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Vivimi

autore: Gianluca Ponemiti

-Intro--
Era sabato sera...Era ormai tardi...Troppo tardi per chiamarla...Troppo tardi per dirglielo...
 

Dirgli di quella serata, di quei pensieri, di quelle immagini che gli scorrevano per la mente, non era il primo sabato sera, la prima tarda notte da quando lo aveva saputo...
Da quando aveva capito che fingere significa morire dentro...Che la differenza tra farlo e capirlo è qualche istante...Qualche minuto in cui ti accorgi di essere un altro.
 

--Cap.1-- --Lunedi Mattina--
 

Lunedi mattina si avviava, la prima ora educazione fisica, quella non-materia fatta di due ore vuote, per lo più ti alleni a messaggiare o a usare meglio l'i-pod del tuo amico.
Quelle due ore sono attese, attese per non fare nulla, ma sono anche eterne, vuoi che non finiscano presto, ma ti annoi a morte. Un piacere masochistico quasi, giustificato da una altrettanto noiosa ora di informatica, di inglese e due stupende ore di sistemi, immerso fra file di 0 e 1 che non hanno termine.
In quelle ore Gabriele pensa, e in quelle ore che si da coraggio per dirle quelle verità, quello strano scherzo, che ormai da notti lo perseguitava.
Lei, Marika, entra sempre la seconda ora il lunedi, e come tutti i lunedi, dopo aver posato il permesso sul banco del professore, messo ad un angolo della palestra, si dirige verso l'angolo opposto, con quel suo zainetto sulle spalle, piccolo, troppo piccolo per tutti i libri del giorno, ovviamente lei non ne porta, perchè segue da Gabriele, la sua metà in quel momento. Lui seduto l'aspetta con paura di una qualche domanda, come perchè sabato sera sei scappato, speranzoso che lei non veda nei suoi occhi l'immaggine della paura.

Non ci sono molte ragazze all'Industriale, ma quelle poche buone che ci sono si erano date appuntamento nella 3^B Informatica, fra queste Marika spiccava in altezza, inteligenza e bellezza, certo non in pazienza. Si sedette vicino lui, lui sorridendo fintamente gli porse una cuffia, lei accettandola come una disinteressata la prende.
"System of a down", la canzone neanche a farlo apposta è "Violent Pornography".

<<Stiamo ancora insieme vero? O sarà che mi sono persa qualche piccolo particolare, come il momento in cui hai deciso che non ero più adatta a te...>>
Tristemente giunse, come ogni lunedi mattina, l'ora del "confronto".Confrontarsi con un muro è difficile, ma con uno che non si apre agli altri facilmente come
Gabriele, è ancora peggio.
<<Perchè non dovremo stare più insieme? non ti ho mai affermato di averti lasciato...>>
 Lei solitamente innervosita, ma ormai senza speranza risponde freddamente la solita frase
<<Mai affermata ma neanche negata... Perchè sabato sera sei scomparso, sei uno s...., anche se ora mai mi sarebbe sembrato strano vederti oltre le 11.>>

La discussione come già successo altre volte potrebbe durare in eterno, ma entrambi sapevano che tanto non avrebbe cambiato le cose.
 

Lui come ogni volta per interrompere la serie di scontri e per evitare di rispondere la guarda e la bacia in bocca.Lei come ogni volta faceva finta di non capire che stava cercando di evitare uno scontroverbale perso in partenza, ma faceva finta di niente, ormai non sapeva se era innamorato di lui, sapeva che se non stanno insieme lo pensa, lui no, che se si baciano, almeno all'inizio sentiva delle vibrazioni sulla schiena, lui freddo rimane sempre come se la cosa non lo stesse sfiorando nemmeno.

Quella relazione che si stava avvicinando all'anno, ormai era diventata il Festival del Cinismo. Perdere ogni credo nell'altro, nei sentimenti, nella possibilità di
migliorarsi e migliorare l'altro, con una unica certezza, quello che ci sta davanti è cosi come è, nessuna allegoria può farlo passare come qualcosa di speciale, nessun inutile ideale poteva modificarlo ne tantomeno le buone intenzioni migliorarlo.

La giornata sarebbe passata, da parte di lui fingendo "amore" da parte di lei fingendo "accettazione". Un compromesso che se da un lato portava lui ad arrendersi al fatto che non avrebbe mai avuto il coraggio di mostrare quel suo lato oscuro, in lei suscitava quel senso di sconfitta su tutti i fronti, di rimanere con lui solo per inerzia.

