nell’angolo sinistro alle spalle del conducente, reclinò la testa sulla sinistra, e rimase in uno stato di dormiveglia per buona parte del viaggio…
Anche Tony era molto stanco, e preferì concentrarsi alla guida, concedendosi poche battute con Steve…poggiato con la testa al finestrino…
… “Chi è? La tua ragazza?”
“no…”
“Un’amica?”
“…diciamo di sì…”
“Si muove bene…non trovi?”
“… non c’è male”, è tutto ciò che Steve si sforzò di dire…

Intanto Steve continuava a guardare fuori… a fissare qualcosa…
“Sa anche cantare?”
“…boh…”
“E’ anche molto carina… potrebbe avere i numeri per farcela…”
“…già…”

La radio suonava intanto un vecchio pezzo dei Led Zeppelin… il cielo era sempre limpido… l’andatura sostenuta e costante… per le 4:30 sarebbero giunti a Chicago…
“Potresti inserirla nel gruppo…”
“…mah…”
“Perché no? Una voce ed una bella presenza femminile non possono che migliorare l’immagine del gruppo… non credi?…e poi, sinceramente, credo che la mancanza di Julia cominci a farsi sentire...”
“…mah…”

Il viaggio si avviava a conclusione. Mancava ormai 1 Km alla destinazione…
… “hey! Pupa! …com’è che si chiamava? Ah sì…Claudia! Claudia sveglia! Capolinea!”
La testa di Steve era sempre appoggiata al finestrino, inerte, come svuotata. 
“Steve! Questa è in alto mare! Che facciamo? …Claudia-a…”
La ragazza aprì lentamente gli occhi… “Dove sono?”
“A casa piccola!”
“ah…ma allora era tutto vero? Proprio tutto?”
“Beh…non so a cosa ti riferisci…cmq ora avrai un letto vero per dormire…”


“Sky”
Tony accostò l’auto ad un boschetto. E si fermò. Cla si voltava attorno cercando una casa, o qualcosa del genere. 
STEVE “Ok…andiamo…su vieni… grazie Tony! Alla prossima! ‘night!”
CLA “Dove andiamo? Non vedo nulla qui intorno…”
STEVE “e non fare storie su…dai che si è fatto tardi…”
TONY “Forza dolcezza! La corsa è finita! Ciao Steve, ti chiamo per la prossima ! ‘night”
Cla ebbe qualche momento di esitazione…non riusciva proprio a vedere nulla che potesse somigliare ad una casa… alla fine si decise a scendere dall’auto e ad affidarsi, a malincuore, alla guida di Steve…
“Chiudi bene il giubbotto…qui tira un’aria fredda a quest’ora”
Il leader prese una direzione che non convinse molto il seguito…andava precisamente incontro al bosco…era diretto lì…ma non c’erano molte alternative per Cla… sentiva che stavolta poteva fidarsi di Steve… e lo seguì…
Bastarono comunque 5 minuti per giungere a destinazione. Difficile da scorgere nel buio, perfettamente incastrata nel verde delle sponde del Michigan, una villetta di modeste dimensioni attirò immediatamente gli occhi di Cla… “è questa?”
“…sì…perché?”
“finalmente!”
“…stanca?”
“un po’…”
Giunsero all’ingresso. La porta non era serrata. Non v’erano serrature.
“Come mai non è chiusa a chiave?”
“Chi vuoi che ci venga qui…”
“…”
“…”
“mah…boh…potrebbe darsi che…”
“e poi c’è lui!”
Non appena Steve spalancò la porta si vide arrivare addosso Sky. Uno splendido esemplare di Siberian husky. Il folto pelo argenteo sul dorso schiariva progressivamente sfumando verso il torace, e si combinava perfettamente col ghiaccio degli occhi, chiarissimi. Il torace profondo, le zampe forti e l’altezza, sui 60cm, gli conferivano un aspetto da lupo. Come dei disegni dalle perfette geometrie alcune macchie più scure solcavano la fronte e la parte superiore del muso tracciando inconfondibili simmetrie. 
Non esitò un istante a fare le feste al padrone… “Buono, buono Sky…fai il bravo che è tardi…”
Il cane si fermò di scatto. Ma non era per le parole del padrone. Si era accorto della presenza della ragazza che aveva esitato ad entrare. Con fare cauto, quasi felino, Sky si avvicinò a Cla… la squadrò meticolosamente da capo a piedi… 
“morde?”
“Solo i cattivi”
“ah…”
L’ husky prese ad annusarla… Cla era immobile…paralizzata dallo sguardo ghiacciato del cane… 
“non muoverti…non preoccuparti…dagli la mano…”
“…”
“porgigli la mano!”
La ragazza porse lentamente la mano destra al lupo… Sky le leccò il palmo… e le saltò addosso.
“Steeve!”
“Non preoccuparti! Vuole solo giocare! …ok…Sky vieni qui!”
Il cane non si fece pregare, si voltò e tornò subito dal padrone.
“Ora basta Sky! Tutti a nanna, Ok?”
Il cane sembrava ascoltasse davvero… e capisse tutto alla lettera…infatti subito s’acquietò e si buttò sul divano. 
“No Sky! No! Scendi! A terra, qui!”
Il cane prese come a lamentarsi… “E dai! Su!”… “Ok, è la guerra che vuoi?”
Steve si lanciò contro il cane che subito si alzò sulle zampe e scese dal divano con un balzo. Così Steve gli saltò addosso e gli infilò l’avambraccio tra le file di denti, bianchi come avorio… sembravano stessero lottando sul serio…Sky ringhiava e si agitava… Steve cercava di bloccarlo…
Cla non sapeva che fare… rimase attonita a godersi lo spettacolo… e poi
“Steve…..Steeeve!? Tutto a posto?”
“Don’t worry! Sta solo giocando!”
“ah…se è così…”
“Ok Sky…ora basta!”
Ma il cane saltava a destra e a sinistra e sbatteva la coda a sinistra e a destra, sembrava pieno d’energia ed aveva voglia di giocare ancora un po’…e come ad invitare il padrone a duello si irrigidiva sulle zampe e lo scrutava con quegli occhi di ghiaccio…
“Stop! Siamo stanchi Sky! Ora a nanna! Non fare lo stupido!”
Così il lupo si rassegnò e si adagiò dolcemente sul pavimento.

“Vieni…scusa il casino…ma è da un po’ che non metto a posto!”

“Flames”
Un’oasi di …caos! Cavi, fogli, plettri, cd, floppy, e manubri e pesi smontati buttati a terra, dappertutto…e dappertutto regnava il caos più totale. Era come non c’abitasse nessuno più lì dentro. Almeno così sembrava.
In realtà quello era il segno tangibile di una vita che lì albergava e che in quel caos si specchiava come in acque vergini, e che in esse tornava a tuffarsi ogni istante per non uscirne mai del tutto. 
Eppure c’era qualcosa…qualcosa di familiare in quella confusione immane…qualcosa che Cla aveva forse dimenticato, e che risaliva la china delle sue memorie per tornare a galla…
…e per un attimo il subconscio le restituì una dolcissima sensazione, oramai dimenticata, che la riportò indietro nel tempo…indietro…
…e le sembrò di rivedere tutti i suoi giocattoli e le sue bambole che affollavano la stanza, e si ritrovò bambina felice di perdersi in quel caos generato dalla sua stessa mano e dalla sua fantasia… e girava su se stessa come a verificare che non stesse sognando… e spalancava gli occhi a ritrovare uno ad uno quei compagni d’infanzia… ed abbozzò un sorriso… e sentiva che le girava la testa… ma comunque una sensazione dolce… una dolcissima sensazione, ormai dimenticata, che la stava riportando… e rigirava su stessa come a… e spalancava gli occhi… ed abbozzò un sorriso… dolce… le girava la testa… dolce… ed abbozzò un sorriso e… 
Steve fece appena a tempo a salvarla da un violento impatto col pavimento. Gli cadde tra le braccia. Sulle labbra ancora abbozzato quel sorriso. 
“Dev’essere davvero stanca”. Ed adagiò quel corpo di donna sul letto con una tale dolcezza che sembrava stesse accompagnando una bambina, tenendola in braccio, al varco dei sogni. E coprì quelle gambe nude e lisce come si rimboccherebbe la coperta ad un bambino. 
E quando, prima di lasciare la stanza, si voltò indietro, era come a cercare di rubarle, per un istante almeno, quel sorriso, che ancora le rimaneva impresso sulle labbra… per un istante almeno… se ci fosse riuscito… se solo… 
…corse nello studio, se così lo si può definire, e prese ciò che gli serviva…
…si sistemò vicino al letto col cavalletto…spense le luci; rimase accesa soltanto una piccola lampadina…intanto Sky si accucciava ai piedi del suo padrone…

