Supermarket
autore: Christian Battiferro
Scusami Anna se ti lascio con questa e-mail ma credimi è la cosa migliore. Leggi tutto e cerca di non giudicarmi. Leggi e basta.
Tutto iniziò con l’acquisto di quel carcinoma all’intestino. Da circa tre settimane ero intenzionato a farlo ma non avendo mai provato una cosa simile mi presi parecchi giorni per rifletterci. Lo stavano pubblicizzando da circa un mese: NUOVO CARCINOMA ALL’INTESTINO ANNI 90 A SOLE 25 EURO! (RIPRISTINO GENETICO INCLUSO).
E’ come andare sulle montagne russe: sali, fai un bel giro in giostra e poi te ne torni a casa felice e contento, come tutti gli altri giorni, ma sempre con la voglia di ritornarci. Credo che tu ne abbia sentito parlare. Io sono un architetto, lo sai, e alla mia età non si dovrebbero cercare emozioni così forti, ma il prodotto è stato messo in commercio per un pubblico compreso tra i 20 e i 60 anni e quindi ho pensato che per un pelo io sarei rientrato in questa categoria e non ci sarebbero stati problemi. Non ci tenevo ad avvertirti, sei la mia ex moglie, so che non faccio più parte della tua vita ma visto che mio padre è morto l’anno scorso sono praticamente solo. Tra noi non è mai finita lo sai. Ci continuiamo a vedere anche se tu stai con quel finocchio francese di nome Dominique che non ha mai capito la differenza tra vino bianco frizzante e lo spumante (scusa ma non lo ho mai sopportato). Lo so che è stata colpa mia alla fin fine se è successo tutto questo, ma non pensavo che portasse a queste conseguenze: sembrava tutto sotto controllo. Ora comunque me ne assumo tutte le responsabilità: è stato un gesto cosciente e deciso…fino alla fine. Circa due settimane fa decisi di provarlo: andai al supermarket sotto casa e in particolare al reparto MALATTIE STORICHE E VIRUS ESOTICI. C’era di tutto dalla malaria al famoso HIV anni 80, dalla peste bubbonica alla febbre tropicale e perfino gli effetti provocati dal morso di un serpente amazzonico o da uno scorpione, tutti belli confezionati nelle apposite confezioni con tanto di foto con modella in fase terminale sotto allo sponsor. L’industria farmaceutica ha ormai consolidato un business da milioni di euro. Vendono il virus o il principio attivo in grado di alterare il DNA fino a uno stadio molto avanzato ma in ogni confezione viene allegato anche l’apposito ricostituente genetico in grado di far regredire la malattia completamente, ripristinando tutte le funzioni fisiologiche e psichiche del cliente. Era come una sorta di doccia di piscio e merda seguita da una di acqua e sapone, scusami il paragone ma non ho resistito a farlo. L’unica avvertenza sta nei tempi limite: MAI SUPERARE DIECI GIORNI SENZA ASSUMERE L’APPOSITO RICOSTITUENTE. La faccenda ormai l’avrai capita da sola: io superai quei dieci giorni! Non so dire esattamente il perché o il perché di tutto. Il male esercita un fascino così viscerale nelle persone che quando non c’è si è disposti a pagarlo. C’è chi inizia con le sigarette per poi passare alle droghe, c’è chi inizia dalle droghe per poi passare alle sigarette, c’è chi inizia col pattinaggio per sbucciarsi le ginocchia e poi passa alle moto da corsa per rompersi l’osso del collo, c’è chi fa sport estremo ma anche chi fa sesso estremo, c’è chi si fa frustare, seviziare, insultare, violentare e c’è chi frusta, sevizia, insulta o violenta ma poi è autolesionista e si spreme l’uccello con cinghie di cuoio o si mette madonnine borchiate in culo. Perché? Cosa spinge le persone a fare questo? Io non so cosa mi spinse a fare quello che ho fatto, ma lo feci e basta. Questo è tutto. All’inizio la malattia non mi diede grandi disturbi, mi lasciava il tempo di svolgere tutte le attività quotidiane normalmente: mangiare, dormire, lavorare ad un progetto, e lo ammetto anche pensare a te. Ti ho sempre amata e non mi vergogno a dirlo, lo so che tu non lo ammetterai mai, non abbiamo figli perché non hai mai ammesso di volerne e ci siamo lasciati perché non hai mai ammesso di amarmi. Il lavoro non mi manca lo sai, anzi, ho lavorato per l’Australia, il Giappone e l’Olanda progettando un ponte, qualche acquedotto e perfino uno tra i più grandi parcheggi sotterranei a Tokio. Sono stato sempre attento al cibo. Ho sempre preferito la cucina italiana in assoluto, anche se devo dire che la carne argentina è squisita, ho sempre amato mangiare e gustare Cabernet e Chianti, ovviamente i risultati si vedono: ho una pancia ingombrante ma credo che sprigioni, assieme al capello brizzolato, un certo sex-appeal ben consono alla mia veneranda età. La mia vita credo non abbia niente di straordinario, a parte qualche successo qua e la, e niente di estremamente tragico, a parte qualche lutto in famiglia. Con il passare di qualche giorno iniziarono i dolori allo stomaco e ad essi si univa di frequente la dissenteria. Non che fosse niente di insopportabile ma il fastidio c’era. Una sera per esempio avevo organizzato una cena di lavoro ma fui costretto a rimandarla per la debolezza: avevo passato tutto il giorno al cesso! A quel punto capii che le cose avrebbero dovuto essere organizzate al contrario cioè dalla malattia agli appuntamenti e non viceversa, tutto quello che potevo fare era dire -Si credo che per domani non ci siano problemi- oppure –Non saprei, devo vedere gl’impegni…forse è meglio che per la settimana prossima ci sentiamo lunedì- o anche –Non posso proprio sostenere una conferenza così lunga adesso, ho un incontro importante tra mezzora…- La vita continuava, ma era la malattia ora a dettarne i ritmi, non più io o il mio agente o la mia segretaria Kitty.