La sera era per lo più fatta da squilli, che tutto e niente stavano a significare, di messaggi pieni di smile, e di tvb che freddi arrivavono ad entrambi.

La notte si divideva in un tormento completo per lui, in una agonia che lo avrebbe portato alla depressione cronica, mentre in lei un sentimento di paura la colpiva, non poteva fare quello che stava facendo, aveva fatto e che avrebbe continuato a fare, quel rapporto non era solo un passatempo, non poteva
permettersi di bruciare un anno per delle cazzate.

--Cap.2-- --Il riflesso dello specchio--

Per cazzate aveva paura di bruciare un anno di rapporto, per cazzate che però non poteva farle sembrare inutili per troppo. Aveva dei sentimenti, aveva dei desideri, dei pensieri sporchi che ormai la freddezza di Gabriele soddisfava solo parzialmente.La mattina passava con lui che arrivava a casa sua, lei che usciva, si salutavano, si baciavano
e in perfetto orario erano a scuola. Prima non era cosi, se non erano le 8:45 non entravano, intenti nella ricerca del bacio perfetto, nella ricerca di qualche posto buio dove potere guardarsi negli occhi mentre una mano cercava di fare quello che lo sguardo trasmetteva.

La giornata a scuola era la solita, materie inutili, troppe, e noiose. Lui sapeva che lei tutti i martedi pomeriggio andava in un corso di danza, effettivamente lei
andava in questo corso, era brava, ma ormai tranne che qualche pomeriggio non gli dedicava. E spesso neanche quello. Era la volta di quella settimana.

<<La mia è carenza d'affetto, la mia è una cura per non impazzire con lui>>
 

Cosi si giustificava dentro di se, mentre Samuele gli baciava il collo e faceva sparire la spallina del reggiseno. Sapeva che Samuele impazziva per lei, ma sapeva che "usarlo" a fin di bene, per evitare la rottura con Gabriele, troppo impegnato ormai nel sesso insensibbile, in una agghiacciante penetrazione che settimana dopo settimana diventava sempre più brutale e quasi diabolicamente maligna, era un fine "buono". Samuele invece la toccava, levandole il regiseno rideva di gioia, mentre levandoli i pantaloni
Marika sentiva l'impulso di appagamento, l'inverso di quello con Gabriele. I preliminari erano quasi sempre sul muro della stanza di lui, vicino la porta per sentire se
c'è qualcuno che entra.

Lei rimane nuda è leggera mentre Samuele, anch'esso nudo, le sfiora il collo con la mano, poi gli si avvicina con la bocca e bacia, mentre la sua mano lentamente e quasi impercettibilmente scende dalla sua nuca al suo sedere, e li che lei fa il suo primo versetto di piacere, mentre con le mani accarezza la sua testa, piena di capelli neri, che nascondono allo specchio del corridoio di fronte l'immagine di quella che la bocca sta facendo su quel collo.

Dopo di che le mani di lei scendono dalla testa sua, al piccolo oggetto messo vicino i loro corpi, un preservativo, lui la guarda, lo apre e poi con un forte gesto della mano, ma senza svoltare lo sguardo da lei chiude la porta, oscurando quello specchio, che non riflettera più nessuna immagine fino a quando circa venti minuti dopo esce lei che a distanza di un metro da lui dice le solite parole, ormai quasi di rito, "Io amo Gabriele, prova a dire a qualcuno quello che facciamo e scordati di me per sempre". La fine arriva con lei che esce da quella casa, e con lui che triste del fatto di essersi ricordato per l'ennesima volta che lei non lo ama, ma lo usa proprio per continuare ad amare un altro, cosi triste arriva di fronte la sua stanza, guarda lo specchio e convinto però che un giorno capirà, chiude la porta, oscurando nuovamente l'immagine di quello specchio.

--Cap.3-- --Notti buie--

La luna per quanta grande che sia non illuminera mai il cielo. Le stelle per quanto numerosi che siano non scalfiranno nemmeno il buio. La tempesta di quella notte è fuoco nella mente di chi la guarda, di chi come Gabriele sogna. Sognare è un modo per scappare dalla realtà, da quella triste realtà. Sapeva che non era facile, che quel ultimo mese era un incubo. Un segreto, un avvenimento, un errore madornale...Con la sola speranza di poterlo nascondere, o per lo meno fermarlo.
 