…e la tempera rossa prese ad inseguire le pennellate sciolte, tracciando onde sinuose sulla tavola vergine… come sangue vivo e caldo si spargeva sul bianco candido, ora profanato per sempre da tracce che si facevano sempre più insistenti al centro, e sfumavano progressivamente correndo verso i bordi della tavola, leggermente inclinate dall’alto verso il basso proseguendo da sinistra a destra… …spruzzi gialli e violacei spezzavano la monotonica scala del rosso, dando vita e contrasto al tutto…un azzurrino incostante, invece, sporcava gli spazi vuoti ai bordi del cuore del disegno… 
…che pian piano emergeva dalla tavola scavato dai pennelli che, dolcemente o repentinamente, spazzavano via il bianco… come un reperto scavato chissà in quale angolo della testa di Steve… come qualcosa di difficile da scoprire, ma qualcosa d’importante, di grande,… qualcosa di vivo. Quando arriva quel momento credi di essere un dio, credi che stai davvero “creando” dal nulla qualcosa, qualcosa di grande…qualcosa di vivo… perché è in quel momento che senti ciò che vivi dentro, in fondo… e fu allora che le fiamme dalla tavola corsero ad abbracciare Steve, e presero ad attorniarlo… e lui lì, a guardarsele, anzi, a godersele… come le avesse davvero create lui… dal nulla… chiudeva gli occhi e le sentiva, poteva sfiorarle e poi ritrarre la mano intorpidita… 

Ma non ci si poteva arrendere. Ed allora continuò ad occhi chiusi… e prendeva le distanze affidandosi al calore… e non avrebbe mai sbagliato un tocco anche provando mille e mille volte… …ed i polsi continuavano a lavorare freneticamente… a scavare, a spostare, a soffiare, …
…così s’alzò anche l’ultima pennellata dalla tavola, ma soltanto dopo aver rincorso le tracce di quella scoperta per 2 ore circa. 
Ininterrottamente.

Sulle labbra della bambina ancora quel sorriso. Per terra tutto gettato a caso. 
Quel quadro. …sembrava un pasticcio.
Sembrava.
Tutto gettato a caso.
Per terra.
Sulle labbra.
Ancora quel sorriso.
Tutto gettato a caso.
Sembrava.
Quel quadro. Sulle labbra ancora quel sorriso. Dolce. Limpido. 
Niente a che vedere con quel quadro. Un pasticcio.
Sembrava.

Fiamme che avvolgono tutto nella semioscurità. Ma leggére. 
Che quasi puoi sfiorarle senza sentire il fuoco che preme sulla carne. Leggére leggére.
Sottili. Limpide. Sinuose. 
Dolci.
Come gettate a caso avvolgevano ogni cosa. Avvolgevano anche Cla. E le sue membra.
Vive. Carezzavano le sue gambe. Dolci. 
Soffiavano sui suoi capelli. Leggere. 
Riscaldavano il suo corpo. Calde. E non solo.
Vive.

“Blackout”
Steve le lasciò lì. Stranamente non velò la tela. La lasciò scoperta affianco al letto. S’alzò stremato. Le ultime energie gli bastarono a raggiungere il divano nell’altra stanza. Ne voleva altre. Ma non sapeva più dove cercarle. Eppure non poteva arrendersi così. Anche quella notte. No. Ancora no. Bisognava trovarle. A qualsiasi costo. Non poteva rischiare che accadesse ancora… e poi…e poi…. 

…… ma non riuscì ad evitare ad evitare di crollare sul divano e sprofondarci esausto. Ore: 6:40. 
Fu graziato. Almeno per quella “notte”. Sempre che di notte si possa parlare alle 6:40.



“Rising Sun”
Il Sole infatti non tardò a riempire il lago di colori con le sue prime luci, quelle sottili, pennellate tanto sottili che sembrano penetrare ogni cosa per restituirle la vita, quella vita che pareva scomparsa, in realtà non altro che nascosta sotto un velo di polvere di stelle. 
La volta celeste limpida, nemmeno l’ombra d’una nuvola, una tavola vergine. 
Limpida come l’acqua in cui si specchiava. 
E soffiava una brezza leggera. Dolce. 
Ed il tutto sembrava coordinato da un eccelso direttore d’orchestra. Chissà se davvero è così. 
Chissà se davvero c’è. 
E se non c’è … beh… allora… quello… intendo quello spettacolo… allora quello è Jazz…

Tutto gettato a caso. 
Sembrava.
Sembrava.
E sulle labbra ancora quel sorriso. 

“Believe”
… “Quanto tempo ancora vorresti a disposizione? Vorresti vivere per altri 20 anni, 30 forse? 50? 100? Per sempre? Non credo. A pensarci bene ti ci spaventeresti anche tu dinanzi un’eventualità simile. C’è che forse è meglio così, in fondo… a pensarci bene…
Magari basterebbe una sola settimana… per cambiare la tua visione delle cose… magari un giorno… una giornata soltanto… forse ci si potrebbe accontentare di quanto si è vinto, senza pensare continuamente al rilancio… sarebbe più semplice accettare l’epilogo della partita… 
Magari ci si potrebbe accontentare di un’ora. Che follia. Scambio un’ora per una vita. 
Ti domanderai “che ci guadagno?”. 
Me lo chiedo anch’io.
Se però quell’ora fosse “viva”, 3600 secondi di ciò che vorresti veramente…
Allora sì. Allora forse il gioco varrebbe la candela. 
…scuoti la testa?
…a volte capita anche a me…
…ma che ne diresti di un’ora con lei, che sembra dare un senso alla tua giornata, che riesce a regalarti forze sconosciute, che, non sai perché, ma quando ti si avvicina è come una scossa dentro…
…ma che ne diresti di un concerto in uno stadio con più di mille persone che intonano una tua canzone e la fanno loro assieme a te… 
…e di un’ora da dedicare a te… solo a te… già proprio a te… a pensare about cosa pensi, e perché… a cercare di capire se c’è qualcosa di cui davvero senti il bisogno…e perché… a cosa vorresti essere… chi vorresti diventare… e perché…

Forse ti stai chiedendo come sia stato possibile in tutto questo tempo non fare una considerazione del genere. O meglio come farla e non renderle la dovuta considerazione.

Forse è stato meglio così. Per te. 
Per me non so. 
Non credo. 
Ti chiederai… “ma non hai dimenticato qualcosa? Non credo…??? Non credo CHE?”. 
Non so. Se ho dimenticato qualcosa per l’appunto non ricordo più cosa sia di preciso… mi sa che forse l’ho dimenticato davvero!… magari nelle persone… magari in ideali… che poi gli ideali li costruiscono le persone… ed altre persone plasmano loro stesse attingendo da ‘sti ideali… 
…alla fine ognuno si sceglie la sua giostra, adattandosi alle relative controindicazioni… poi magari dopo un po’ decide di cambiare…e all’inizio può anche girarti un po’ la testa, ma poi ci fai l’abitudine.
Ma non credo che in fondo la mia visione delle cose sia quella giusta. E’ semplicemente la mia. Uno dei fattori allarmanti è il fatto che è mia ormai da troppo tempo e senza subire nemmeno un graffio… ed ora comincia davvero a girarmi la testa… e non vedo il modo di scendere…
E non credo che debba convincere qualcun altro che ciò che dico sia vero. 

Credi.
In tutto quello che fai.
In quello che sei.
In quello che vuoi.
Se ne hai l’opportunità.
Trova qualcuno che ti ami veramente. O almeno che credi ti ami davvero.
E se non trovi qualcuno, trova qualcosa da amare. 
Cerca un foglio bianco ed una penna. 
Cerca una chitarra da suonare.
Cerca un pallone da calciare.
Cerca.
Trova.
E credi.
Credici un po’ anche per chi ha smesso.
Chi ormai lo considera come un brutto vizio finalmente lasciato alle spalle.

Credici un po’ anche per me. 

In tutto quello che fai.
In quello che sei.
In quello che vuoi.
Credici un po’ anche per me. 
Credi in te.
Anche per noi.

