Il Volo della Rondine
autore: Andrea Barsottini
Solo venticinque primavere erano trascorse da quella fatidica prima volta in cui un sisma bellico cessava di scuotere l'intero mondo (dopo aver
coinvolto ogni suo figlio ribellatosi a lui e alla stessa natura), quando, accompagnato da un altro oscuro inizio stagione, un nuovo terremoto
faceva crollare per l ennesima volta gli ideali e le speranze d ogni creatura.
La giornata stava volgendo al termine, e l'imbrunire avanzava sempre più prepotente, mentre il volto oscuro delle notte, allo stesso modo di
quello dei potenti , faceva rabbrividire la natura stessa. Il giorno s'apprestava dunque a cedere all'avanzata della notte; per cui, prima che
esso scomparisse nel vuoto sguardo delle tenebre, m'avviai di corsa verso l'orizzonte infuocato, correndo incontro al sole cadente. Senza meta,
il mio solo fine era giungere il prima possibile laddove le follie umane non potessero raggiungermi, cercando di battere sul tempo le profonde
oscurità per non essere di nuovo loro ospite. Naturalmente non giunsi mai a tale velleitaria destinazione, ma approdai in un luogo che forse
tuttora considero ciò che più s'avvicina all'ideale di cui ero alla ricerca. L'oscurità avanzava rapidamente, aveva già il sopravvento, e forse
per questo accolsi la visione di quell'abitazione con la stessa gioia d una reggia. Ma in realtà, già dalla prima aurora, essa appariva come
l'ennesima menzogna delle tenebre che ancora una volta mi avevano subdolamente schernito, poiché l'abitazione in riva al lago non era altro che
poco più d una capanna. L'oscurità mi aveva tratto in inganno trasfigurando la realtà, ma su tutto il resto invece la notte non aveva affatto
mentito. Ciò che in quel momento mi si parava di fronte agl’occhi, in qualsiasi direzione volgessi lo sguardo, era una racchiusa e minuscola
valle, circondata da ripidissime colline alberate, con al centro un convesso laghetto, custodito da alti pini che lo recingevano. Tutto questo
era molto più di quanto dal filtro dell’oscurità fossi riuscito ad intravedere. Il sole, che all’alba illuminava la superficie di quella
distesa d acqua, dava l impressione a questa ultima di essere ricoperta da una lamina d oro che la rendeva luminosa come uno specchio, mentre i
pini circostanti, ondeggiati dal vento, tremolavano come smisurate dita intenzionate a proteggerlo da ogni sorta d intrusione. L anomalo vento
che bisbigliava tra i loro aghi dava l'impressione d una fitta serie di sottovoci che stormiva incessantemente; la stessa brezza che rendeva
altresì possibile una leggera increspatura delle appena percettibili onde del lago, che lo trasformavano in un minuscolo quanto incantevole
mare.
Il silenzio innaturale che copriva quel luogo, rendeva magico l'intero ambiente. Le nefandezze del momento sembravano non intaccare minimamente
l incantesimo di quel posto. Non ebbi ancora modo di riavermi dallo sconcerto del fascino di quell'ambiente, quando si presentò alla mia vista
una giovane fanciulla. Stranamente, mi richiamava alla memoria una mia antica compagna. Per un lungo istante mi sembrò di rivivere il passato.
Una serie infinita di emozioni, sentimenti e ricordi m investì tutta insieme. Pareva che il destino m avesse concesso una nuova possibilità.
Forse avrei potuto rivivere ciò che anni prima mi fu brutalmente sottratto dalla stessa volontà superiore che alla stessa brusca maniera
stavolta dava l'impressione di voler rimediare alla precedente tragedia. Ma qualunque fosse lo scopo di quell'incontro, la certezza che la mia
esistenza stesse forse per prendere una direzione completamente opposta da quella che fin allora m era dato conoscere già mi rendeva diverso.
Oltre a questa sensazione, ciò che mi lasciò da subito perplesso fu quel suo fresco aroma che rispecchiava attendibilmente quella che avrei
scoperto in seguito essere la sua vera natura: una personalità posata ma smagliante, nonché eminente ma flessuosa come la sua figura. Il suo
volto pallido contrastava inverosimilmente con la sua liscia capigliatura bruna, sciolta lungo le spalle e ornata da un variopinto cespo
floreale. Fui immediatamente colpito da quello sguardo assente e spento, lo stesso che m inteneriva debilitando ogni mia volontà. I suoi occhi
melanconici non riuscivano a distaccarsi dai miei. I nostri sguardi primeggiarono protagonisti assoluti per alcuni interminabili istanti, in
quel palcoscenico naturale, ignorando tutto il resto come se non esistesse. Improvvisamente, ella mi chiese, con voce cristallina e tono
severo, chi fossi e cosa cercassi. Non fui capace di dare una risposta ben precisa; dichiarai soltanto di trovarmi lì per caso e di essermi
perduto. Subito dopo, avanzai l'azzardata richiesta di poter almeno provvisoriamente rimanere. Inaspettatamente, questa mia poco umile
richiesta fu accolta con gioia dalla fanciulla, e senza alcuna obiezione o parola da parte sua. Il suo tacito consenso fu espresso dal giocondo
quanto stupito sorriso improvvisamente apparso sul suo volto; riaccesosi, come mi confessò in seguito, dopo anni di misera tristezza.