Quella notte era così, quella stanza era così... Buia, la luce della lampada come la luna, le luci provenienti dalla città che si vedevano dalla finestra come
le stelle, quel numero impresso sul cellulare la tempesta. 10cifre quel numero, 10cifre che facevano paura, come aveva potuto essere a quel punto.
 

Alzandosi e guardandosi allo specchio si vedeva, spento, ormai quel che restava di quello di prima. Era mezzanotte e la madre tornava da fuori, sentiva la porta, un nuovo amante, tre matrimoni, e tre sbagli, che continuavaa fare, ormai però non se ne fregava se sua madre era stata con metà città, perchè quella sensazione di insofferenza che
provava dentro verso gli altri era causata proprio da quel fatto, era nei guai, era dentro la tempesta. Le lenzuola si muovevano continuamente, non erano due corpi che si univano, ma l'ipocrisia di un rapporto che veniva alla luce la notte, due letti differenti, due segreti, entrambi avevano commesso un errore.
La causa? Comune, la stessa. Credere che un rapporto sia basato sull'amore... Un rapporto è basato sulla comune idea che si deve avere della vita, di una situazione economica buona, un fisico attraente e un buon rapporto inteligenza/simpatia.

L'amore è un istinto umano, non un sentimento divino, un istinto che si basa sulla teoria del partner perfetto. La specie va continuata, solo le persone con il dna migliore (aspetto fisico) che possono permettersi di crescere la prole (soldi) e con capacità intelletive ereditarie tali da migliorare la specie (inteligenza, simpatia) devono andare avanti, il resto no, si chiama selezione naturale.

Loro avevano idee diverse di amore, lui lo intendeva come passione continua e divertimento, lei come dolcezza, sensualità e ricerca di complicità. Per questo entrambi erano finiti in guai diversi...
 Sotto quelle lenzuola un corpo per letto, uno freddo, glaciale pauroso, quello di lei. Sotto quelle lenzuola un corpo per letto, uno caldo, acceso, che piangeva nella speranza di reprimere la realtà, quello di  lui. Eppure entrambi sapevano una cosa, che avrebbero potuto far finta di niente per giorni, mesi, anni, ma gli avvenimenti si sarebbero realizzati, fulminando i loro corpi improvvisamente, come un albero in una tempesta.

--Cap.4-- --Giochi di luce--

Come i giochi di luce, che creano illusioni ottiche a partire da una ombra, la vita si comporta. Una presenza, una figura può modificarla incredibilmente... Lo era Giovanna per Gabriele, classe accanto, appartamento di sopra, lo era stata quando incazzata con Marika era stato con Gabriele la prima volta. Lo era stata quando in quella macchina cinquanta strettissima si abbracciarono, si baciarono e si toccarono per la prima  volta, quando ci tornarono per fare qualcosa di più, quando quello era diventato un giochetto sensuale che era la vendetta a quella relazione scoperta fra Marika e Samuele, ma che gli conveniva nascondere, lo era stato quando la macchina 50 divenne il letto della sua camera, quando un bacio divenne un contatto intimo, e quando le carezze diventarono crudele penetrazione.
Come giochi di luce l'amore non è eterno, basta un tramonto per farne sparire gli effetti,allora puoi accendere la luce  per ricrearne la magia, ma non sarà mai lo stesso, cosi è l'amore così è la vita.  Una volta che capisci che ormai non migliorera, quando comprenderai il tuo destino, quando capisci che non vivrai come speravi allora e finita. Era finita cosi per Giacomo, quando fu trovato nella sua stanza imbottito di pillole, sonniferi e antibiotici che in qualche minuto lo portarono dalla morte dello spirito tipica della depressione, alla morte del fisico
tipica della morte. Allora molti compresero che la vita non è tutta rosa e fiori. Avere una ragazza ed essere di ricca famiglia non è tutto nella vita, sopratutto quando scopri di essere omosessuale in una
famiglia e un circolo di amici peggio del Klu Klux Klan.
Così si spiegarono parenti e amici la morte di quel ragazzo, mentre Don Francesco celebrava la messa. Al termine tutti i raga se ne andarono a casa, ma Gabriele aveva qualcosa per cui non poteva dormire la notte. Qualcosa che avrebbe portato al pianto isterico qualsiasi adoloscente, e non.
La chiesa è piena di vetrate, guardando l'alto la luce colpisce le finestre dipinte, sbatte sulle statue e sembra volere animare quelli scontri angeli-demoni dei dipinti clericali. Eppure non cadeva su questa l'attenzione di Gabriele, che come unica idea aveva quella di andare in quel confessionale. L'aiuto di una persona, di parte, ma che non poteva "sparlare" con gli amici era amata dal cervello di quel ragazzo, sull'orlo di una crisi di pianto anche in quel momento.