Semmai trovassi il segreto del tuo paradiso, questo sarebbe un po’ anche nostro.
Cerca la vera storia di Eva. 
Non fermarti alle apparenze.
Cerca la vera storia. 
Prima che il tempo cambi.
Prima che ti cambi.
Prima che sia tardi.
Prima di domani
Vola e non fermarti.
La luce del Sole non ti accecherà.
Il tuo coraggio non ti tradirà.
Credici.
Anche per noi.

Believe.
Believe.

Bruce Dixon

“Con…fusion”
“Chi è Bruce Dixon?”… Cla abbandonò la “sua” camera che stringeva un vecchio diario …non era ancora troppo sveglia… “e che era quella roba vicino al letto?… non ricordo di averla vista ieri…”
…non si accorse nemmeno che Steve era ancora sprofondato nel divano… e non aveva l’aspetto di uno a cui avrebbe fatto piacere essere svegliato…
Decise allora di preparare qualcosa… tanto per ricambiare l’ospitalità…
…ma nella sua testa cominciava ad agitarsi una certa confusione… 

“Trying”
…al centro del campo combattere per un pallone… riconquistare la sfera per ripartire e prendere in break l’avversario… Chris si vedeva la strada sbarrate dalle feroci gambe degli avversari… una decina di minuti al termine ed un punteggio ancora da sbloccare… poi come un lampo…
…la coda dell’occhio che insegue lo scatto bruciante di Alex diretto verso il limite dell’area avversaria, un istante appena ed il tocco liftato di sinistro ad incrociare effettuato da Chris, quasi spalle alla porta avversaria… l’affanno del terzino destro colto in controtempo, ma comunque ancora in grado di riprendere quella freccia che avanzava verso la sua postazione sguarnita…
… niente tempo per pensare… pochi istanti dal momento in cui il pallone parte da un piede ed arriva a destinazione ed avresti già dovuto scegliere il da farsi… e allora non serve pensare… e allora è meglio seguire l’istinto, che in porta l’attaccante di razza ce lo porta, di solito, l’istinto…
ed ecco Alex decelerare leggermente…e a sua volta il terzino, per colmare l’ormai breve distanza, spingere al massimo sulle gambe…
Anche l’istinto, a volte, è geniale.
Toccare il pallone con l’esterno destro, scattare in diagonale verso la porta e lasciare l’avversario sulla propria sinistra sbilanciato per inerzia… può bastare per garantire la sfida 1 to 1 con l’estremo difensore…
Ma qualche volta non basta… Alex non s’era ancora accorto di una bandierina alzata con qualche istante di ritardo dal guardialinee che presidiava la fascia opposta a quella ove si svolgeva l’azione, e quindi colpì, come suo solito, con tutta la sua rabbia, la sfera…
Collo pieno diretto al secondo palo a mezz’aria… il portiere nel tentativo estremo di chiudere lo specchio correva in uscita verso l’attaccante… e poi lo slancio verso la sfera… la mano aperta, tesa a cercare il contatto col pallone…
Ma ormai la sfera volava verso l’incrocio… ed Alex era già pronto a voltare le spalle e tornare nella propria area per il nuovo calcio d’inizio…
Ma il fischio dell’arbitro indicava non la rete tanto cercata… bensì una posizione irregolare di off-side, proprio di Alex.
Che il giovane non fosse troppo d’accordo lo si poteva anche comprendere. In effetti la posizione sembrava a tutti più che regolare, antecedente la linea difensiva al momento del lancio.
Ma se il guardalinee alza la bandierina l’arbitro fischia. E se l’arbitra segnala un offside…è offside. Chiaramente tutta la panchina dell’Arsenal s’alzò di scatto… chi per esultare… chi, avendo compreso la situazione, per imprecare…
Ci mancava poco che Alex linciasse il guardalinee… fu proprio Chris a fermarlo… “va a prendere il pallone… manca poco ormai…” gli sussurrò dopo essere riuscito quasi a calmarlo… 
Alex fece come suggeritogli dal compagno… corse, ancora un volta verso la porta, questa volta però per consegnare la sfera all’avversario incaricato di battere la punizione…
Rilancio lunghissimo a superare la trequarti… e così il pallino del gioco ancora alla squadra di casa… apertura immediata del centrale sulla fascia sinistra, lo stacco di testa da parte di Phil a indirizzare il pallone verso Chris… raddoppio di marcatura immediato… finta di corpo e scatto volto a passare tra i due… ma un brutto fallo intenzionale costrinse Chris ad accasciarsi al suolo…
Il contatto era stato violento… tacchetti contro stinco… Alex infuriato si avviò verso il giocatore che aveva commesso il fallo… Nick dalla porta correva a sincerarsi delle condizioni del compagno a terra… l’arbitro subito ammonì verbalmente, e poi, col cartellino i due giocatori che si erano spintonati…
La barella portò Chris, momentaneamente, visto che tutte le sostituzioni erano già state effettuate, ai bordi del campo… sembrava dolorante al ginocchio…
Intanto si continuava a giocare… ancora un lancio sulla sinistra per Philip… il controllo seguire e poi su la testa a studiare i movimenti dei compagni… ma non c’era tempo da perdere… palla sul destro, finta di cross, sempre il destro poi accompagnava la sfera sul margine sinistro del campo… il cross dal fondo a cercare l’ultima chance… “vai Alex!” … stacco perentorio del centravanti che batteva i difensori in elevazione e proiettava il pallone sotto la traversa…
…la sfera trovò il legno, a portiere ancora una volta battuto… e poi fu sparata fuori da un difensore appostato sulla linea di porta…
Alex non sapeva più cosa fare… quel pallone non voleva saperne di entrare… e ormai mancavano non più di una manciata di minuti, compreso recupero, al fischio finale…
Il cielo cominciava a farsi grigio, e s’alzavano folate gelide di vento a ghiacciare il manto d’erba…
Bisognava tirare… non importa da dove e come… tirare assolutamente e al più presto…
La rimessa laterale effettuata dal terzino, e ancora un pallone da giocare per Phil e su di lui immediatamente il raddoppio di marcatura e… ancora un fallo… probabilmente l’ultima chance di tirare verso la porta…
Sul pallone si portò proprio Phil che aveva subito il fallo… ovviamente un mancino da una posizione così defilata non può che tentare un cross… nell’area di rigore si contavano più di 12 giocatori… impossibile eludere la soffocante marcatura dei centrali per Alex… e quindi bisognava affrettarsi a scegliere un nuovo destinatario a cui indirizzare la sfera…
Ma Phil chiuse gli occhi per un istante… li riaprì e s’apprestò a calciare la sfera…
Il tocco vellutato di sinistro indirizzava la sfera verso il primo palo… la traiettoria sembrava incrociare solo i cartelloni a bordo campo… ma l’effetto impresso dal calcio era tale da riportare nello specchio della porta il pallone… il portiere, che s’apprestava ad uscire a centroarea per intercettare il cross, cambiò immediatamente direzione e correndo verso il palo posto alla sua destra si lanciò in tuffo disperatamente… ma era già tardi…
… tutta la panchina in piedi pronta ad applaudire la prodezza… gli spettatori col fiato sospeso seguivano con occhi increduli la traiettoria disegnata magicamente dal pallone… 
… ancora una volta.. clamorosamente la sfera sbatteva contro il legno… questa volta quello alla destra del portiere… ancora una volta battuto… …ma il pallone era rimasto ancora in gioco!
…e ancora una volta il più lesto fu un difensore, che scaraventò il pallone fuori dall’area… !!! 
Ma altrettanto clamorosamente, al limite dell’area c’era Nick ad aspettare il pallone! Dotato di un tiro molto potente, anche se raramente preciso, l’estremo difensore era corso a dare manforte ai compagni avanzati lasciando Tim, da solo, a difendere la porta…
Senza pensarci due volte, sfruttando il disimpegno impreciso della retroguardia avversaria, il portiere colpì di collo pieno con tutta la sua potenza indirizzando la sfera al palo più lontano, ove ormai l’altro guardiano non sarebbe mai potuto arrivare…
…il pallone schizzò come una scheggia impazzita verso la porta e, ancora una volta, per l’ultima volta, tutti s’alzarono aspettando che la rete si gonfiasse…
La sfera passò la selva di gambe e di uomini che intasava l’area avversaria…
… baciò il palo sinistro della porta…
… e concluse la sua folle corsa sul fondo… 
… sbattendo su di un cartellone pubblicitario… e rimbalzando sulla pista esterna al campo…
… a quel punto il triplice fischio dell’arbitro diede fine alle ostilità…
Si sarebbe deciso tutto sul campo avversario nella partita di ritorno. 
Ed era evidente che non sarebbe stato facile.
Intanto Chris aspettava in infermeria notizie dal campo… e dopo aver udito per più di una volta il boato del pubblico non riusciva ad immaginarsi cosa era potuto accadere sul campo… probabilmente Alex finalmente l’aveva buttato dentro quel maledetto pallone… o magari gli avevano annullato un altro goal!… o forse Nick si era esibito in qualche volo per salvare la rete…
O forse…
“Chris…” 
“…che c’è? Allora? Quando potrò riprendere gli allenamenti?”
“…è una brutta botta… dovrai aspettare che ritorni in condizioni ottimali… non puoi giocarci sopra… ” 
“Allora?!? Si può sapere? …una settimana… due…?”
“…almeno un mes…”
“CosA?”
“Dovremo verificare fra un mese le tue condizioni…”
“…Ed io che farò in tutto questo tempo??? Guarderò gli altri correre?…”
“Ora devi solo pensare a riposare… solo così potrai rientrare al meglio…”
“Ma tra una settimana c’è la ripetizione della semifinale… non posso mollare la squadra proprio adesso!”
“…al massimo, con la tua collaborazione, possiamo cercare di abbreviare i tempi per un rientro parziale…magari con un’infiltrazione…ma questo solo per la finale…e non offro garanzie…”
“Damn!!!”
…la porta si aprì di scatto… sull’uscio Alex…visibilmente inkazzato come mai prima…
“…Nada! Quel fottuto pallone non ne ha voluto saperne di entrare! …Merda!…” e scomparse…