La condizione ebbe un netto peggioramento poi, all’improvviso mi ritrovai a dover sospendere completamente il lavoro. Era il quinto giorno e i dolori erano aumentati: appena mangiavo qualcosa di caldo mi bruciava lo stomaco e dovevo rigurgitare al più presto possibile. Anche quando dovevo andare al bagno mi bruciava tantissimo e le forze iniziavano a venir meno sempre più spesso. Dimenticavo le cose perché la malattia voleva tutte le attenzioni per sé, era il mio corpo che si faceva sentire prepotentemente. Mi venne allora la tentazione di dire basta, di prendere il ricostituente e rimettermi in carreggiata, ma qualcosa mi diceva che l’antidoto non era fuori ma dentro di me. Avevo uno strano presentimento, come di incompiutezza, dovevo terminare qualcosa ma non riuscivo a capire cosa. Quando i crampi venivano io cercavo di distrarmi e di non pensarci, ma ciò non bastava, allora provavo a combatterli, prendevo degli anti doloriferi. La malattia verso l’ottavo giorno iniziò a degenerare e ad arrivare allo stadio terminale. Ero dimagrito dieci chili, non mi reggevo più in piedi e a volte crollavo sul tappeto dopo aver fatto le scale. Non ero più in grado di uscire di casa, arrivavo a mala pena al bagno. Non potevo più mangiare, qualsiasi cosa provassi ad inghiottire mi provocava fitte continue alla pancia. Le medicine contro il dolore non servivano più a nulla, l’assuefazione era forte e le metastasi si stavano espandendo. Fu allora che provai a non combattere quel cancro dentro allo stomaco, a non tamponare il male, fu allora che forse persi l’ultima occasione per prendere il ricostituente. Una notte in preda al delirio lo buttai nel cesso poi scoppiai a ridere e a piangere contemporaneamente come un povero pazzo. Ormai era fatta, mi stavo preparando alla morte, non volevo altro, eppure non mi ero mai sentito così vivo, così me stesso! Accesi la televisione, davano un vecchio film di Peter Grenaway: “Nel ventre dell’architetto” ma mi addormentai prima. Mi risvegliai di scatto, il cuscino era inzuppato di sangue, la tosse emorragica me lo fece espellere ma i crampi allo stomaco mi fecero perdere in parte di nuovo coscienza. Ebbi allora una epifania: vidi un fascio di luce volare sopra la mia testa e provai sollievo. Pensai: “Ora sono io dio, ora ho raggiunto l’onnipresente e non ho più paura”. Tu probabilmente credi sia uscito di senno…ti assicuro: non è così, non si tratta di allucinazioni o pazzia. Non ti ho chiamata, è vero, ma sinceramente non sentivo il bisogno di nessuno, ora non sento più neanche il bisogno di me stesso. In questo momento sto scrivendo le ultime righe di questa pagina e della mia vita. Ho dolori atroci in tutto il corpo, non riesco più ad andare al bagno ma tanto non mangio e non bevo…anche l’acqua mi brucia come acido. La mia casa è vuota ma io nonostante tutto sono felice, sono felice di aver scelto tutto questo e di essermi finalmente purificato. Ora capisco il vero senso della vita: la sofferenza. La tua foto è qui sulla scrivania e la tua immagine mi penetra il cuore lentamente. Non ho più nulla da dire. Forse questo nuovo business salverà l’umanità, forse i supermarket un giorno saranno l’anticamera del paradiso…per adesso io mi sento libero. Addio Anna.
Fine
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