--Cap.5-- --Le fottute due parole--

Don Francesco non era abituato a vedere Gabriele nel confessionale, anzi, neanche a messa. Quindi la cosa lo insospetti parecchio. Dal canto suo Gabriele non faceva niente per nascondere il terrore nei suoi occhi, la paura.

Dentro la chiesa c'era il solito freddo, mentre il solito freddo Gabriele era disperato, buio, scuro.
<<Don Francesco ho paura! Non so che fare. Sono ormai giunto all'estremo>>

Don Francesco era il tipico prete di paesino, quello che deve ascoltare tutto il giorno le vecchiette che parlano dei loro 'peccati', la vedova sessantenne che riprende la masturbazione, e si sente turbata, il marito cinquantenne cha preso dalla crisi di mezza età acquista una fiammante moto, e servizi sessuali da una rumena in tangenziale, mentre la moglie cresce
la loro bimba. Cose che ormai aveva sentito decine di volte.

<<Cosa c'è che ti preme Gabriele? Non sei mai stato un grande cattolico, quindi il tuo venire qui mi dice che sei veramente nei guai>> Quella sensazione nella gola, di soffocamento, quella sensazione nella pancia come se devi rimettere, quella successione di idee nella mente che lo strangolavano veramente, la paura, la rassegnazione, la voglia di fare qualcosa immediatamente e
quella di scappare di casa, queste erano le sensazione che Gabriele provava quando provava solo a dire quelle maledettisime, quelle fottutissime due parole... Sapeva che nessuna preghiera lo avrebbe salvato, ma tenere tutto dentro lo uccideva. Come i kamikaze che si fanno esplodere senza pensare, la sua unica opportunità di dire tutto subito era quello di non pensarcidi essere conciso, breve ma diretto.

<<Padre... E' Incinta! Mi aiuti>>
 

--Cap.6-- --Ossessione--

Tre mesi prima tutto era finito, Giovanna, la ragazza della porta accanto, la ragazza che tanto eccitava in quel momento lo aveva distrutto.
Con Marika tutto sembrava finito, una lite abbastanza intensa su chi era il più stronzo aveva portato i due a scegliere di lasciarsi, lui era sicuro, l'unica a cui pensava in quei giorni era Giovanna, la schizzofrenica Giovanna che tanto simpatica stava a tutti, che tanto divertiva chi le stava intorno.Ormai quasi nove giorni che stavano insieme veramente, il suo migliore amico Tommaso era l'unico a cui certe cose aveva il coraggio di dire.

<<Forse è presto, forse è veramente presto, ma la Amo! Mi piace da impazzire, penso solo a lei, sempre, continuamente, lei èsempre nei miei pensieri.>>

Tommaso, di poche parole, rispondeva come al solito:<<Illuso, sarà la solita puttana, scusa ma non per lei>>
Ormai tutti conoscevano il romanticismo di Tommaso, dato dalle burascose liti con Susanna, la migliore amica di Giovanna, ragazza di cui era innamorato, quando lei lo usava solo per ripicca verso un altro, ripicca durata 3mesi e mezzo. Erano usciti prima da scuola, stavano andando in quella di Giovanna. Un Istituto Femminile Privato, entrare non era molto difficile, bastava aspettare che qualche professore uscisse durante laricreazione e infiltrarsi, non era facile confondersi in mezzo tante ragazze, ma erano decine i raga che lo facevano, e spesso bidelli e professori chiudevano un occhio.
Lui voleva fare una sorpresa a quella che 'romanticamente' chiamava Ossessione, il suo chiodo fisso, pensiero inevitabile. Entrando dall'ingresso aveva notato alcuni ragazzi che erano stati beccati e buttati fuori dal vice-preside. Allora girando l'angolo più vicino cerca di nascondersi, voleva vederla, accanto a lui Tommaso, che sembrava fregarsene ditutti. Il vice-preside più volte era passato accanto a lui, ma l'indifferenza sua era stata tale da disorientarlo e da farlo andare via. Gabriele si era appena assicurato che non lo vedesse, allora si gira di scatto.