“Theft”
“Dove l’hai preso?!? Chi ti ha dato il permesso?” 
“…ma veramente…l’ho trovato…”
“Dove???”
“Era a terra vicino al letto e…”
“E cosa? Chi ti ha concesso il diritto di aprirlo?”
“…io non pensavo che…”
“No?! Non pensavi? Già…dovevo immaginarlo…sei troppo carina per pensare e…”
“Cosa stai insinuando?!?”
…Sky prese improvvisamente a ringhiare e s’impuntò
… >>SKRASH<<
Dalla finestra entrò una figura esile, bassina, … ma non era un… somigliava ad un essere umano ma era… una sorta di… era… un’ombra!
La rapidità con la quale si muoveva rendeva chiaro il fatto che non si trattasse di qualcosa di umano… anche se le parvenze…
Quella cosa si muoveva come una scheggia… e sembrava puntasse dritto su Cla…
Nemmeno il tempo di rendersene conto e quell’essere sfilò il diario che la ragazza stringeva nella mano sinistra per poi schizzare verso lo specchio…e poi… e lì scomparve… cioè…sembrava fosse passato per lo specchio…sembrava… 
“Per lo specchio?!?”…Steve domandò ancora …e Cla
“L’hai vista anche tu…io ti ho detto cosa mi è sembrato di vedere… se anche tu dici di…”
“Ma non è possibile!!! L’unica possibilità è che abbiamo preso una svista… eravamo entrambi…”
“Svista?? Ma siamo in due…io… non lo so… non lo so… ma cos’era?”
“Scusa ma secondo te cosa poteva essere?”
“Steve…l’ho vista quasi quella cosa… mi ha sfiorato e…non mi è sembrato fosse proprio un uomo”
“Ah no? E che era un alieno? Un fantasma? Un ninja? Ma dai…”
“…non lo so… e poi è stato un lampo… come può un uomo..?”

Sky intanto rimaneva immobile davanti lo specchio come a cercarne la fine in profondità…
Che ad alcune cose non ci si creda perché non le si è viste coi propri occhi…questo è concepibile… problema più intricato da risolvere è forse quando pur vedendo coi propri occhi non ci si convince di aver visto per davvero.

“Non è possibile…” Steve sedeva sul divano… le mani congiunte a formare una particolare geometria, con i due indici premuti l’uno contro l’altro le cui estremità toccavano il punto del volto che faceva perfettamente centro tra i due occhi, ed i pollici, anch’essi complici a sostenere il peso della testa, che premevano sotto il mento…“Eppure è così…”
“Steve… cos’era quel diario?”
“Un diario”
“…dai, davvero… se non vuoi comunque fa nulla”
“…”
“…”
Sky continuava a fissare lo specchio… come a cercarne un fondo…
“È tutto quello che mi rimane di mio padre… era il suo diario…”
“…” Cla avrebbe voluto chiedere… ma non trovava le parole per…
“Era?…sì…è morto”
“…”
“Lo so lo so… ti dispiace….già…”
“…” 
Gli occhi della ragazza cercavano a più riprese di incrociare quelli di Steve…
ma questi continuava a… sembrava fissasse il vuoto dinanzi i suoi occhi… 
e Cla non trovava il modo d’intervenire…

“…è successo in Africa… avrò avuto 14 anni…hanno detto “in circostanze misteriose” …

“Strange deja-vu”
“Non ne so molto di lui…. lavorava per una società di football inglese… ma girava il mondo…
Cercava giovani talenti da portare con sé…così mi è stato detto… lo vedevo raramente…”
“…”
“Mia madre? …”
Cla seguiva senza pronunciare una parola… Steve anticipava ogni sua domanda con la relativa risposta… ma alla ragazza in quel momento sembrava “naturale”… 
“…”
“E chi l’ha mai vista… è morta durante il parto…”
Ma la ragazza non riuscì a frenare un “Steve io…”
“…sisi… lo so lo so… ti dispiace…”
“…”
“già… ti dispiace… lo so…
…e poi per cosa? Per sfornare questo bel capolavoro…”

Cla non capiva quel fare così… così…. Irritante…
Per un momento Steve rivolse gli occhi a quelli più pacati, più dolci, più quieti, della ragazza… erano lucidi…ma non una lacrima, non un segno di cedimento…
l’espressione del volto abbozzava un sorriso… 

“Che hai? Pensavi che alcune cose succedessero soltanto nei romanzi o nei film?…”
Abbozzò un ghigno e tornò a fissare il vuoto…

Questa era una scena già vista… 
Molto tempo prima di allora…
Una scena già vista… quasi 8 anni prima di quel momento…

Quanto tempo da allora…
…il corpo umano invecchia…ogni parte, ogni arto, ogni cosa invecchia…
…il cuore comincia a battere in maniera irregolare, la pelle si fa più ruvida, i muscoli più flaccidi, l’udito ha una progressiva involuzione, come anche la vista… tutto marcisce, pian piano, con lo scorrere degli anni, dei mesi, dei giorni, delle ore, dei minuti… dei secondi…
tutto… ma gli occhi… 

“Siamo cresciuti insieme … come fratelli … io e Jack…
anche suo padre lo abbandonò quando era ancora un bambino…
aveva contratto debiti ingenti con degli avidi strozzini …
in preda allo sconforto un giorno decise di farla finita…
lo trovarono dopo una settimana … appeso ad una corda … 
in una casupola abbandonata di provincia…”
“…” 
Cla aveva la sensazione di aver già vissuto quella scena… forse solo autosuggestione…
A volte succede… non è così? 
Quante volte ci si convince di vivere la ripetizione di una scena già vista… forse sognata…
Magari già vissuta…
Quanto tempo da allora…

“Praticamente, il destino ci ha affidati entrambi alla sola madre di Jack…”
Ma Steve continuava a fissare il vuoto…
con la vaga sensazione di non aver mai raccontato prima di allora ciò che stava raccontando…
Eppure quell’espressione l’aveva già vista… 
E quella sensazione già provata.
Ma i suoi ricordi si perdevano negli abissi del tempo… e non riusciva proprio a ricordare…

Quanto tempo da allora…
“Ma… tu…”
“…cosa?”
“…nada…nevermind” …molto… troppo tempo.

