Tonight Tonight
autore: Bruno
"Time is never time at all..."
Mi sveglio così, le parole di Tonight Tonight girano lente nell'abitacolo della macchina, il mio giubbotto di pelle è rovesciato sul sedile accanto, il freddo è talmente intenso che mi occupa ogni parte del corpo e la testa mi gira come se fosse su una giostra. Fuori è ancora buio e i vetri della macchina sono ghiacciati. Fatico a ricordare dove sono, almeno fino a quando vedo un cartellone giallo che mi da il benvenuto al'autogrill Cantagallo. Mi chiudo in sciarpa berretto e giubbotto per arrivare fino alla scalinata e poi al bancone. Ordino un caffè doppio e una lattina di coca. Poco distanti da me un gruppo di ragazzi di ritorno dalla discoteca si stanno raccontando le rispettive avventure sessuali con ragazze stratosferiche conosciute nel locale. Mi bevo il caffè a piccoli sorsi e intanto mi guardo intorno con gli occhi persi e vuoti. La barista avvicina la testa in modo stranamente affabile e mi dice "nottataccia?". Faccio cenno di si con la testa, mentre vado avanti a sorseggiare, mentre continuo a cercare qualcosa su cui fermare lo sguardo e la testa, mentre continuo a sentire le irritanti voci del gruppo di ragazzini. Ringrazio la barista che mi fa un sorriso che non so ricambiare ed esco. Inizio a cercare pezzi di tempo in giro per la memoria, frammenti della sera prima, frammenti del viaggio. C'era la cena in un'osteria appena fuori dal centro. C'era il fiasco di Chianti che andava giù che era un piacere. E poi c'eravamo noi, di nuovo insieme dopo tanti giorni, che parlavamo liberamente , e c'ero io che le prendevo la mano e la facevo ridere e dentro di me pensavo che ormai tutto fosse risolto, che tutto sarebbe tornato come prima.
E poco dopo c'era la strada che lasciava la città ed iniziava a salire in una cantilena di curve e controcurve, mentre le case diventavano sempre più rare e lontane, così come le luci della città e i rumori del sabato sarebbero diventati morbidi suoni della notte. E così, mentre tagliavo quelle curve pensavo che quando la macchina si sarebbe fermata, anche il mondo ed il tempo si sarebbero fermati un pò. E la macchina si era fermata, proprio vicino a quel prato in leggera discesa dove in una sera d'estate ci eravamo rotolati come bambini di cinque anni, ma il tempo e le cose hanno continuato ad andare avanti... "lo sai che ci sono dei problemi tra di noi...vero?!?" Mi aveva detto così... parole precise e nette, che pretendono di dire tutto senza spiegare niente... parole che ti lasciano incapace di reagire...e di dire che ogni angolo di vita è una foresta di problemi e di argomentare una qualsiasi forma di risposta. Più sentivo quelle parole più buttavo la testa lontano, una canzone, un testo, un giro di accordi, il concerto da andare a vedere il giorno dopo con gli amici... Poi, quando tutte le immagini avevano perso ogni forma e quando la notte era troppo inoltrata per essere recuperata, avevo riacceso la macchina ed ero sceso per la stessa collina, la stessa strada e le stesse curve che adesso sembravano completamente diverse da prima, prive di spazio e di vita, prive di poesia. Solo strati di grigio asfalto, cinico cemento sulle passioni umane e nero catrame sugli ultimi sogni a colori. Arrivati sotto il suo portone voleva che mi fossi fermato a dormire. Io credo di non aver detto niente, credo solo di aver salutato e di esser partito, senza voltarmi. Almeno credo.
Fuori dall'autogrill c'è una nebbia solida e immobile. Accanto alla mia Clio c'è parcheggiata un auto con due che si tengono abbracciati. Salgo in macchina e riparto. Che cosa sono adesso? Chi sono adesso? e che problemi c'erano tra di noi? Cosa resta delle cose fatte, delle parole dette, delle promesse, dei progetti... tutto perso, perduto per sempre. Mi guardo nello specchietto retrovisore e scopro che ho una faccia da fare schifo... occhiaie, barba incolta, quattro capelli schiacciati sulla testa dal'umidità e occhi rossi per aver dormito solo una mezz'ora...