Delusione?
Dolore?
Sofferenza?
Morte Interiore!

Spesso si pensa alla morte come qualcosa di lontano, ma spesso lo stesso vivere e come morire. Spesso le stesse emozioni che tanto ti hanno eccitato il giorno, e tenuto sveglio la notte ti si ripercuotono contro con una violenza enorme.

La delusione è la prima cosa. Ti senti estremamente deluso, come se ti avessero tradito e calpestato 100 volte. Il dolore segue, senti quella straziante sensazione al cuore, come se te lo avessero strappato con brutale forza. La sofferenza arriva all'apice del dolore, qui già ti senti morire, le immagini si compongono e tutti i tuoi incubi diventano
realtà con potenza amplificata. Poi muori dentro. Poi ti senti stanco di botto, ti senti il peso di mille colpi allo stomaco e senti che quello che stai
vedendo è la conseguenza peggiore che sarebbe potuta succederti... Hai paura. Paura che tutto non finisca.

Quelle immagini sembravano girare all'infinito negli occhi di Gabrieli. Lei, e Marcello.  Lei che lo abbracciava, lui che la guardava e rideva.
Lei che lo stuzzicava divertendosi, lui che si avvicinava alla sua bocca. Loro si baciavano.

Sembrava essersi messo il fermo immagine quando Tommaso con tono innervosito grida "Z......
Si girano in tanti, anche lei. Giovanna.
La sua espressione si fa seria. La sua espressione si fa cupa.

Gabriele La sua espressione si fa sconfortata. La sua espressione si fa triste. I suoi occhi sono lucidi, non vuole piangere, e non lo farà, ma vuole scappare.

Si gira e proprio davanti al vicepreside che era stato attirato anch'esso dallo Zoccola di Tommaso, che gli ordina in vano di
dire chi è, mentre lui distrutto, demoralizzato esce da quella scuola.
La sua Ossessione era diventata la sua Sofferenza.

--Cap.7-- --Il senso di 'Amare'--

Il giorno prima tutto era diverso però.
Il giorno prima l'incubo non sembrava neanche essere un sogno lontano.

Erano a casa di Gabriele.
La madre non c'era, aveva un appuntamento con la sua nuova "fiamma".

Lui era nella yakuzi, anche lei, lei era sdraiata su di lui, lui la stringeva tra le braccia. Quello che provava cosa era? Amore era anche troppo ovvio.
Lui la toccava e non sentiva solo eccitazione sessuale, anche se i due corpi nudi dentro la vasca sembravano accarezzarsi in maniera preparatoria a qualcosa dopo.
La sensazione era quella di essere completo. La sensazione era quella di non essere solo. La sensazione era quella di essere vivo.

Lei sfiorava le sue mani nella doccia, mentre le sue mani erano impegnate sul suo corpo. Una la teneva stretta a lui, mentre l'altra le sfiorava il viso.
L'unico suono nella stanza era quello delle bollicine, era quello di lui che baciava il suo collo, di lui che le baciava il viso. L'unico suono era quello di lui che dimostrava il senso di 'Amare'. Sembravano interminabbili quei momento, quei secondi dove sembravano amarsi silenziosamente.Silenzio rotto delicatamente da lui che all'orecchio le sussura quello che sentiva dentro.
<<
Spesso si dice che il cuore batte per la persona amata, questo non e vero perchè il mio cuore sei tu. L'amore è un sentimento, ma quello che provo per te non è un sentimento, è molto di più...

Quando penso a ciò che sento per te non penso ad amore.
Quando penso a ciò che sento per te penso a tante cose, ma il mio non è solo amore, quello è banale.Quando penso a ciò che sento per te capisco che la differenza fra amare e quello che provo per te e che io non provo un sentimento, io vivo di te, vivo per te, piccolina io ti vivo.>>

Lei si gira, lo guarda...
Quel momento può essere descritto solo da innumerevoli frasi messe in fila, solo da centinaia di sentimenti più forti dell'amore perchè quello no, quello non basta. Quel momento può essere descritto solo da un bacio, un delicato bacio fra i due. Le labbra erano solo appoggiate a mala pena, ma mai bacio gli aveva resi cosi vicini. Quello non era un semplice bacio, ma la prova che qualcosa di più forte dell'amore c'e veramente.