“Things are gonna change”
Improvvisamente Sky prese a ringhiare. Steve intravide appena delle sagome attraverso la finestra. Sembravano normali uomini in giacca e cravatta, e non erano meno di 3. Si sentì bussare alla porta. Non c’erano alternative. Ne vie di fuga. C’era soltanto da affrontarli e capire cosa volevano. Bussarono ancora alla porta.
La porta si aprì lentamente. Gli stranieri videro comparire prima il lupo. Ed il suo atteggiamento non sembrava affatto rassicurante. Poi Steve si frappose sull’uscio tra Sky ed i 4 uomini. 
“Hi. … Non è che per caso state girando Men in Black 2? Great! Posso fare la comparsa?”
Quello meno grosso fece un passo avanti. Un tipo dall’espressione proprio simpatica. Sembrava gli fosse morto qualcuno. Insomma aveva una specie di paresi espressiva che gli conferiva una certa “incazzatura permanente”, garantitagli anche dalla barba ispida e dalle sopracciglia a “V”.
“Signor Dixon dobbiamo effettuare una perquisizione. La prego di farsi da parte.”
“…? Come?”
“Ha capito benissimo. Non ci faccia perder tempo”
“Suppongo abbiate un permesso, un mandato .. non so.. qualcosa del genere, right?”
“Signore. Non mi ripeterò. Si faccia da parte.”
C’era poco da riflettere. Erano in 4. E non avevano un aspetto proprio rassicurante. Che fare? 
Steve face largo ai Men in Black.
Il tizio simpatico fece segno ai suoi indicando ad ognuno la propria zona da “perlustrare”.
Cla, chiaramente in apprensione, scrutava attentamente i movimenti degli pseudoagenti. Steve intanto teneva a bada Sky che proprio non ne voleva sapere di acquietarsi. In un primo tempo sembrava che i tipi stessero agendo “civilmente”, insomma… cosa ben differente da quando s’accorsero che prendeva forma l’ipotesi che non avrebbero trovato nulla… allora il loro fare acquisiva, incrementando man mano più foga, una maniera selvaggia di passare al setaccio la casa. Così cominciarono a ribaltare letti e divani, e a scaraventare mobili ed altro ovunque. 
“Che cazzo combinate?” 
Ma non si degnavano di considerare nemmeno minimamente Steve. 
“Hey! Damn!!! What the hell are u doin’?!?”
Ma continuavano a ribaltare e distruggere di tutto. 
Steve afferrò il braccio di uno dei 4. L’agente non gradì tanto il gesto e scaraventò Steve a terra. “Ma che kazz….”. Da terra poi richiamò Sky per evitare ulteriori casini.
Il simpaticone, proprio nel mentre, fece segno di interrompere le ricerche… “Signori,
si torna a casa.”
Cla era rimasta immobile, incredula, ad assistere a quello scempio.
“Damn! Ma siete dei Federali?”
“Signor Dixon. La prego di seguirmi.”
“???…where?”
“Non si preoccupi. Mi segua ed andrà tutto bene. Prego”
“…c’è almeno 1 motivazione?”
“Dixon. Lei fa troppe domande. Ma perché non mi ascolta e fa il bravo? Avanti. Let’s go”
“Io non credo che…”
>>STUD!<<
Steve incassò improvvisamente da uno degli agenti un colpo allo stomaco sferrato con una velocità ed una potenza micidiali. Tanto da farlo accasciare al suolo e da causargli difficoltà respiratorie per ben più di qualche istante. Sky scattò con velocità fulminea verso l’aggressore, e gli azzannò l’avambraccio. Il tipo non sembrava soffrirne moltissimo, ma era piuttosto preoccupato, visto che il lupo non era affatto intenzionato a lasciare la presa, e se avesse continuato gli avrebbe sicuramente procurato qualche seria ferita. Steve era ancora a terra, e gli mancava il respiro.
“Signor Dixon richiami questa bestia prima che qualcuno si stufi e la tolga di mezzo”
Cla si rese conto che doveva fare qualcosa… , in effetti, era tempo di svegliarsi
“Sky! Sky! Vieni qui!”
Il lupo sembrava avesse capito... La presa era stata così violenta da stracciare il lembo di giacca che ricopriva l’avambraccio., e da provocare la rottura della cintura dell’orologio che l’agente portava, facendolo impattare al suolo. Nessuno si accorse dell’orologio. Sky lasciò definitivamente la presa ed indietreggiò lentamente verso la ragazza
I 4 approfittarono per trascinare Steve al di là dell’uscio e chiudere la porta. 

“Sig. Dixon, lo scusi. Il sig. Harbert non voleva farle male. Lui è così. Istintivo. Come sta adesso?”
Steve si era rialzato. Ma ancora accusava il colpo. 
“However… it doesn’t matter. Presto starà meglio”. Lo portarono a riva dove li attendeva un overcraft. Lì li raggiunsero altri due uomini, che erano rimasti appostati sul retro della casa. Uno dei due infilò una siringa nella gamba sinistra di Steve, e bastarono poche decine di secondi perché questi crollasse esanime al suolo. 
L’ultima cosa che vide fu la brutta faccia di uno dei tizi che lo caricava sull’overcraft. 

“The Border line”
Al confine. Rimasta relegata al confine tra realtà ed immaginazione. Abbracciata ad un lupo, in casa di uno sconosciuto, sola, … ma soprattutto incredula.
Increduli di aver fatto ciò che si è fatto. Che non se ne trova un motivo. Che puoi starci a pensarci giorni. Ma inutilmente. Ma come si fa? 
“Una ragazza esemplare”, direbbe qualcuno… mah… 
“…e adesso?…”
“…ma come ci sono finita qui…? Possibile che non me ne ricordi…”
“…e Steve…? Dove l’avranno portato…?”
“…ma poi chi è Steve?”
“Forse … uno spacciatore? Altrimenti perché frugare tutta la casa in quel modo…? Sembra essere un’ipotesi…credibile…”
“…già…credibile…”
“No…affatto…”
“Anche se… non sembra essere tanto <<normale>>… …magari davvero è drogato…”
“…un criminale… sono finita a dormire a casa di un criminale!…meglio che non lo racconti a nessuno! Cosa penseranno di me??…”
“…e cosa penserò io di me?!… non credevo potessi fare qualcosa del genere…”
“se non fossi qui adesso a verificarlo non ci crederei mai…”
“ …e se fosse un sogno? (o meglio un incubo)…”

Lasciò andare il suo corpo, crollando sul divano. E chiuse gli occhi.
Sky ringhiava alla porta. Sembrava stesse aspettando … cosa non si sa. Forse un segno.

“Certo! Che stupida. Tra un po’ riaprirò gli occhi ed avrò un sogno in più da raccontare.”
“…e poi.. anche se fosse … io non c’entro niente in questa storia… basterebbe alzarsi e trovare il modo di ritornare in città…”
Eppure qualcosa l’inchiodava a quel divano.
Questa era la sua prima volta. La prima volta sull’orlo.
Sull’orlo della border line.
La linea di confine. Proprio quella che separa una via dall’altra. Quella che, potenzialmente, avrebbe la facoltà di “spaccarti” letteralmente in due. Che se vai a destra non vai a sinistra.
E se scegli la sinistra, la destra è perduta. 
Perché c’è in gioco qualcosa di grande, ed una scelta, volente o nolente, alla fine, va presa. Altrimenti, se non ci si va convinti… STRAAP! 
E poi… gli esseri umani sono così strani… prima si lamentano di avere una vita così “noisosa”, così “monotona”, così… vuota, e poi quando la vita chiama indietreggiano increduli, spaventati. E magari poi c’è chi vive sulla lama di un rasoio sempre pronta a ...STRAAP, e vorrebbe trovare pace, un po’ più di tranquillità; e poi arriva l’occasione e poi… tornano a gambe levate sui propri passi. “Eh no, a me serve il mio lavoro… come impiegherò il mio tempo?… cos’altro posso fare?…
Eh no, a me serve il mio lavoro. Non posso proprio. Magari tra qualche anno… eh no…”

“…non può essere… Steve non può…
e poi quell’ombra… quegli pseudoagenti in giacca…i conti non tornano… è tutto così… strano… così surreale… è tutto così…
strano……dove sono? Cosa ci faccio qui?…” 

Al confine Cla. Sei al confine. Cosa sceglierai ora? 
E come? …cercherai una monetina da lanciare, che ti mostri la via?
Farai appello alla tua “coscienza”? Sperando magari di trovare il “giusto”?
Povera “piccola” Cla. Sei al confine! Wake Up! 
Qui non esiste il “giusto” come non esiste il “non giusto”. 
Quelle sono illusioni. Questa è la realtà. 
E poi… non è così difficile come sembra, basta non voltarsi indietro. 
È come giocare rosso o nero alla roulette. O rosso o nero. “Madame, fate il vostro gioco!” 
Basta non voltarsi.
Il tempo si è fermato a guardarti. Aspetta, Cla. Aspetta un segno… cosa non si sa.
Questo, magari, spetterà a te.
E poi…non è così difficile. Basta non voltarsi.
Apri i tuoi occhi e vai incontro alla tua vita. Scegli le tue carte e giocale.
Per una volta, una volta sola, non aver paura. Non importa quale sia la strada.
Scegline una, la tua, e corri. Basta non voltarsi.