L'asfalto scivola sotto di me, le ultime curve stanno finendo e l'A1 sta diventando un lungo e monotono rettilineo. Mancano 3 Km a Modena e la nebbia è diventata più leggera. Penso a lei, a noi. A ogni cosa. Schiaccio un pò il pedale per provare a seminare i ricordi, ma sono più veloci di me e continuano a prendermi e a torturarmi, come se fossi io l'unico colpevole, come se fosse solo colpa mia. Accendo la radio per urlare più forte di loro e non sentirli... "the world is a vampire... sick and destroy"... sono attraversato da un sentimento trasversale che tocca rabbia dolore rancore odio spavento solitudine. Penso a Jack il pazzo e a certi pomeriggi sugli scogli. Diceva che la vita era un viaggio fatto di mille viaggi. Ogni viaggio che finiva dava inizio ad un altro viaggio e la tristezza per il viaggio finito non doveva essere superiore alla gioia per la nuova partenza...
Cerco una cassetta dei Cure che trovo sul sedile posteriore insieme ad una lattina di birra avanzata dalla sera prima. Mi dico che vanno bene entrambe, anche se la birra alle sei e mezza di mattina, con la testa che non si è ancora del tutto ferma, mi sembra un'idea un pò suicida.
Svolto a destra perchè è arrivata la mia uscita e passo cinque minuti di panico perchè non trovo la ricevuta di entrata. Poi, visibilmente sollevato, la tolgo dall'angolo nascosto in cui si era infilata e la consegna alla casellante.
Apro la porta di casa e nel giro di pochi minuti sono sotto una doccia bollente. Non so se sperare di aprire gli occhi e trovarmi nel mio letto il giorno prima di partire. Oppure se svegliarmi nel letto della camera degli ospiti di lei, con le sue mani che mi sfiorano il volto e la sua voce che mi dice che era solo un brutto sogno. Esco di corsa dalla doccia, bagnato e insaponato perchè suona il telefono. E' lei. Mi chiede se ero arrivato, se il viaggio era andato bene, come stavo. Non so se posso parlarle, se posso scaricarle addosso tutti i pensieri che mi hanno attraversato, non so nemmeno se sia logico rispondere. Poi in mezzo al mio silenzio mi ha detto che era stata sorpresa dalla mia non reazione della sera prima, e dice che le avevo facilitato le cose e un sacco di altre cose. Poi la telefonata finisce ed io non ho più voglia di niente. Mi infilo nel letto mezzo asciutto e mezzo insaponato ed accendo il CD che suona Kiss me Kiss me Kiss me dei Cure. Mi addormento con una sensazione di irrealtà che vaga dentro di me e sogno sogni confusi, di Jack il pazzo su una zattera che racconta di gabbiani e di traiettorie sopravento e sottovento.
Suona il telefono e questa è volta è Bilco che mi dice tra mezz'ora è da me e che prima deve passare a prendere Comitato e avrebbe voluto fermarsi un'oretta a Lodi per salutare un paio di amiche, se non era un problema. Guardo l'ora - 3 del pomeriggio - Mi vesto con movimenti rallentati e con la testa ancora sparpagliata tra gli eventi. Cerco il biglietto del concerto, infilo un paio di Jeans e 3 strati di maglie.Il campanello suona ma non ho avuto tempo per niente. Tolgo un paio di confezioni di birra dal frigorifero per affrontare il viaggio. Apro la portiera e trovo Bilco che mi sembra radioso. Mi chiede come è andato il mio sabato fiorentino. Io stappo una lattina e alzo la radio che sta cantando "In Delirio" dei Marlene Kuntz.
- Beh, allora... non mi hai risposto, come è andata - mi chiede.
Stacco la bocca dalla lattina e gli dico - guarda che ti ho già risposto -
E' vero - dice - mi hai già risposto.
Fine
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