L intensa timidezza d entrambi non rese affatto privo di difficoltà il nostro approccio e, in seguito, la nostra coabitazione. Ma col tempo
anche la timidezza iniziò a svanire come le nubi spazzate via dal vorticoso vento del nord. Forse in virtù di tutto ciò il nostro rapporto fu
unico e ineguagliabile! Col tempo avevamo iniziato a vivere incuranti del mondo esterno. Solo ciò che ci circondava e che era alla portata dei
nostri occhi c interessava! Ciò sembrava rendere il nostro rapporto e le nostre vite al di sopra della natura e delle sue stesse regole. L
unica norma che rispettavamo era la nostra: vivere senza moderazione o costrizione e godere del presente, senza più pensare né al passato né al
futuro, come se essi non esistessero più o non fossero mai esistiti. Assorbivamo ogni risorsa che quella esistenza ci forniva generosamente. La
nicchia che c’eravamo costruiti intorno ci compensava rendendo sempre più impenetrabile la nostra estraneità dal mondo. Ciò non solo ci faceva
sognare, ma c'induceva in un tale particolare stato di grazia che ci consentiva di sentirci come novelli Adamo ed Eva nel nostro unico e
personale Eden.
I giorni e i mesi trascorrevano sereni e tranquilli, come mai avevamo avuto modo di sperimentare, facendoci smarrire persino la cognizione
stessa del tempo, come se quell’unica giornata si estendesse all’ infinito. Anche lo spazio rimaneva il medesimo: statico e immutato come il
nostro essere. Sempre più insistentemente ci convincevamo di far parte di quel mondo; ed ogni singolo particolare ci rammentava che realmente ciò che vivevamo
non era un sogno. Ella era affascinata da quella natura: il suo cielo sempre azzurro il suo perpetuo stormire di uccelli, che invidiava con
tutto il suo libero e sfrenato spirito di libertà che il suo cuore ribelle le concedeva, tanto che il suo utopistico sogno fu sempre stato d
essere una rondine, per volare senza mai fermarsi, scrutando il tutto dall’ alto senza mai più toccare terra. I suoi occhi scuri sembravano
brillare e illuminarsi qualora riuscissero ad intravedere anche in lontananza un solo esemplare di quegli invidiati volatili. Dunque, seduti
entrambi in riva al lago, con la schiena accostata a quelle olezzanti conifere, immaginavamo spesso, chiudendo le palpebre, di trasformarci
entrambi in una di quelle rondini; raggiungerle ed errare assieme a loro nell’infinito. Spesso tale magia perdurava fino a quando il sole
morente scompariva dietro quegli erti colli alberati. Quando finalmente la luna si rispecchiava nell’ ormai scuro lastrone d acqua, ci
tuffavamo nel medesimo e nuotavamo fino allo sfinimento, per poi amarci sotto lo sguardo vigile e malizioso del nostro satellite e di quello
invidioso e beffardo delle tenebre, fino a quando queste, cacciate nuovamente dalla calda e luminosa aura solare, scomparivano.
La sua non era un indole particolarmente loquace, ma ogni qualvolta esprimeva ognuno dei suoi profondi pensieri, il suo carisma diventava tale
da far elevare il mio animo con la sola forza di quelle sue leggere parole, al punto da riuscire a farmi innalzare e volare con l
immaginazione. Il riecheggiare sinuoso di esse tra gl’anfratti irraggiungibili della mia anima e quelli nascosti del mio cuore cullava in una
vibrante melodia i miei melanconici pensieri e le mie sofferenti speranze.
In quel mentre avvertivo il vento gorgheggiare sotto soffici nubi, il sole discioglieva microscopiche lacrime di pioggia, insieme alle mie
disillusioni, mentre timidi sprazzi di luce invadevano ogni mio senso pervadendo ogni singolo frammento della mia anima. La sua sensibilità
illuminava quei cupi bagliori di pessimismo che da sempre m invadevano, cedendo all’avanzare di pungenti schegge di rinnovate promesse e
risuscitate aspettazioni, mentre nuove spemi prendevano ad accavallarsi nella mia mente. Quando mi trovavo con lei, il mio cuore era come un
mare in tempesta.
Ma un giorno, al termine d uno di questi suoi mistici istanti, durante un limpido e colorito tramonto, ella confessò che nell’eventualità d una
sua nuova rinascita avrebbe scelto di tornare da me come un angelo che, sottoforma di rondine, m avrebbe seguito e protetto per sempre, finché
non ci saremmo ritrovati definitivamente.
Profeticamente, quella fu la nostra ultima conversazione, poiché nell’attimo immediatamente successivo ella si tuffò, correndo, nel nostro
laghetto, senza mai più farne ritorno. Decisi così di tornare nel vero mondo; quello tanto delusamene lasciato; abbandonando immediatamente e
per sempre quel luogo per me tuttora soprannaturale.
Da quel giorno, spesso, sottovoce ripeto instancabilmente quelle sue incoraggianti parole.
Qualora i miei occhi scorgano una rondine, il pensiero di lei che mi osserva e protegge dall'alto di chissà quale cielo mi rasserena, mentre il
ricordo di quell'eden torna sempre con prepotente nostalgia nel mio cuore, riconducendomi con la mente in quel luogo e in quel tempo,
permettendomi ancora, anche se in maniera breve e illusoria, di sognare nuovamente.
FINE
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