Come quando sfrecci sui tuoi pattini. Che ti pare di volare, e non pensi più a nulla. 
E allora sei libera. Perché non hai paura di lasciarti il “nulla” alle spalle, che c’è un mondo giù, sotto di te, ma non importa, perché tu vai così in alto … che non riusciresti a voltarti indietro. 

“… io devo… andare via di qua… questo posto non mi appartiene”
“non so nemmeno come ci sono finita”
“prendo le mie cose e vado via”
“Presto. Prima che combini altri casini”
“… ma… e Steve?… i suoi occhi…io… lo rincontrerò mai… e poi…”
Non avrai le tue risposte. Tornerà tutto come prima. …è possibile?
Eppure, è da tanto che aspettavi che qualcuno innescasse questa “bomba” per te, dentro te. 
…è tanta la paura?
Eppure fino a poco fa sembrava tutto così… “interessante”, emozionante. A tal punto da sembrare un sogno. La vita si paga con la vita piccola Cla. Non ci si può aspettarsi di uscirne indenni. 
L’importante è che comunque tu scelga la via. Basterà non voltarsi, e sarà tutto Ok.





Basterà non voltarsi. E tutto… sembrerà…. tornare come prima…
Tutto “…questo posto non mi appartiene” melodia d’archi da lontano… un violino
Tutto? “ non so nemmeno come ci sono finita” una musica sottile soffia sulla tua pelle
Sembrerà? “prendo le mie cose e vado via…” carezza i tuoi capelli
Come prima?? “Presto” ti sfiora le labbra
…è possibile??? “Prima che combini altri casini” E’ POSSIBILE??? 
In un bagno di sudore. Sveglia. “… dove sono?” WakeUp! “ancora qui?…” già, on the borderline.
… “questa voce… ma… cos’è…?” …non importa… “bah…non importa…” …già….

“Flight from destiny”
Corse a prendere quel che le interessava nella “sua” camera, ormai ridotta a… un ammasso di roba distrutta e non. Anche la sua borsa era stata frugata. E le sue cose erano ora praticamente sparse di qua e di là per tutta la stanza. Non erano stati tanto gentili nemmeno con la sua borsetta quei tipi. “L’importante è che almeno trovi le chiavi… dove saranno… maledette… dove siete? Dove vi siete cacciate?”
Intanto, in preda all’ansia, la ragazza continuava a cercare dappertutto, ma i suoi sforzi non sortirono gli effetti sperati…
“Damn!!! Ma com’è possibile? …eppure da qualche parte devono pur essere…”
Sky prese a picchiettare con la testa sulla gamba destra della ragazza.
“E no eh!? Per favore! Non ti ci metterai pure tu?!”
Ma il cane continuava, e senza mostrare alcuna intenzione di smettere, nonostante i tentativi della ragazza mirati a cacciarlo via.
“Basta Sky! Ora basta!”.
Ma niente da fare.
Poi la porta. Qualcuno bussava all’ingresso.
“ ?!? ”.
Sky vi si precipitò come un fulmine.
Cla non poteva fare altro che seguirlo e… sperare che le “sorprese” fossero finite.
Non con troppa convinzione afferrò la maniglia ed aprì la porta molto lentamente.
Le si presentò dinanzi una figura slanciata, capelli biondi, lunghi, lisci, occhi verdi dallo sguardo pungente, vestiva una gonna nera ed un top verde … all’aprirsi della porta l’espressione cambiò da suadente a visibilmente sorpresa in una frazione di secondo…
Un attimo di silenzio… e poi
“E tu chi sei???” esclamarono all’unisono.
“Scusami, ma TU chissei?”
“IO?”
“Tu vedi altri?”
“No, se escludiamo il cane” (che nel frattempo rimaneva immobile, e stringeva qualcosa tra i denti, aspettando l’evolversi della situazione)
“??…e Steve?”
“…Steve…l’hanno portato via”
“Certo. Gli alieni magari eh?! Dov’è?”
“Davvero! Non sto…”
“E’ dentro? …possibile che non voglia vedermi?… Mi sembra strano… così tutto d’un tratto…”
“Non so come ti chiami, ne cosa tu voglia. Ma una cosa è certa: qui Steve non c’è. L’hanno …”
“……ah aah ora capisco…”
“?! Cosa??”
“…e così il nostro eroe ha trovato un’amichetta nuova con la quale spassarsela…”
“Non credo sia propriamente questa la situazione”
“ah no? E qual’è? Vuoi prendermi in giro?"
Sky prese a strusciarsi sulla gamba della ragazza bionda, come a volerne attirare l’attenzione…
“Hi Sky!!! Allora, dov’è Steve? Mi porti da lui?”
…ma quando la ragazza porse la mano al cane, come la ritirò indietro ritrovò sul palmo una sorpresa.
Sky le aveva donato un orologio. Aveva un aspetto “ipertecnologico” ed oltre ad un display piuttosto grande, poteva contare più di una dozzina di pulsantini. 
“kazz, davvero bello… cos’è un regalo? …forse è di Steve?”
“Io…”
“..?”
“mi sembra … io… già l’ho visto da qualche parte ma… ….(dove?)”
“ma?”
“non so…. non ricordo”
“…magari è di Steve?”
“…io…non so… eppure l’ho già visto…”
“…ma Steve? Allora dov’è?”
“…non lo so…”
“Kazz ma non sai dire altro?!?”
“Se dico che non lo so significa che NON LO SO!”
“E allora che ci fai a casa sua ? da sola per giunta poi…”
“Non lo so ne m’interessa, voglio solo ritrovare le mie chiavi ed andarmene via di qui!!!”
“ ?...?”
“……”
“Io … sono Julia. E tu?”
“Claudia. Nice to meet U”
“Sai almeno quand’è che posso trovarlo qui?”
“…chi?”
“STEVE!”
“…io non credo”
“…cosa??”
“Che tu possa trovarlo qui…”
“ ??”
“Cioè, non presto…”
“???”
“Io non so Julia, qui c’è qualcosa che non quadra…”
“A che ti riferisci?”
“…io…..”
“…?”
“…non lo so…”
E crollò sulle ginocchia come una ragazzina stremata, impaurita. Le mani a coprire il volto.
“…”
“…che mi sta succedendo?”
“Claudia…”
“…”
“Claudia…”
“…”
“…che è successo?”
“…..”
“Vieni qui. Proviamo a capirci qualcosa,…right?”
Gli occhi ancora lucidi. Incerti, ma ora svegli, finalmente aperti, dopo la scarica. 
Con la testa un leggerissimo cenno… “O-k”

Cla provò a riassumere ciò che erano state le ultime 48 ore, e continuava a riempire le sue descrizioni di particolari irrilevanti, come stesse raccontando una favola a un bambino, o qualcosa del genere… tutto quello che Julia ne tirò fuori fu che bisognava ritrovare Steve. O meglio, tanto x cominciare, rintracciare quegli strani tipi che lo avevano portato via…se così era davvero stato…

“Non so se te la senti, ma io voglio capire che sta succedendo… vuoi che ti accompagni a casa?”
“…non lo so…”
“Ma davvero lo conosci da soli 2 giorni? kazz, e già non fai altro che rispondere “nonsononso”…”
“ ???”
“…lascia stare”
“Io… vado a cercare le chiavi”
“Vuoi che ti aiuti?”
“Se ti va”