--Cap.8-- --Io voglio--

Marika seppe subito di ciò. Marika capì che quello era il momento giusto per ritornare insieme.Giovanna aveva distrutto Gabriele, e lei era pronta a rifarlo suo.

Lui nella sua stanza, era vuoto, era senza forze e stentava a credere a quello che era successo, adesso gli bruciava il cuore,adesso il suo corpo sembrava essere tornato da una estenuante battaglia. Adesso era solo, chi amava lo aveva tradito.
Lei insieme a lui, in quella stanza, lei era falsamente triste per lui, lei era ancora innamorata di lui, il suo cuore batteva sempre più forte, mentre pensava che sarebbe tornato tutto come prima.
<<Sembra strano che io adesso ti debba aiutare a riprenderti da una storia andata male -diceva Marika- sembra strano che io debba stare qui con te mentre tu pensi a lei ancora>>

Gabriele la guarda e senza fiato dice: "Nessuno ti obbliga, tu non devi" <<Io non devo, ma io voglio, io voglio perchè io penso ancora a te!>>

Appoggia la sua mano in quella di Gabriele, la stringe, e appoggia la testa sulla sua spalla. Gabriele stringe ancora di più la mano, e la guarda nello specchio davanti a loro, lei appoggiata su di lui sorride, lui anche, sembrava che qualcosa fosse cambiato da un minuto prima, lui non era triste, adesso sentiva calore, lei era con lui, lui adesso
aveva capito che Marika era molto di più di una storia andata male.

Un bacio in bocca. Una carezza.

I due corpi che si stringono, i due corpi in un abbraccio. Insieme di nuovo.

Dentro a quel letto, due corpi nudi, che si sfiorano, che si muovo su e giu.  Insieme di nuovo, come prima, più di prima.

--Cap.9-- --La soluzione--
Le storie sono irrazionali, quando pensi di averle chiuse definitivamente rispuntano. Possiamo dire che niente ha una vera e propria soluzione, in quanto essa non chiude il caso per sempre. Due ragazzi che piangevano, due ragazzi che avevano avuto molto in comune, un ragazzo tradito e una ragazza impaurita.
Gabriele e Giovanna, seduti sul letto di lui, con una canzone "Halleluja" che passava allo stereo, davanti i due, sulla
scrivania una striscetta, il colore ancora non si sa...Quando dieci minuti prima Giovanna singhiozzando arrivò davanti Gabriele per dirgli che aveva avuto un secondo ritardo
sembrava che doveva essere tutto uno scherzo, la troppa tensione di quella ragazza.

Un timer scandiva i secondi in modo fastidioso, mentre i singhiozzi di lei si facevano quasi insostenibbili mentre lui non riusciva più a tenere ferme le mani e i piedi che tremavano in maniera nervosa, pensare a qualcosa di diverso da quello era
impossibile, e lo divento di più quando quel timer suono.

Nessuno si alzo per primo, il timer suonava, ormai da più di un minuto, lui era paralizzato, lei sconvolta, ma ancora coscente si alza e lentamente si avvicina a quella scrivania, guarda quel test, guarda quel colore, guarda la scatola e poi fu silenzio,
silenzio mentre girandosi verso Gabriele una lacrima gli scendeva dal viso, silenzio interrotto da un gemito, un urlo soffocato e poi cade a terra, piange, non un pianto disperato, ma un pianto silenzioso, un pianto singhiozzante. Lui in quel momento viene travolto da una scarica emotiva enorme tutta d'improvviso, chiudendo gli occhi e muovendo le labbra come per dire "Non può essere, Dio, Aiutami, Dio, non lasciarmi solo" avvicina la testa alle sue gambe,e li si chiude, mentre l'unico suono in quella stanza era lei che piangeva sotto il continuo sottofondo di "Hallejua" e quel timer ancora non spento. I due si guardano negli occhi dopo qualche minuto e sembrano quasi rassegnati ad una soluzione,lei lo guarda e gli dice: "Ho 16anni, io..." lui risponde: "Io ho 16anni io non posso... perfavore..." lei lo guarda e quasi rassegnata dice: "Io ho 16anni ma non voglio essere un assasina...".Una soluzione chiude un caso, ma non significa che sia indolore o semplice, questo era il punto, e anche loro erano arrivati
a capire che quella soluzione era molto più complicata di quanto non si aspettassero.