“Damn! hanno combinato proprio un bel casino quei bastardi! ….ma perché?”
“…Steve ha mai avuto problemi con la giustizia?”
“Non mi risulta”
“…droga?”
“Nemmeno”
“…”
“Ti sei fatta un bel quadro di Steve o sbaglio?”
“NONono assolutamente… è solo che… allora? Come è possibile? …Perché hanno combinato questo sfacelo?”
“…..questo ancora non lo so… ma lo scoprirò presto”
“…sicura che sia una faccenda che ci riguardi?”
“…”
“…perché t’interessa così tanto?”
“Non ti riguarda”
“….sei la sua ragazza?”
“eheh… non credo Steve sia entusiasta di una definizione simile…”
“?”
“…cmq non ti riguarda”
“…allora perché vuoi andare fino in fondo?”
“LA vuoi SmeTtere?”
“…beh, se ti dà così fastidio…”
“…”
“ok… understood”
“… io direi che…”
“??…”
“anzi, lui direbbe che…”
“???…”
“ ‘ci divertiamo’… ”
“…e tu?”
“….ma a te che diavolo importa??”
“…okok frena. Pensiamo alle chiavi, right?”
“bah”
………………………
“qui non ci sono”
“qui nemmeno”
“non capisco…dovranno pure esserci da qualche parte…non possono smaterializzarsi così!”
“già…ma, dato oggettivo di fatto: non le troviamo”
“…Damn!”
...la bionda prese a ridere…
“Ma che diavolo hai da ridere??”
“oh, niente niente, nevermind”
“Uff!!!!!”
“…sai com’è…pensavo, sei stata qui, hai dormito qui e… non avete fatto niente?”
“….”
E prese a guardare Cla come a chiederle qualche “delucidazione a riguardo”…
“…perché? Ti sembra così strano?”
“…conoscendo Steve… non mi sembra il tipo…”
“? …che intendi?”
Ma gli occhi di Julia si fermarono su un qualcosa che fino ad allora non aveva notato…
E il suo sguardo s’illuminò d’improvviso.
Claudia non capiva perché la bionda avesse distorto lo sguardo dal suo improvvisamente.
… “Quella…. Quella non c’era”
“?”
“…”
“….”
“La tavola!!! Questa tavola…non l’avevo mai vista prima d’ora”
“…ieri non l’avevo vista… solo stamattina l’ho notata” 
……………………………
E rimasero tutt’e due lì, su due piedi, per qualche minuto a fissare la tela. E a perdersi nei colori.

…e la tempera rossa prese ad inseguire le pennellate sciolte, tracciando onde sinuose sulla tavola vergine… come sangue vivo e caldo si spargeva sul bianco candido, ora profanato per sempre da tracce che si facevano sempre più insistenti al centro, e sfumavano progressivamente correndo verso i bordi della tavola, leggermente inclinate dall’alto verso il basso proseguendo da sinistra a destra… …spruzzi gialli e violacei spezzavano la monotonica scala del rosso, dando vita e contrasto al tutto…un azzurrino incostante, invece, sporcava gli spazi vuoti ai bordi del cuore del disegno… 
…che pian piano emergeva dalla tavola scavato dai pennelli che, dolcemente o repentinamente, spazzavano via il bianco… come un reperto scavato chissà in quale angolo della testa di Steve… come qualcosa di difficile da scoprire, ma qualcosa d’importante, di grande,… qualcosa di vivo…

In fondo a tutto, in basso a destra, sommerse dalle onde di colori che quasi le affogavano, c’erano delle lettere… piccolissime…e leggére, difficili da scorgere…
Una ‘f’. Poi… un’altra. Un’altra ‘f’.
L’ultima era una cosa strana…con un po’ d’immaginazione la si poteva ricondurre ad una… ‘d’.

… all’unisono… “effeeffedi???” 
Già, qualcosa del genere.
………………………
“Julia…”
“…tell me…”
“Io non ne sono convinta…”
“…about?”
“non so se voglio andare… e poi…”
“…”
“le chiavi…”
“?”
“forse un segno… del destino…”
“…che intendi?”
“…non lo so”
“…e quando mai…sai, sembra quasi che Steve sia qui… con te che ripeti sempre ‘nonsononso’ …”
Claudia era sul punto di reagire a dovere…. ma tutto quello che ne uscì, fu un sorriso appena abbozzato sulle labbra …
…e la tempera rossa prese ad inseguire le pennellate sciolte, tracciando onde sinuose sulla tavola vergine… come sangue vivo e caldo si spargeva sul bianco candido, ora profanato per sempre da tracce che si facevano sempre più insistenti al centro, e sfumavano progressivamente correndo verso i bordi della tavola, leggermente inclinate dall’alto verso il basso proseguendo da sinistra a destra… …spruzzi gialli e violacei spezzavano la monotonica scala del rosso, dando vita e contrasto al tutto…un azzurrino incostante, invece, sporcava gli spazi vuoti ai bordi del cuore del disegno… 
…che pian piano emergeva dalla tavola scavato dai pennelli che, dolcemente o repentinamente, spazzavano via il bianco… come un reperto scavato chissà in quale angolo della testa di Steve… come qualcosa di difficile da scoprire, ma qualcosa d’importante, di grande,… qualcosa di vivo…
ffd
“Outsider”
Non perché una cosa è rotta è detto che non possa funzionare…
Povero Chris. Continuava a ripetersi in continuazione questa frase. Magari con la speranza di convincere i suoi muscoli ed i suoi tendini a riprendere a funzionare come prima, come se nulla fosse successo. Probabilmente è la reazione più normale, per qualcuno che sta bene solo in mezzo al campo. E allora se sei fermo sei perduto, se sei costretto a star seduto si ferma il mondo intero. 
Se sei fermo potresti cominciare a pensare… la staticità comporta un’elevata dose di pericolo… forse, paradossalmente, più dell’azione…
Potresti cominciare a pensare a come dare un senso allo scorrere del tempo, ora che non puoi più andare dietro al tuo pallone… e cominciare a renderti conto dell’inutilità di tutto il resto… 
E cominciare a scivolare via… e si rischia di perdere per davvero l’equilibrio…
Alex intanto, come suo solito, spingeva sempre al massimo… e dopo l’ultima partita sembrava essere ancora più motivato. Continuava a calciare con tutta la potenza di cui era capace, costringendo Nick a faticare più del solito…
Ma non ci sarebbe stato nessuno ad ispirare le sue manovre offensive il giorno della semifinale… avrebbe dovuto fare quasi tutto da solo, e di questo forse era consapevole… ecco dunque spiegata la sua foga, ancora più incontenibile del solito.

Come fare allora? Cosa fare? Tutto quello che avrebbe voluto in quel momento era andare via. Lontano. Via dal campo. Lontano dagli altri che continuavano ad allenarsi. Ma non aveva altri pensieri per la testa che il suo ginocchio… “quando si ristabilirà?….
“…sarò ancora in tempo per la finale? …
Damn! la finale?? Riusciranno ad arrivarci ?
Non possono mollare proprio adesso…
Nick non si farà superare… ne sono certo…”
Intanto camminava con lo sguardo rivolto ai suoi passi… senza curarsi di dove stesse andando…
>>STUD!<<
Ad un incrocio finì per urtare una passante. Delle buste caddero , riversando a terra scatole e robe varie.
“ops… sorry! Io….”
La signorina, dai capelli rossi, era già chinata cercando di recuperare il bottino perduto…“…diavolo! Ma dove guardi quando cammini??”
“…aspetti un attimo… la aiuto”
La ragazza rialzò gli occhi verdi.. “Ma tu sei…Robson?”
“…sì…”
“Robson, quello delle giovanili dell’Arsenal??”
“…ssì…”
“Robson la spalla di Alex Campbell???”
“già”
“Wow!!! Io sono Laura!”
“Chris. Nice to meet U, Laura”
Ma mentre parlavano mica ci pensavano a raccogliere le robe sparse per terra…
“… con mio fratello veniamo sempre a seguire Alex….cioè… le vostre partite…”
“…”
“Quando c’è la prossima in casa?”
“… non è detto che ci sia… ma se passiamo le semifinali, le finali si disputeranno, probabilmente, all’Old Trafford…”
“WOW!!! Giocherete all’Old Trafford? Great!”
“…beh, non è ancora detto”
“hey, come mai così pessimista? Alex sicuramente vi porterà alle finali…”
“…”
“cioè… riuscirete sicuramente ad arrivare in finale…altrimenti poi, mio fratello, chi lo sente!?”
“…riusciranno magari…”
“What?”
“niente… pensiamo a raccogliere le tue buste”
“Damn! quasi me ne dimenticavo!!”
Chris si chinò.
Ma il ginocchio non rispondeva bene…Chris rimase qualche istante immobile…
“hey, che hai?”
“… niente…ma non credo di poterti aiutare…”
“???”
“non posso sforzare il ginocchio”
“aah… beh, non è un problema. Faccio da sola”
E fulminò Chris con un sorriso che difficilmente il ragazzo avrebbe dimenticato…

“Ma in cambio…”
“…?” e Chris già prese a fantasticare…
“Non è che potresti portarmi a vedere gli allenamenti?”
“…come?”
“daidai… solo per una volta. Portami agli allenamenti.”
“…ah, gli allenamenti… beh…”
Ancora una volta quel sorriso.
“…e va bene”
“ThankS!!!” 
“…il tuo numero?”
“…chi ha parlato di numeri?”
“…”
“Ci vediamo qui. Dimmi quando”
“…la prossima sessione di training è prevista per dopodomani”
“Ora?”
“18:00 qui”
“18:00 here…. Ok!”
“…well…”
“Ok …sorry, com’è che ti chiami?…”
“Chris”
“Ah già :P scusami Chris…”
“figurati”
“allora… a dopodomani”
“ok. Bye”
“Bye Chris, e grazie ancora…”
Voltò le spalle e se ne andò. Tutta contenta. 
Come una bambina soddisfatta di aver ottenuto la bambola che da tanto tempo desiderava.

Però che fortuna. Rimase lì per un bel po’, nei pressi di quell’angolo. Su due piedi, anche se con un ginocchio in meno. Pensava a cos’altro potesse succedere. Insomma, persa la possibilità di tornare in campo, sfumata l’eventualità di un appuntamento, con una (piuttosto carina) che, per giunta, era andata per Alex, …o almeno così pareva…
Cos’altro di bello gli poteva accadere?
Beh… probabilmente, quando ci si pone qualche domanda del genere, è rito che le cose debbano evolvere ancora in peggio…
Proprio così, visto che Chris non s’era avveduto dei nuvoloni grigi che cominciavano ad offuscare il cielo….
“Però, che fortuna…”
già.
E, considerando le sue condizioni fisiche, non poteva nemmeno correre. 
Insomma, non come sapeva.


A volte la vita ti passa accanto, quasi ti sfiora, ma a velocità supersonica, e a stento puoi trascinare quel che ti è rimasto, e ti toglie il respiro, ti toglie il respiro...
e anche correndo tra milioni di persone non riusciresti a sentire la loro presenza, il calore… solo gli occhi, quelli sì, quelli sempre. 
Gli occhi su di te, il loro sguardo su di te…ma niente di più, nient’altro. Fu così che, per la prima volta, Chris cominciò a pensare … “…e se fossi nato così? …la mia vita come sarebbe stata?
……………………………………………………………………………………..e come sarà?” 
Intanto abbozzava un tentativo di corsa. In quel momento avrebbe voluto essere qualsiasi cosa, tranne che un uomo, capace di pensare, di ipotizzare certe cose… avrebbe voluto un paio d’ali da sbattere, da sbattere forte, ed aveva tanta energia in corpo che sarebbe arrivato oltre la volta celeste, tanta forza da piegare quel vento che aveva scatenato una piccola tempesta sulla sua città…
Qualsiasi cosa… ma non ciò che era rimasto di lui. 
Un giocatore senza un ginocchio. E con poco altro.
Come una stella priva di luce, come mare senza sale, come un coltello che non taglia più… come un giocatore senza un ginocchio…
E mentre tutti inseguono questo e quello, senza rendersi conto di quanto sia poco quello che invece ritengono “vitale” e da ottenersi ad ogni costo, c’è l’Outsider alle loro spalle. 
C’è qualcuno che non chiederebbe altro che poter esser considerato e considerarsi alla pari. Qualcuno che farebbe a pugni con se stesso, qualcuno che cercherebbe volentieri la fuga in una morte liberatoria, magari sperando di rinascere in condizioni …migliori…almeno “sopportabili”…

“se tornasse… cosa darei per rientrare…”
“…almeno per la finale…”

Chris aveva sempre avuto il terrore di prendere l’aereo. In realtà non aveva mai svelato, tra le tante sue invenzioni, la verità. È che non gli andava che l’aereo fosse pilotato da qualcun altro.
Insomma, perché altri avrebbero potuto decidere delle sorti della sua vita? 


Il ritmo di una corsa leggera infrange il rullo costante dell’acqua scrosciante…
“…ma che posso fare nel frattempo?” …nada…
“…soltanto stare a riposo…così mi è stato detto…” …già…
“…pregare?? …” …useless…
“…damn! È da anni che non entro in una chiesa! …” …già…
“…possibile che non possa far nulla??? …” …nada…
“…dev’esserci qualcosa… c’è sempre una soluzione…” …?… ah, si?

Intanto la pioggia scivolava sul suo viso, sui suoi vestiti, sulle sue scarpe ed inondava tutto attorno. 
A Chris sembrava di affogare. 
Mai capitato di correre spingendo al limite le proprie forze, come scappare da qualcuno, da qualcosa, che non si vede…? ma sapere che c’è… è appena dietro… 
E su di te soltanto gli occhi. Gli occhi, quelli sì, quelli sempre. 
Gli occhi su di te, il loro sguardo su di te…ma niente di più, nient’altro.
Nessuno che mai cerchi di rincorrerti per capire… nessuno che ti fermi, manco fossi invisibile.
Che magari ti scambiano anche per un pazzo, un drogato, o non so cos’altro…
Nessuno che ti chiami… “Chris!”
…nessuno che ci provi… “Hey Chriiis!”
…che per qualche istante ti sembra quasi che qualcuno lo stia facendo… “Chriiiiiiiiiiss!!!” 
…e sembra così vero che quasi quasi trovi il coraggio di decelerare…. “ …. ”
…e per qualche istante sembra quasi che stia realmente decelerando…
….e sembra così vero che sembra che qualcuno continui a chiamare… e a chiamare… “Chriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiis!!!” …e quante volte ancora? Quante? …prima che ti fermi Chris, quante ancora? 
La pioggia batte forte adesso. E’ tempo di correre……..ma non vedo meta nei tuoi occhi Chris…
“comin’ home”
…È tempo di fermarsi.

Di alzare gli occhi al cielo.

È tempo di tornare a casa.

C’è poca gente ormai per le strade. Qualcuno si china, come a riallacciarsi la scarpa…
Poi, come si bloccasse… torna su… infila le mani nelle tasche, bagnate fradice come tutto il resto…
Abbozza una risata, si gira, e come se nulla fosse, riprende a camminare sotto l’acqua…

Un ritmo asincrono di passi leggeri non infrange il rullo costante dell’acqua scrosciante…
e fa tutt’uno con esso… 
dietro le sagome di alcune nuvole s’intravede un arcobaleno… acqua nell’acqua…
… siamo a casa Chris. 
“Forgotten”
Whatever it was is lost. 
Whatever is gone… forgotten?

E una storia rimasta a metà?
È un qualcosa che non è ancora andato… non può essere già considerato ‘passato’ se non è finita… …right? 

Con tutte le cose che ‘vanno’… parole, gesti, opere, pensieri… persone… 
Preoccuparsi di una storia che rimane a metà… beh, non si può dire sicuramente banale… ma, come definirlo… ‘bizzarro’?

…eppure sembra essere così…
Un giorno ci sei… il giorno dopo non più… 
e cosa ne è rimasto?
…delle parole spese, delle lacrime versate, della rabbia sprigionata, delle emozioni…
…cosa?
Dov’è che vanno a finire? …dove??

whatever it was …. Is it lost?
Will we be forgotten??

Will I be forgotten???

Come può essere…
Che ne rimanga solo qualche foglio di me?
SOLO QUALCHE FOGLIO!?!

Già… sempre che non vadano distrutti anche quelli…

Si vestiranno di nero per un giorno… qualcuno per una settimana, al massimo…
…chi calerà il sipario?


…e se una storia rimanesse sospesa?
…come un abile funambolo, potrebbe mai rimanere in bilico sull’abisso del tempo? 


Qui parlano di una guerra…
Eppure non ne sapevo nulla quando ero diretto qui…
Sento dire strane cose su fatti altrettanto strani…
Damn! Una “guerra”???

E nessuno che lo sapesse? …che mi avesse avvertito…

Forse non ce n’era motivo….
O forse…. c’erano motivi sufficientemente validi per non renderlo noto…
…non voglio nemmeno pensarci….
…ma ora sono qui… ho trovato anche ospitalità… ma si respira un’aria strana qui…. 
Come se dovesse succedere qualcosa da un momento all’altro… 
È tutto così strano… raramente mi sono sentito così… solo… 
…ma questa non sarebbe una novità… in realtà quello che adesso mi mette i brividi è la paura di rimanere qui… … forgotten…

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