--Cap.10-- --Occhi--

Per l'Aborto provocato si utilizza comunemente una tecnica nota come infusione salina. Attraverso questa,tramite un sottile tubo o ago, si estrae dall'utero, attraverso la
parete addominale, una piccola quantità di liquido amniotico e lo si sostituisce lentamente con una soluzione salina molto concentrata, che induce contrazioni uterine in circa 24-48 ore. Il feto viene allora espulsoormai privo di vita, ormai rifiuto, da speranza di vita, a semplice scarto dell'organismo.

Quel giorno Gabriele aveva detto tutto a quel prete, cosa che non era stata assolutamente facile, oltre che leggera. Omicidio Legale, anzi Infanicidio Legale, una morte silenziosa, l'uccisione di una giovane vita per l'errore fatto da due incoscenti ragazzi, da due stupidi ragazzi. Quel giorno dovevano dire tutto ai loro genitori, quel giorno avrebbero dovuto dire quello che avevano fatto. Quel corridoio fino alla cucina sembrava infinito per Gabriele, i passi erano lenti e calcolati, i passi erano pesanti,
ognuno di essi era un passo in più verso uno stravolgimento delle propria vita. In cucina c'era Lina, la madre di Gabriele, stava cucinando per il pranzo domenicale, era felice, sembrava tranquilla, lui dall'ingresso della cucina la guarda e la chiama. "Mamma, ti devo parlare" Lei si gira con un sorriso stampato sulle labra dicendo: "Finalmente, e da tanto che non parliamo! Che mi vuoi dire?""Ho commeso un grave sbaglio, ho commesso un enorme errore, ho fatto una immensa cazzata... Mamma..." Sua madra allora si avvicina preoccupata verso di lui, poggiando le sue mani sulle sue spalle, mentre addolorata e impaurita lo guardava negli occhi: "Stai tranquillo, mica hai ucciso qualcuno, parliamone..." "Mamma zitta, ho commesso una cazzata, mamma aiuto, mamma Giovanna e' incinta, il padre sono io, mamma aiuto, mamma..."Quelle parole sorpresero come nient'altro quella donna, che impallidi in viso, che sembro improvvisamente crollare, apri labocca per dire qualcosa, ma poi la richiuse, tolse le mani dalle spalle di Gabriele e levandosi il grambiule per cucinare che tirò su una sedia si incamminò verso la propria stanza.

La stessa situazione in un'altra casa, lei, Giovanna davanti a suo padre che aiutava la madre a pulire in cucina, si avvicina e tremante comincia a piangere. Il pianto isterico di lei fa paura ai genitori e il padre corre per abbracciarla."Cosa hai Giov, che hai, qualsiasi cosa sia successo non ti preoccupare noi siamo con te ad aiutarti..."

Lei allora stringendo forte il padre e guardando la madre preoccupata dice lentamente: "Papà, mamma, perfavore non lasciatemi, mamma per favore non odiarmi, papà non abbandonarmi, aiutatemi, io sono..., con Gabriele, sono incinta..."
Fu ovvio per fino a lei che qualcosa era successo a suo padre, sua madre lentamente si sedette e comincio a piangere, del padre invece comincio a sentire meno la presa, quasi quell'abbraccio si protasse ancora per inerzia, fino a quando lui la  allontana, lei ha paura, e si vede, lui la guarda, e piangendo come non aveva mai fatto le da uno schiaffo che la fa cadere a
terra.

In quello stesso momento Gabriele si ritrovava da solo in una cucina, distrutto dentro per aver distrutto sua madre, che sentiva piangere a tre stanze di distanza, il suo pensiero andava a Marika, anche lei doveva sapere, anche lei avrebbe dovuto soffrire per colpa di uno stupido errore, fatto in un momento di vuoto.

In un'altra casa Giovanna a terra, che si tocca la guancia mentre guarda lacrimante il padre, che quasi schifato li dice un  secco: "Vai nella tua camera, perfavore, adesso non voglio vederti"
Mentre si alza da terra vede sua madre che dalle mani sul viso la guarda piangendo di dolore e di rabbia.

Tutti e due si incamminano in silenzio nella loro stanza a pensare, a pensare che troppo giovani per un figlio si sarebbero dovuti macchiare di un vero e proprio Omicidio, omicidio verso un bambino che ancora non può guardarti negli occhi mentre lo

 fai, ma che se lo potesse fare avrebbe i tuoi stessi occhi.

FINE

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